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ASSITERMINAL

Cognolato: la riforma dei porti non può essere calata dall’alto

«Retribuzione feriale, occhio anche agli effetti choc sui contratti collettivi»

Tomaso Cognolato, presidente Assiterminal

GENOVA. Non è una contestazione della riforma in sé ma un forte richiamo ai modi sbagliati con cui si vogliono cambiare le regole della portualità, quello sì. Arriva da Assiterminal per bocca  del suo presidente Tomaso Cognolato, referente dei porti nel team tecnico per l’economia del mare di Confindustria coordinato da Mario Zanetti: l’occasione è l’evento dal titolo “Genova e Liguria: Capitali del Mare 2026. Il motore blu della crescita economica e occupazionale”.

Se la premier Meloni ribadisce la centralità strategica delle economie del mare, se il ministro Musumeci sottolinea l’esigenza di un percorso condiviso, resta il fatto – qui Cognolato mette il dito nella piaga – che «tuttavia il percorso avviato sulla riforma della governance portuale non sembra aver seguito fino in fondo questa logica di condivisione». Tradotto: non c’è stato un pieno coinvolgimento dei protagonisti del settore e, a quanto è dato sapere, l’iter alla Ragioneria di Stato non è stato «ancora completato». Risultato: si è determinato «un rallentamento, se non un blocco, di molte iniziative e processi operativi delle Autorità di Sistema Portuale, che si trovano oggi in una fase di attesa e incertezza».

Ben venga l’idea del governo sia di rafforzare il ruolo del sistema portuale sia di renderlo più efficiente e competitivo come pure di dotarlo di una governance più solida: ma proprio per questo – aggiunge Cognolato – è «necessario che il percorso sia costruito e gestito in modo realmente partecipato». Ok alla regia centrale forte, ma anche occorre anche «un impianto che sia condiviso, stabile e immediatamente operativo». Altrimenti la conseguenza è quella che abbiamo sotto gli occhi: «Una condizione di incertezza che rallenta le decisioni e indebolisce l’intero sistema».

Il numero uno di Assiterminal se ne occupa all’interno di un ragionamento più articolato che allarga lo sguardo a quel che ci vorrebbe per  «rafforzare la competitività del sistema portuale italiano, a partire dalla tutela del lavoro e della formazione». Prima di tutto: meno frammentazione. Poi: più chiarezza normativa, Terzo: una governance condivisa. Cognolato mette in fila così quelle che ritiene le priorità fondamentali per il sistema portuale italiano.

Quanto all’esigenza di semplificazione, il presidente di Assiterminal non ci gira intorno: «Oggi, a fronte di 16 Autorità di Sistema Portuale e 58 porti, esistono di fatto 58 modelli regolatori diversi su varie materie, tra cui ad esempio il riferimento di Gnl». Ma la frammentazione rallenta i processi e riduce l’efficienza: non è in ballo una sorta di appiattimento generalizzato né un annullamento delle specificità ma «servono regole chiare, uniformi e non interpretabili»: applicando le norme, senza stiracchiarle in qua o in là.

Di competitività e governance si è detto, ecco che poi la sottolineatura riguarda formazione e lavoro. «Il nostro è un ambito altamente specialistico, in cui il percorso di formazione, inserimento e avvio al lavoro è strutturato e regolato». Cognolato parte da qui per ribadire che «in Italia questo sistema si fonda su un pilastro preciso: il contratto collettivo di settore portuale, «condiviso tra imprese e organizzazioni sindacali, che nel tempo ha garantito equilibrio, stabilità e continuità operativa». Ecco, «fino a pochi mesi fa» c’era sì il fisiologico confronto fra le parti sociali ma si riusciva a negoziare e trovare accordi all’interno di un quadro certo: insomma, «il sistema funzionava». Oggi non è più così.

Cosa è accaduto? Dalla sponda di Assiterminal si parla di «criticità rilevante, come denunciamo ormai da mesi». Nel mirino «alcuni orientamenti sulla retribuzione feriale derivanti da decisioni in ambito europeo recepiti progressivamente anche dalla giurisprudenza italiana». A giudizio di Cognolato stanno producendo «effetti che vanno ben oltre i casi specifici per cui erano stati originariamente pensati». E questo si tradice in un rischio concreto: che «questi indirizzi vengano estesi anche a contesti diversi, andando a incidere su contratti di lavoro strutturati e stabili, come quelli del sistema portuale».

Assiterminal non nega la propria preoccupazione: «Le conseguenze potrebbero essere molto significative, anche in termini economici, con impatti potenziali nell’ordine di centinaia di milioni di euro per il sistema». Già questo è pesante, ma c’è anche un’altra questione di grande rilevanza: viene meno la certezza del diritto. «Se un contratto collettivo, legittimamente sottoscritto tra le parti, – si afferma –  può essere rimesso in discussione ex post, diventa difficile programmare, investire e garantire continuità operativa».

Cognolato a nome di Assiterminal chiede «un intervento di chiarimento: serve una posizione unitaria, sia da parte delle organizzazioni sindacali sia da parte del governo, che ribadisca la validità del contratto e ne tuteli l’impianto». Aggiungendo poi: «Il punto è semplice: o si riconosce pienamente il valore del contratto collettivo sottoscritto, oppure si apre formalmente un percorso per ridefinirlo. Ma non si può lasciare il sistema in una zona grigia di incertezza».

Pubblicato il
21 Aprile 2026

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