Sciopero alla Pierburg: altolà alla vendita senza garanzie per i lavoratori
Rsu e Fiom: bloccare le commesse a chi non rispetta gli impegni

Pierburg stabilimento visto dall’alto
LIVORNO. «Abbiamo notizia che Rheinmetall stia procedendo in maniera autonoma e unilaterale alla vendita degli stabilimenti Pierburg di Lanciano e di Livorno, ignorando completamente il ministero delle imprese e del Made in Italy e gli impegni assunti al tavolo istituzionale». Il sindacato metalmeccanici non ci sta a rimanere con le mani in mano ad assistere da spettatore alla cessione delle fabbriche senza che i lavoratori abbiano nessun tipo di garanzia e adesso proclama un altro sciopero: è in agenda per giovedì 4 giugno per due ore. È anche un modo per lanciare un messaggio a chi compra: non aspettatevi di trovarvi di fronte una forza lavoro rassegnata e poco decisa a lottare, anzi al contrario…
Il sindacato tengono a ribadire un aspetto: «Rheinmetall non è un’azienda in crisi: è un colosso della difesa che genera miliardi di euro di utili, anche grazie a commesse del governo italiano finanziate con denaro pubblico. Eppure sceglie di cedere i propri stabilimenti italiani del settore civile/ automotive a un fondo che i sindacati tedeschi definiscono esplicitamente speculativo».
Lo sciopero è previsto con queste modalità: primo turno e giornaliero incrociano le braccia dalle 10 alle 12 con presidio e assemblea davanti allo stabilimento; nei turni successivi sono previste due ore di sciopero a fine turno. A firmare la mobilitazione sono la rappresentanza sindacale di fabbrica (rsu) e la Fiom-Cgil livornese (che nelle recenti elezioni sindacali nello stabilimento di via Salvatore Orlando ha fatto l’en plein conquistando tre posti su tre).
«Si stanno consumando in queste ore – viene sottolineato da Rsu e Fiom – i passaggi di una vertenza che rischia di trasformarsi in un caso senza precedenti nel panorama delle relazioni industriali del nostro Paese». Il riferimento è al fatto che dalla sponda sindacale si avvertino segnali che il gruppo tedesco abbia intenzione di fare da sé «in maniera autonoma e unilaterale», dribblando il ministero. «È un comportamento che riteniamo inaccettabile e gravissimo», viene sottolineato: «Non si tratta di una formalità: disattendere un tavolo istituzionale convocato dal Governo significa calpestare le istituzioni, le lavoratrici e i lavoratori e le loro rappresentanze».
Rsu e Fiom vogliono fare del presidio del 4 giugno «un momento di unità e visibilità: vogliamo che la città, le istituzioni a tutti i livelli e l’opinione pubblica siano informate di quanto sta accadendo, Rheinmetall non può agire nell’ombra».
Al governo vengono presentate da sindacato e lavoratori queste richieste:
- convocare urgentemente Rheinmetall al tavolo del ministero delle imprese e del Made in Italy («con un rappresentante dotato di reale mandato negoziale»);
- bloccare «qualsiasi iter di vendita senza preventiva discussione nel tavolo istituzionale»;
- garantire alle lavoratrici e ai lavoratori italiani «le stesse tutele occupazionali previste in Germania»;
- vincolare le commesse pubbliche affidate a Rheinmetall al «rispetto degli impegni assunti in sede istituzionale».
L’ultima sottolineatura è proprio per questo: fermare «l’erogazione di risorse pubbliche a chi delocalizza, vende e ignora le organizzazioni sindacali e le istituzioni».











