«Hormuz, altolà a qualunque ipotesi di pedaggio» (e cautela sulla pace)
Messina: anziché l’euro-follia Ets, si pensi a navi col nucleare nel motore

La relazione del presidente Stefano Messina all’assemblea annuale di Assarmatori, l’organizzazione di categoria degli armatori nella galassia di Confcommercio
ROMA. Ben venga l’accordo fra Stati Uniti e Iran, ma occhio a farsi troppi film sotto il segno di quel che speriamo: «La notizia è chiaramente positiva, tuttavia in questi mesi gli annunci di un’interruzione del conflitto o comunque di una tregua sono stati diversi e purtroppo non sono mai seguiti i fatti». Parole e musica di Stefano Messina, presidente di Assarmatori, nella sua relazione al meeting annuale dell’associazione, a Roma al Grand Hotel Parco dei Principi, dinanzi a una platea di settecento addetti ai lavori fra esponenti della comunità marittimo-portuale, dell’imprenditoria, della politica e della tecnostruttura amministrativa.
Il motivo di questa cautela è presto detto: «Il trasporto via mare – questa l’argomentazione di Messina – ha bisogno di certezze per poter operare in sicurezza: le navi rimaste bloccate nel Golfo Persico proveranno a uscirne non appena possibile, ma un ritorno alla normalità nello stretto di Hormuz non sarà immediato, serviranno diversi giorni per capire se questa volta si potrà tornare davvero a navigare con le necessarie garanzie, in primis a tutela degli equipaggi».
Dunque, la prudenza è d’obbligo «nell’attesa di conoscere i dettagli dell’accordo». Ma c’è una cosa chiara fin da adesso: «Rifuggiamo qualsiasi ipotesi di un pedaggio per attraversare lo Stretto: sarebbe contrario al principio della libertà di navigazione». Senza né “se” né “ma”: punto e basta.
Non è l’unica questione che ha visto il numero uno di Assarmatori andare dritto per dritto e rompere ogni attendismo. Del resto, l’evento porta un titolo abbastanza ambizioso: “Istruzioni per non navigare nel buio”. Ecco che Messina lo butta lì senza giri di parole: le strategie di decarbonizzazione del trasporto marittimo decise a Bruxelles sono un harakiri. Eppure a suo giudizio, l’alternativa c’è: il ricorso alla propulsione nucleare è una strada «davvero percorribile per azzerare davvero le emissioni».
È su quest’aspetto che il leader degli armatori della galassia Confcommercio orienta la prua contro l’Europa: «Sembra vivere fuori dalla realtà, continua a irrigidire le norme come se fosse ignara del contesto geopolitico e non fosse al contrario chiamata ad aumentare la competitività delle imprese europee anziché affossarle». Aggiungendo poi: ma come possono le imprese europee a vincere la competizione globale se Bruxelles si inchioda «dentro a una logica esclusivamente regolatoria decisa dai tecnocrati». L’esempio dei «danni generati all’industria dell’auto sono evidenti», per il trasporto via mare il presidente di Assarmatori chiede in modo piuttosto esplicito e diretto «una revisione coraggiosa del sistema Ets per tutelare i tre segmenti più esposti:
- i collegamenti con le isole («vanno esclusi da questo regime»),
- le “autostrade del mare”,
- il trasbordo di container.
Di fronte a un «contesto internazionale così difficile e frammentato», l’Italia e l’Europa restano a galla proprio «grazie al trasporto marittimo e alla sua straordinaria capacità di adeguarsi ai grandi sconvolgimenti in poco tempo e in modo efficiente». È una «straordinaria leva economica» – sottolinea Messina – «non è possibile permettere che venga minata da assurde decisioni assunte a Bruxelles senza la minima traccia di un confronto democratico». Di più: non è accettabile che poi a Roma «i fondi generati da questa tassazione vengano dispersi in mille rivoli, anziché essere destinati proprio al trasporto marittimo per investimenti legati alla decarbonizzazione, come prevede la stessa euro-direttiva». E ancora: non è sensato che «vengano decisi vincoli geografici per il rinnovo delle flotte ispirati a un protezionismo fuori dalla realtà, dal mercato e da qualsiasi logica commerciale».

Stefano Messina, presidente di Assarmatori
Una relazione al curaro, tutta fiele anti-Bruxelles? In realtà, non c’è solo questo nell’intervento dalla tribuna del meeting dell’organizzazione di categoria degli armatori: a maggior ragione in una fase in cui è in discussione in Parlamento la legge delega sul nucleare: tornando a indicare i propulsori del futuro, Messina indica che c’è il nucleare di quarta generazione al centro di «numerosi progetti pilota legati al comparto marittimo». A cominciare dai cosiddetti “small modular reactors” che, secondo quanto viene affermato, attestano «la fattibilità tecnica e i benefici in termini di decarbonizzazione».
Messina segnala che l’impiego di reattori nucleari a bordo delle navi ha «indubbi vantaggi anche dal punto di vista logistico». Perché? «Elimina la necessità di disporre di una catena logistica dedicata alle diverse tipologie di combustibili alternativi, che dovrebbero essere capillarmente distribuite nei vari Paesi per garantire la disponibilità del carburante nelle aree operative delle navi».
Sotto i riflettori dell’assemblea dell’associazione armatoriale è finita anche la questione del lavoro: a tal riguardo c’è una sottolineatura che fossa lo sguardo sull’occupazione italiana: «Il costo del lavoro marittimo rappresenta una delle principali voci di spesa per le imprese armatoriali e incide in misura significativa sulla competitività delle nostre imprese. Perciò Messina torna a insistere su una (vecchia) richiesta: il ripristino della decontribuzione per i marittimi impiegati nei collegamenti di corto raggio. Vale la pena di sottolineare, a giudizio del presidente, che si tratta di lavoratori «tutti italiani» e, d’altro canto, questi servizi sono «in molti casi l’unico e indispensabile strumento di mobilità per le popolazioni insulari e per la continuità territoriale del Paese».
Al confronto sono intervenuti esponenti del governo come i ministri Adolfo Urso (imprese e made in Italy) e Giuseppe Valditara (istruzione), come il viceministro Edoardo Rixi (infrastrutture), oltre all’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, capo di stato maggiore della Marina Militare; ad essi si aggiungono i videomessaggi di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, e di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’ambiente. In agenda anche una intervista al presidente di Assoporti Roberto Petri e una tavola rotonda che ha visto protagonisti gli armatori Mariaceleste Lauro, Achille Onorato e Vincenzo Romeo, amministratori delegati l’una del gruppo Lauro, il secondo di Moby e il terzo di Nova Marine Carriers.











