Ora i capitali strizzano l’occhio alle start-up: più 82% in 12 mesi
Meno tentativi ma più strutturati: oltre 640 milioni in 83 operazioni

Report di StartupItalia, l’andamento su scala internazionale

Report di StartupItalia le percentuali di capitali raccolti nei vari settori
CAGLIARI. Nella prima metà di quest’anno le startup italiane hanno raccolto complessivamente 643,4 milioni di euro attraverso 83 operazioni. Meglio di quanto accaduto nello stesso periodo dello scorso anno, anzi assai meglio: una impennata dell’82% in appena dodici mesi, se è vero che nel primo semestre del 2025 gli investimenti si erano fermati a 353,4 milioni di euro. Con un tris di sottolineatura che vale la pena di fare:
- si conferma la vitalità del “venture capital” italiano;
- emerge una trasformazione strutturale del mercato, visto che «diminuisce il numero dei round (meno 16,2%) e aumenta la loro dimensione media».
- ne consegue il «segnale di una crescente concentrazione delle risorse sulle realtà più promettenti e scalabili».
L’identikit dei round per la raccolta di finanziamenti ne indica la taglia: quelli al di sotto del milione di euro rappresentano oggi «solo il 18,1% del totale», grossomodo lo stesso (19,3%) per le operazioni nella fascia più alta, quella sopra i dieci milioni. In realtà, il grosso – quasi due casi su tre (62,7%) – sta nella fascia fra uno e dieci milioni. Quanto basta per far ipotizzare che, dietro queste cifre, spunti la fisionomia di «un ecosistema sempre più orientato alla crescita delle “scale-up”», cioè la fase 2, successiva allo stadio di start-up che poi si espande e si consolida.
Queste sono alcuni dei tasselli del mosaico che a Cagliari, in occasione di “Sios26 Summer”, sono stati messi in luce nel “Report Investimenti” firmato da StartupItalia: con la luce dei riflettori puntati – è stato ribadito – «sui grandi cambiamenti che stanno trasformando l’economia dell’innovazione, dall’intelligenza artificiale alle nuove dinamiche del “venture capital”». I promotori di questa iniziativa fra capitale e innovazione hanno a cuore un elemento: questo non è soltanto un evento di settore che guarda alla galassia delle startup. È qualcosa di più complessivo: un «momento di lettura e interpretazione delle trasformazioni che stanno ridefinendo il sistema dell’innovazione italiano». Come dire: l’occasione di avere a disposizione «un osservatorio privilegiato per leggere l’evoluzione dell’ecosistema italiano in una fase di profonda accelerazione tecnologica» ma anche con un dossier d’analisi che, secondo quanto sottolineato dai promotori, «racconta un mercato più maturo, selettivo e orientato alla crescita».
Ad esempio, è stato messo in risalto che questo primo semestre è stato contrassegnato da alcuni “round” di «particolare rilievo»: non è affatto casuale ogni riferimento a
- Rent2Cash (con 100 milioni di euro),
- WeRoad (con 49,95 milioni),
- Smartness (con 47 milioni),
- Lexroom (con 43 milioni),
- Niulix (con 38 milioni).
Illustrando i contenuti del report viene indicato che «se il capitale si concentra, anche l’innovazione trova nuovi “driver” di sviluppo». Occhi puntati, inutile dirlo, sull’intelligenza artificiale cje si conferma «il principale motore della nuova fase del “venture capital” italiano: le startup che sviluppano software “B2B” potenziati dall’intelligenza artificiale «rappresentano il 24,1% di tutte le operazioni concluse nel semestre». A seguire troviamo: deeptech (9,6%), medtech e fintech (8,4% ciascuno), cybersecurity (6%) e cleantech e robotica (4,8%).
E se guardiamo alla geografia dei capitali? Manco a dirlo, la Lombardia svetta e si conferma in testa a questi fenomeno: qui «si concentra circa il 61,2% dei capitali raccolti (393,5 milioni di euro)». La seguono il Lazio («con il 20,2% trainato dal maxi-round di Rent2Cash). Ancor più distanziate le altre regioni: al terzo posto il Trentino-Alto Adige (con 7,7%). Già dalla quarta posizione in giù non si arriva neanche al 3% del totale su scala nazionale: in Emilia-Romagna siamo al 2,6%, nel Friuli-Venezia Giulia al 2,3% e in Puglia al 2,2%. La Toscana?

Simone Pepino amministratore delegato di Pull the Rabbit
Così il commento messo nero su bianco da Simone Pepino, amministratore delegato di Pull the Rabbit: «Il “venture capital” italiano sta vivendo una fase di trasformazione in linea con i principali mercati internazionali: meno dispersione, round più consistenti e maggiore concentrazione sugli investimenti tecnologici. L’intelligenza artificiale è il principale motore di questo cambiamento, influenzando modelli di business e strategie di investimento. L’Italia ha competenze e startup per giocare un ruolo importante, ma per crescere servono un mercato delle exit più solido, nuovi capitali privati e una maggiore integrazione tra innovazione, industria e finanza».
Questa la dichiarazione che arriva da Chiara Trombetta, direttrice media & events di Pull The Rabbit: «L’Italia sta dimostrando di saper attrarre sempre più attenzione e capitali internazionali. La crescita dell’82% degli investimenti nel primo semestre del 2026 non è soltanto un risultato numerico, ma il segnale di una maggiore fiducia nelle nostre startup e nella qualità dell’innovazione che il Paese è in grado di esprimere. La vera sfida, però, resta quella delle “exit”: continuiamo a vedere crescere gli investimenti, ma abbiamo ancora bisogno di più storie capaci di completare il percorso e diventare campioni globali. La maturità di un ecosistema si misura proprio qui: nella capacità di trasformare l’interesse degli investitori in aziende che generano valore, attraggono acquisizioni strategiche e competono sui mercati internazionali».











