Dai sindacati l’altolà alle istituzioni: non firmate l’accordo bis sulla pelle dei lavoratori
Sciopero di 24 ore con presidio davanti alla Regione Toscana

Ingresso Liberty Magona
PIOMBINO (Livorno). Sul tavolo ci sono tutte le premesse e le promesse perché il polo siderurgico piombinese risorga a nuova vita con un doppio passaggio: da Jsw a Metinvest e da Liberty Magona a Trasteel. Ma le premesse e le promesse non possono essere messe in tavola per la cena, e i sindacati metalmeccanici hanno deciso che è ora di smetterla con i rinvii, gli slittamenti e le proroghe. Risultato: mercoledì 24 è previsto uno sciopero di 24 ore indetto dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil con presidio dei lavoratori di Jsw, Piombino Logistics e Gsi a Firenze davanti alla sede della Regione Toscana.

Il cuore del polo siderurgico di Piombino
A quasi un mese dall’iniziativa pubblica in agenda a fine maggio e da un round di assemblee, i sindacati tornano ad alzare la voce: restano le preoccupazioni, «anzi la situazione è ancora più esplosiva». Anche perché èp dal 9 giugno che le segreterie nazionali delle organizzazioni dei metalmeccanici hanno fatto una richiesta di convocazione di un confronto che metta faccia a faccia «sia Jsw che Metinvest per fare chiarezza sulla situazione attuale». Con quale esito? «Finora inascoltato», dicono amaramente i tre sindacati.
METINVEST. Le organizzazioni dei lavoratori non ci girano intorno: il progetto Metinvest ha «ritardi evidenti» e l’attuale crono-programma («inserito nell’accordo di programma siglato lo scorso 10 luglio») è «già totalmente disatteso». Per metterla giù dura: «Non bastano annunci di futuri finanziamenti, che sono comunque in grave ritardo, per tranquillizzare i lavoratori e le organizzazioni sindacali».
I sindacati hanno chiesto che l’accordo di programma sia messo in pratica concretamente e «venga convocato urgentemente il comitato esecutivo» così come «venga nominato il commissario straordinario»: eppure «ad oggi – è il commento desolato – è solo il sindacato a pretendere il rispetto di un accordo siglato dai soggetti pubblici».
JSW. Su questo versante la situazione è «addirittura più preoccupante»: parola delle tre sigle dei metalmeccanici». A cominciare dal fatto che, secondo informazioni ufficiose arrivate all’orecchio dei sindacati, è in arrivo una convocazione al ministero delle imprese e del Made in Italy per un aggiornamento relativo a un testo che, stando alle indiscrezioni, non conterrebbe «la clausola di salvaguardia occupazionale per tutti i lavoratori».
I sindacati dicono chiaro e tondo che, se così fosse, le istituzioni (comunali, regionali e nazionali) starebbero «per compiere il delitto perfetto». Al sindaco di Piombino, al presidente della Regione Toscana e al presidente dell’Autorità Portuale (a quest’ultimo «ricordiamo che stiamo ancora attendendo la sua convocazione») così come ai rappresentanti del ministero viene chiesto di «non siglare nessun nuovo accordi di programma che non contenga la clausola di salvaguardia». Del resto, è quanto prevede l’articolo 14 dell’accordo del luglio 2018, quello ancora in vigore.
«I lavoratori hanno rispettato gli accordi siglati e pretendiamo lo facciano anche le istituzioni», afferma in modo perentorio la presa di posizione di parte sindacale. Aggiungendo poi: «Dopo anni in cui il vecchio accordo di programma è stato considerato troppo debole e privo di vincoli e garanzie, davvero qualche soggetto pubblico è disponibile a siglare un nuovo testo senza la garanzia occupazionale, permettendo licenziamenti solo per entrare magari in possesso di qualche pezzo di terreno?».
Fim, Fiom e Uilm mandano un messaggio esplicito alle istituzioni: è un invito a ragionare e «soprattutto a non siglare ulteriori accordi che siano distruttivi per Piombino: non firmate accordi sulle spalle e sulla vita di migliaia di famiglie altrimenti non sarà il gruppo indiano il responsabile, ma lo sarà chi apporrà la propria firma permettendo migliaia di licenziamenti dopo avere parlato per anni di diversificazione, di decarbonizzazione, di acciaio green, di bonifiche, di formazione e di tutte quelle belle parole di cui vi siete fatti belli in questi oltre 12 anni di vertenza».
C’è anche un ulteriore (doppio) aspetto da sottolineare: la prima metà riguarda il destino di Piombino Logistics. Ai sindacati risulta che nel nuovo accordo «non verrà concesso il “conto terzi” alla Piombino Logistics che l’amministratore delegato Vinay Tiwari e il presidente Marco Carrai hanno dichiarato indispensabile per il futuro di quella società». Ne consegue che il nuovo accordo di programma potrebbe «segnare la fine di questa realtà».
E la seconda metà? Ha a che vedere con Gsi. «Sembra che nel nuovo accordo di programma non si faccia riferimento alla Gsi che più volte ci hanno dichiarato stia andando fuori mercato essendo costretti ad importare il semiprodotto»: avvertono i sindacati metalmeccanici. Di nuovo, la conseguenza del nuovo accordo: potrebbe «segnare la fine anche di questa società e dei suoi lavoratori».
Dal quartier generale delle organizzazioni dei lavoratori si mette l’accento sul fatto che «dal 2018 ad oggi il gruppo indiano ha fermato il treno barre (Tmp), il treno vergella (Tve), ha praticamente distrutto il treno rotaie (Tpp) che oggi marcia con un solo motore e con gravi problemi quotidiani impiantistici e di sicurezza che da un momento all’altro potrebbero segnare la fine dell’unico impianto che produce rotaie in Italia». Uno scenario assai complicato, i sindacati ne parlano per chiedere ai lavoratori di «avere la forza di fermarsi se valutano che ci siano problemi di sicurezza: non si può rischiare la propria incolumità». L’invito è ad «avvisare la Rsu e i coordinatori».
A tal proposito, vale la pena di specificare che l’amministratore delegato Vinay Tiwari giorni fa ha dichiarato che una volta siglato l’accordo di programma «serviranno oltre due anni e mezzo per l’eventuale rinnovamento dell’impianto» ed è «preoccupato che l’attuale impianto possa resistere per tutto questo tempo».
La proprietà indiana ha smentito voci di interesse di altri gruppi? I sindacai chiedono che sia semmai il governo a verificare se «esistono soggetti, magari italiani, che siano interessati al business delle rotaie e comunque di valutare la partecipazione pubblica per tutelare un prodotto strategico come le rotaie». Non è un dettaglio minore, e va fatto «prima di siglare un accordo di programma che potrebbe essere per il gruppo indiano lo strumento per fare ulteriore speculazione sulle spalle dei lavoratori e del territorio».











