Le imprese estere investono in Toscana: 12 miliardi negli ultimi 6 anni
Benvenute multinazionali, l’alleanza fra Regione e Confindustria

Da sinistra: Paolo Ruggeri, coordinatore della commissione multinazionali di Confindustria Toscana; Barbara Cimmino, vicepresidente nazionale di Confindustria per l’internazionalizzazione;Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana
ROMA. Le firme a piè di pagina sono quelle del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, quella della vicepresidente di Confindustria Barbara Cimmino che si occupa di export e attrazione di investimenti e quella del coordinatore della commissione multinazionali di Confindustria Toscana, Paolo Ruggeri: segnano il patto fra Regione Toscana e Confindustria (a livello nazionale e regionale). L’alleanza nasce con uno scopo preciso: «Promuovere, rafforzare e favorire la presenza e il radicamento di attività a capitale estero in Toscana», com’è stato detto presentando l’iniziativa. Una realtà che già mette in vetrina numeri tutt’altro che trascurabili: Giani parla di 303 investimenti, in totale 12,4 miliardi di euro nel periodo dal 2019 allo scorso anno.
Un dossier dell’Irpet pubblicato nel maggio dello scorso anno indica che, guardando alle realtà in cui più del 25% delle quote è in mano a soggetti esteri, si è arrivati a “fotografare” come operante in Toscana (a fine 2023) «un campione di 1.391 imprese appartenenti a 969 gruppi multinazionali diversi». Se è vero che la metà delle partecipazioni estere riguarda aziende collocate in Lombardia, la Toscana ha in mano una “fetta” del 4,4% degli investimenti esteri e risulta fra le prime sei.
Sarà pure un gruppo «numericamente limitato» ma, parola di Irper, hanno «un ruolo economicamente rilevante nel sistema produttivo locale, almeno in termini occupazionali, dando lavoro a 90.175 addetti, il 7,7% di quelli totali». È da ricordare che, in particolare, in provincia di Firenze è il doppio.
Nella fattispecie: ad esempio, in provincia di Livorno le 68 aziende con “targa” straniera sono in 36 casi formato micro, in sei si tratta di piccole ditte, undici sono medie imprese e 15 sono grandi complessi. Per dirne un’altra: in provincia di Pisa le 120 realtà economiche con partecipazione di capitale straniero includono 65 micro-ditte, 26 piccole aziende, 21 medie imprese e otto grandi soggetti.

La firma si è concretizzata nel contesto del meeting annuale del Gruppo Tecnico Confindustria Imprese Estere, organizzato in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.
Oltre alla missione principale di cui si è detto, l’accordo – è stato messo in evidenza – punta a «diffondere e potenziare a livello locale» la conoscenza del ruolo e le potenzialità che hanno le imprese estere tanto come forza economica quanto, in una visione più larga, per i programmi di sostenibilità ambientale, economia circolare e welfare. Secondo quanto riferito da fonti regionali, è stata anche sottolineata la volontà di «promuovere lo scambio di esperienze tra Regioni e istituzioni nazionali (migliori procedure amministrative e autorizzative, accordi di mantenimento e consolidamento delle attività, proposte legislative, fiscali e promozionali)».
Detto per sommi capi, sta qui il senso dell’intesa che disegna anche i compiti dell’advisory board di Invest in Tuscany: stiamo parlando del comitato consultivo regionale che si occupa di «favorire il confronto e la risposta istituzionale alle esigenze delle imprese estere o di rilevanza nazionale presenti o che intendono investire in Toscana». A ciò si aggiunga che, in base a tale accordo, l’Istituto regionale di programmazione economica (Irpet) e il Centro Studi di Confindustria Toscana realizzeranno report per aprire gli occhi sulle dinamiche delle imprese estere e di quelle di grandi dimensioni. A partire, è stato ribadito, dai legami con le piccole medie imprese nelle singole filiere produttive, dalla misura degli indotti. E poi: i segnali preventivi di criticità, i fabbisogni di formazione, l’innovazione, i servizi alle imprese, i vantaggi derivanti dall’interazione tra le realtà locali e le catene di valore globali.
Queste le parole del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: «Siamo state una delle prime regioni in Italia a creare nel 2010 un ufficio dedicato, Invest in Tuscany, e a delineare una strategia regionale per il mantenimento e l’attrazione di investimenti italiani ed esteri. I numeri ci hanno dato ragione: abbiamo raggiunto il quinto posto a livello nazionale con 303 investimenti per un valore complessivo di 12,4 miliardi di euro nel periodo 2019-2025». Aggiungendo poi: «Si tratta di realtà che non generano solo valore economico diretto, ma aiutano ad accelerare i processi di innovazione e promuovono la diffusione di competenze e tecnologie alle imprese locali, favorendo anche l’attivazione di collaborazioni che coinvolgono il tessuto imprenditoriale locale, università, centri di ricerca e soggetti aggregatori. Oltre a potenziare la collaborazione, con il rinnovo del protocollo – ha affermato – puntiamo a dar vita a nuove misure di sostegno, anche alla luce delle risorse provenienti dai fondi europei».
Così il commento di Paolo Ruggeri, coordinatore della commissione multinazionali di Confindustria Toscana: «Il rinnovo di questo protocollo conferma il valore di una collaborazione che ha dato nel tempo concretezza e continuità al rapporto tra istituzioni e impresa: oggi si rafforza adattandosi all’evoluzione del contesto economico e alle nuove esigenze degli investitori internazionali. È un’intesa resa possibile da un dialogo istituzionale costante e da una solida collaborazione, fondata sulla condivisione di competenze, sulla complementarità delle rispettive esperienze e su una visione comune dello sviluppo». A giudizio di Ruggeri, è proprio questa sinergia – rimarca – che «ha permesso di consolidare la capacità della nostra regione di attrarre e accompagnare investimenti di qualità. Le imprese a capitale estero sono una risorsa strategica per la crescita e la competitività del territorio. Il loro contributo non si misura soltanto negli investimenti che realizzano, ma anche nella capacità di generare innovazione, valorizzare le filiere produttive e creare nuove opportunità per i territori, facendo emergere un potenziale di sviluppo ancora ampio».











