Trieste, l’oleodotto cresce: nei primi sei mesi il secondo miglior risultato di sempre
La società: non è solo questione di volumi ma anche di flessibilità

Alessandro Gorla, amministratore delegato di Siot
TRIESTE. È un periodo in cui per il porto di Trieste non c’è molto di che esultare: il dato complessivo del 2025 dice che rinfuse secche e general cargo sono giù di oltre sette punti percentuali, i crocieristi perdono il 15% e i passeggeri dei traghetti il 67% mentre il tonnellaggio delle merci in container lascia per strada il 23% (in teu il 19% in meno ma i contenitori pieni crescono di cinque punti). Insomma, sembra cavarsela benino solo il traffico ro-ro: oltre 7 punti in più i mezzi, quasi 11 punti di aumento le tonnellate. Qualcosa del genere ma con numeri meno pesanti vale, secondo quanto riferisce la testata online “Adria Ports”, anche per la prima metà di quest’anno.
Dunque, merita attenzione il fatto che semmai le cifre del traffico petrolifero indichino un andamento con il segno “più”. «In media ogni 21 ore una petroliera attracca al Terminale Marino di Trieste: scarica il greggio che da qui, attraverso l’oleodotto Tal, raggiunge le raffinerie di Austria, Germania e Repubblica Ceca». A dirlo è una nota della società di gestione dell’infrastruttura dell’oleodotto, la Siot, spiegando che il flusso «nei primi sei mesi del 2026 è cresciuto, nonostante le tensioni internazionali attorno allo Stretto di Hormuz». Lo dicono le cifre: al 30 giugno il terminale ha registrato «20,24 milioni di tonnellate di greggio sbarcate, il 5,75% in più rispetto allo stesso periodo del 2025». Di più: questo è «il secondo miglior dato di sempre dal 2018». In aumento anche il numero delle navi approdate: sono state 208, dieci in più rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno.
Alessandro Gorla, amministratore delegato di Siot, parla di «risultato che conferma il ruolo di Trieste come punto di accesso strategico per l’approvvigionamento di materie prime del Centro Europa». Tutto questo ha a che fare anche con «il potenziamento della capacità dell’oleodotto completato con il progetto “Tal Plus”, che ha rafforzato la nostra capacità di trasporto verso la Repubblica Ceca riducendone la dipendenza da altre fonti di approvvigionamento». Lo ripete spiegando che «non è solo un dato di volume: è la dimostrazione che un’infrastruttura pensata per adattarsi resta affidabile anche quando lo scenario internazionale cambia rapidamente».
Lo si capisce – viene fatto rilevare dalla società dell’oleodotto – tenendo presente che «a garantire questa tenuta è la capacità del sistema di gestire greggi con caratteristiche molto diverse tra loro: dall’avvio delle attività Tal ha movimentato complessivamente 272 qualità di petrolio greggio, calibrando ogni volta approvvigionamento, programmazione e trasporto sulle esigenze specifiche delle raffinerie collegate».
Vedi alla voce: flessibilità. È qualcosa che, come viene messo in evidenza, «si riflette anche nella provenienza del greggio movimentato nel 2026, articolata su 18 Paesi diversi». Tra questi spiccano Kazakistan (32,2%), Libia (19,6%) e Azerbaijan (11,8%), seguiti da un gruppo consistente di Paesi africani, mediorientali e nordamericani, che «compongono nel complesso un mix di approvvigionamento ampio e diversificato», secondo quanto reso noto da Siot.

L’oleodotto Tal nella zona di Felbertauern











