«Abbassate le armi, alzate i salari»: la protesta nei porti e nelle città
Anche a Livorno il corteo per dire altolà al riarmo e al caro-vita

Sciopero organizzato dall’Usb il 30 ottobre: una veduta dall’alto di un pezzo del corteo a Livorno in via Grande
LIVORNO. «Abbassate le armi, alzate i salari». Potrebbe essere questo, detto in estrema sintesi, la frase che meglio riassume il segno di una mobilitazione pacifica e colorata che a Livorno ha visto scende in piazza migliaia e migliaia di operai, studenti e prof, giovanissimi e genitori ma anche pensionati, vigili del fuoco così come tifosi della curva nell’iniziativa di lotta.
Livorno è stata una delle piazze-clou di questa mobilitazione: forse è esagerata la stima di un milione di persone in piazza nei vari cortei previsti in molte città del Bel Paese, ma certo si è andati ben oltre la dimensione di «alcune migliaia di manifestanti in tutta Italia» di cui si è sentito parlare nei tg.
Si sono incrociati i due filoni della protesta: da un lato, l’agitazione dei portuali in oltre cento porti nel mondo contro l’utilizzo delle banchine per far viaggiare le armi che scatenano le guerre; dall’altro, la mobilitazione sociale che ha coinvolto una lunga lista di città in ogni regione per schierarsi contro le logiche del riarmo e e dire che il boom della spesa militare si sta divorando la spesa sociale. Il tutto insieme a due sottolineature particolari: per un verso, le tante bandiere palestinesi hanno richiamato la solidarietà con la popolazione di Gaza martoriate dalle bombe del premier israeliano Netanyahu; d’altro canto, la protesta per il caro-vita con l’inflazione che torna a mangiare il potere d’acquisto dei salari.
A Livorno la giornata è cominciata presto: non ha ancora albeggiato quando lavoratori portuali, giovani e cittadini che aderiscono all’appello dell’Usb va a nord dell’abitato di Livorno per presidiare uno snodo importante dell’accesso alla zona portuale. Tre ore più tardi, l’appuntamento in piazza Cavour per radunare una folla che si inoltrerà per le strade del centro, a cominciare dall’asse di via Grande, fino a raggiungere il Palazzo del Governo, sede della prefettura. Fra vessilli e striscioni (compresa anche qualche bandiera partigiana con il tricolore e la stella al centro), la partecipazione di Potere al Popolo e Gruppo autonomo portuali, di Scuola di Carta e Ex Caserma Occupata, di Cobas e Asia Usb, solo per citarne alcuni.

Una moltitudine di vessilli, bandiere e striscioni nel corteo della manifestazione promossa da Usb a Livorno il 30 ottobre 2026
Livorno è stata un tassello rilevante nella geografia della mobilitazione guidata dal sindacato extraconfederale, e non solo per via dell’alta partecipazione. Livorno già in passato aveva dato segno di esser particolarmente sensibile alla mobilitazione per fermare la strage di bambini a Gaza e aveva visto azioni di lotta per fermare lo sbarco di materiale bellico: più recentemente prima la Sumud Flottila ha disturbato in acqua le manovre di una nave che si riteneva trasportasse apparecchiature militari, poi i lavoratori portuali sulle banchine si erano rifiutati di partecipare alle operazioni di scarico.
Non è tutto: che gli organizzatori abbiano puntato le loro carte non solo sulle grandi città ma anche su Livorno lo attesta il fatto che a Livorno ha partecipato alla protesta Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi, duramente critica contro il comportamento del governo israeliano, divenuta simbolo della lotta pro-Gaza. «La gente, qui come in altre parti d’Europa, – queste le parole di Albanese – sta facendo pressioni sui governi perché interrompano il trasferimento di armi a Israele. I portuali hanno chiamato a raccolta la cittadinanza. Quando sono in Italia cerco di dare il mio contributo, stavolta lo faccio qui a Livorno: i portuali livornesi fanno un lavoro straordinario, già da prima del genocidio».
Questa giornata di mobilitazione ha avuto il baricentro organizzativo nel sindacalismo di base di marca Usb: è del tutto evidente che la partecipazione è andata ben al di là del perimetro della sinistra radicale. Nel frattempo, il centrosinistra tradizionale sembra avvilupparsi in un dibattito sulle primarie tanto suicida quanto astruso (oltretutto lasciando senza iniziativa alcuna la piazza che invece sembra più che intenzionata a far sentire le proprie ragioni).
Resta da capire ora quale sarà il dopodomani di questa piazza datata 30 ottobre: se cioè la sinistra tradizionale, Cgil in testa, si ritireranno dal campo delle iniziative di lotta lasciando al sindacalismo di base la guida della lotta o no. Le “primarie”, diciamo così, si fanno su questo terreno di gioco anziché nei post su Instagram, nelle ospitate ai talk tv o sulla crocetta da fare su una scheda (chissà quando, forse e se).











