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Delrio adesso si confronta con i 15 della riforma Lupi

Una serie di incontri sulle ipotesi dei distretti logistici e degli accorpamenti – L’andamento dei traffici containers dei principali scali italiani negli ultimi sei anni e le quote di mercato

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GENOVA – Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio si sarebbe messo d’impegno per presentare la “sua” riforma dei porti entro poche settimane, rimandandone poi il varo – come abbiamo più volte scritto – a settembre. E nei giorni scorsi ha riaperto le consultazioni anche con il “comitato dei 15” che aveva elaborato a sua volta la proposta di riforma Lupi, prima del terremoto al ministero. Le consultazioni stanno riguardando in particolare la proposta di “governance” del comparto portuale, dove si oscilla tra le simil-Spa dei “distretti” logistici all’alternativa di un accentramento al ministero stesso, con in caduta verticale dell’ipotesi di una nuova Agenzia nazionale dei porti.
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Alla base di tutto c’è un’analisi molto realistica dei traffici containers sui porti italiani e delle prospettive della loro crescita. Circola in questi giorni una tabella (che appare in prima pagina e che segue con i giri) relativa ai traffici negli ultimi cinque anni. Più che i dati relativi ai singoli porti – dove si vede che in sostanza tra i grandi scali containers solo Livorno e Napoli hanno registrato piccoli cali ma anche che i maggiori incrementi di Genova e La Spezia non sono certo travolgenti – l’interesse del governo si sarebbe focalizzato sul fatto che il totale della movimentazione dei containers nel 2014 ha superato di poco i 6,3 milioni contro i 5,1 milioni di sei anni prima. Vero che il periodo in esame è quella della più drammatica crisi internazionale degli ultimi trent’anni; e che nel primo quadrimestre di quest’anno un po’ tutti i principali porti hanno ripreso a crescere nel comparto. Ma è anche vero – e qui il governo sta cercando di trovare gli elementi per articolare sul piano concreto la riforma della 84/94 – che tutte le proiezioni per i prossimi dieci anni parlano di una offerta dei porti nazionali (almeno sulla base dei progetti e delle relative richieste di finanziamento) nettamente superiore alle più ottimistiche previsioni di crescita dei traffici.

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Studiare le tabelle di questo servizio può aiutare dunque anche a capire quelle che sarebbero le priorità di accorpamento dei vari porti secondo gli studi elaborati a Roma; ma anche può aiutare a capire dov’è (o dove sono) il tallone d’Achille dei porti sul comparto dei containers. Dall’analisi delle quote di mercato, per esempio, si conferma l’anomalia livornese, che unico tra i grandi porti (è stato a lungo, nei decenni precedenti, il primo porto italiano del settore) ha perso in continuum dal 2009 al 2014 mentre l’unico porto con un continuo aumento risulta Genova (anche La Spezia oscilla, sia pure con significativi totali). Nel totale dei 6,399 milioni di containers movimentati dai porti italiani nel 2014 infine, il “sistema” dell’Alto Tirreno (ultima tabella) ne ha fatto propri 4,135 milioni, la metà dei quali (52,5%) in quota Genova.
Vero che i porti non vivono di soli containers; e anzi ci sono traffici altrettanto significativi (ro/ro in particolare) da considerare negli investimenti e nelle prospettive. Ma le cifre non sono opinioni. E in tempi di riforma dei porti sono d’appiglio alle scelte; specie se aiutano a convincere su opinioni già maturate.

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Pubblicato il
23 Maggio 2015

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