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Ma è produttivo scatenarsi contro le barche?

GENOVA – Bisogna dirlo, una volta per tutte, con brutale chiarezza: la caccia all’evasore fiscale, che è legittima e doverosa in ogni paese civile, sta però provocando sul mare e sull’economia nautica italiana più danni economici che risultati positivi per l’erario.

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Almeno a sentire i principali cantieri e la loro associazione di settore, l’Ucina, in questi tempi da considerare ormai vigilia del prossimo Salone Nautico di Genova. La presa di posizione di “Assomarinas” qui sopra è significativa per quello che riguarda i porti turistici e i servizi che erogano o vorrebbero erogare: e a soffrire sono sempre di più brokers del turismo nautico, cantieri di costruzioni nautiche e di riflesso tutto quel mondo – dagli accessoristi ai produttori di motori marini – che è legato allo sviluppo della nautica. Poche settimane fa il clamoroso sequestro dello yacht noleggiato da Briatore ha portato a quantificare la perdita indotta da simili eventi intorno al miliardo di euro per l’economia marittima nazionale. C’è chi ha risposto che si tratterebbe di una cifra esagerata. La realtà però non va ignorata: e la realtà è che buona parte dei grandi yachts a noleggio sono migrati velocemente verso altri paesi europei – e non verso il Terzo Mondo – dove la politica fiscale nei confronti delle barche è fatta in modo diverso: Francia e Spagna in primo luogo. Dopo aver fatto tanto, anche con apposite leggi per la cantieristica e il leasing, per riportare gli yachts sotto il tricolore dalle bandiere straniere o “l’ombra”, ci avviciniamo al salone nautico del cinquantenario con la Finanza scatenata. E viene da chiedersi se è davvero il modo migliore per difendere l’economia nazionale. C’è chi ne dubita anche nei ranghi del governo.

A.F.

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Pubblicato il
28 Agosto 2010
Ultima modifica
23 Settembre 2010 - ora: 18:13

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