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Venezia, via al primo round sulla road map “verso l’inferno”

Gian Enzo Duci

VENEZIA – Blue economy, il futuro della città-porto e della sua laguna. Questo il titolo emblematico di un seminario che si è svolto due giorni fa a Venezia con il quale l’Associazione agenti marittimi del Veneto, ASSOAGENTI VENETO, intende richiamare l’attenzione su un tema, quello del destino di Venezia e del suo porto, sul quale la prima “NON assemblea” di Federagenti programmata per il 4 dicembre prossimo a Roma, accenderà i riflettori della politica e dell’economia nazionale.

La motivazione degli operatori veneziani è palese: generare una vera e propria escalation anche mediatica finalizzata a e evidenziare i rischi e i pericoli che incombono non solo su Venezia, ma anche sull’intero Adriatico e i suoi porti se nel silenzio si consumerà la scelta più aberrante: quella di decretare la morte, per mancanza di scelte e strategie, del più prestigioso porto-emporio del mondo.

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“Lunedì pomeriggio a Venezia – ha affermato Alessandro Santi, presidente di ASSOAGENTI VENETO – abbiamo cercato di marcare il territorio, richiamando una volta di più cosa significano le attività portuali per Venezia, città ogni giorno di più esposta alle conseguenze letali di un turismo di massa e di uno spopolamento in costante accelerazione: è stato rimarcato ancora una volta come, da sempre, porto e laguna sono interagenti e compatibili. A Roma, insieme con il presidente di Federagenti, Gian Enzo Duci, a economisti e operatori di altri porti adriatici ma anche il Comitato per il lavoro e pro-Tav di Torino, vogliamo spiegare la road map verso la desertificazione che si materializzerà in tempi incredibilmente brevi e conseguenze devastanti per tutta l’economia nazionale con la scomparsa di Venezia dalla mappa della portualità mondiale. Ma specialmente vogliamo alzare l’asticella sul tema di un Paese che non può rinunciare al suo futuro”.

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Pubblicato il
28 Novembre 2018

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