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Darsena Europa: ma l’economia la giustifica?

LIVORNO – Dal nostro apprezzato lettore ed esperto di valenza internazionale sulle tematiche logistiche, riceviamo:

Caro direttore, innanzitutto auguri di Buon anno. Seguo sempre con grande attenzione, sia per il mio ruolo istituzionale che per interessi professionali, il dibattito concernente il progetto “Piattaforma Europa” su cui, come sa, nutro molti dubbi. Probabilmente avrà avuto modo di leggere il mio studio la cui sintesi è stata pubblicata da “Il Secolo XIX” recentemente. Rimango della mia convinzione, ovvero che ad oggi, al di la dei discorsi qualitativi, che lascio ai “filosofi” od agli “edonisti” della logistica (la maggior parte dei nostri colleghi), nessuno è riuscito con i semplici strumenti della matematica, o della sola aritmetica, a convincermi sul ritorno economico dell’iniziativa e della sussistenza di sufficienti “economics” che ne giustifichino la realizzazione. Sono dell’idea che con 6,5 mil di TEUs + 3,5 mil. di transhipment rispetto ad una capacità installata di circa 20 mil. di TEUs siamo già abbondantemente sovradimensionati, soprattutto nel quadrante Nord-Ovest Tirrenico (7 Terminals nel raggio di 350 Km.), mentre il traffico ro/ro-pax cresce ad una cifra con prezzi unitari calanti e maggiori frequenze frutto, soprattutto, dell’estemporanea competizione tra i due maggiori vettori che connettono la Sardegna. Ovviamente pronto ad essere smentito da Lei quando lo desidera.

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Augurandole ancora un 2020 di salute e successo, le invio i miei più cordiali saluti.

Fabrizio Vettosi

Caro Vettosi, premetto che al giornale che nasce a Livorno e che da oltre cinquant’anni si occupa “anche” di Livorno in chiave almeno nazionale, la prospettiva di una grande darsena contenitori che non sia più condizionata a un “budello” d’accesso come la Darsena Toscana ci appare non solo opportuna ma necessaria, anche perché, come giustamente osserva lei, il porto è in affanno per i traffici ro/ro che troverebbero sfogo e soluzione in una Darsena Toscana finalmente libera dai contenitori. Come lei sa bene – la seguo nelle sue uscite di analisi sui traffici non solo sul giornale genovese – i ro/ro e ro/pax non sono un fenomeno temporaneo perché gli armatori si scannano sulla Sardegna: è lo stesso concetto della logistica marittima che li spinge e li spingerà anche in  futuro. Per il resto, concordo che sette terminal containers nell’arco di 350 km di costa tirrenica sono tanti, probabilmente troppi. Ma credo che proprio per questo dovranno essere altri parametri che non solo quelli del conto dei TEUs a dare vittorie e sconfitte: ovvero collegamenti veloci su ferro e su gomma, aree retroportuali aperte, interazioni con il cargo aereo, città che non soffochino ma che facilitino, vocazioni e cultura. Mi fermo: le ricordo – e lei lo sa bene – che Livorno è stato per decenni il primo porto italiano con il Nord America per i contenitori – i primi arrivarono qui – quando a Genova e La Spezia ancora non li conoscevano. Come posizione geografica, siamo ancora meglio messi rispetto al Mar Ligure alto e sui collegamenti ferro e strada stiamo progredendo meglio di loro. Facciamo un taglio sulle promesse dei politici? Facciamolo. Ma se la Darsena Europa si farà davvero, non credo che sarà un’altra cattedrale nel deserto. Le navi hanno l’elica, ama dire Gianluigi Aponte (che guardacaso s’è installato in Darsena Toscana: secondo lei perché?) e vanno dove c’è più efficienza, velocità, economia. Le miglia contano, ma i giochi, come lei c’insegna, sono come il tempo. Non si fermano mai.

Grazie del suo interesse e molti cordiali saluti.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
11 Gennaio 2020

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