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Crociere di domani: è il tramonto delle giga-navi?

LIVORNO – L’allarme sta circolando un po’ su tutti i grandi cantieri che si sono da tempo specializzati sulle maxi-navi da crociera: le unità gigantesche, che solo l’anno scorso venivano ipotizzate – e in alcuni casi ordinate – con capienze fino a 10 mila turisti, stanno confermandosi vittime predestinate dell’epidemia Covid. Ovvero: tenere sotto stretto ed efficace controllo sanitario quelle che in tutti i sensi sono città galleggianti, con a bordo 15 mila persone (equipaggi compresi) diventa non solo costoso, ma anche velleitario. Fincantieri, che ha anch’essa i suoi progetti mega, sta già lavorando ai tavoli progettuali e non solo su navi più piccole, decisamente meno capienti. E le segnalazioni che grandi e grandissime unità non già recenti sono state avviate al disarmo confermano il trend.

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Del resto, anche il gradimento dei crocieristi si molto affievolito sui mastodonti: che offrono incredibili spazi, giochi passatempi senza limiti, servizi di ogni tipo: ma assomigliano troppo alle città che chi va in crociera cerca di dimenticare per almeno qualche giorno. La vignetta qui sopra, ripresa da un giornale francese dell’anno scorso, è significativo: affacciato su una fiancata che sembra un grattacielo, lontanissimo dal mare, il malinconico turista si dice che ormai manca a bordo solo la metropolitana, poi è come essere in città.

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Non tutto il male, ricordano i vecchi proverbi, viene per nuocere. Stava diventando anche prima del Covid difficile – e spesso caotico, con reazioni negative delle stesse città visitate – il flusso dalle grandi navi alle città dove centinaia di pullman scaricavano migliaia di turisti alla volta. Turismo di massa? Qualcuno già parlava di sciami di cavallette, che se anche portavano soldi al commercio locale creavano poi problemi di tutti i tipi specialmente nei tranquilli bordi delle città d’arte. Per gli armatori e i brocker le economie di scala certo rendevano e rendono. Ma come ha dimostrato proprio in questi giorni il ripensamento della crociera in Grecia di una delle primarie compagnie mondiali, la paura del Covid ancora prevale. E mettere insieme migliaia e migliaia di turismi diventa un rischio. Il caso di Venezia, dove le grandi navi sono ferocemente osteggiate da parte della popolazione – che pure vive di turismo – è anch’esso emblematico.

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Cambierà il mondo delle crociere dopo l’epidemia mondiale? A parte le scelte tecniche, progettuali e dimensionali delle compagnie di navigazione, andranno esaminati anche i riflessi su quei porti che si erano strutturati pesantemente – con altrettanto pesanti impegni economici – per grandi stazioni marittime e relativi servizi. Barcellona è un esempio, ma anche in Italia sono sorte e ancora stanno sorgendo grandi stazioni marittime strutturate proprio per le maxi-navi. Gli investimenti sono colossali: si pensi solo alla Porto 2000 di Livorno (per la gestione e la ristrutturazione) della quale il gruppo vincitore della gara si è impegnato a spendere cento milioni di euro. Per ora la Porto 2000 si sta salvando con i traghetti, passeggeri e ro/ro: ma per il gruppo che ha vinto la gara è ancora un bagno di sangue, che fa riflettere.

A.F.

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Pubblicato il
29 Agosto 2020
Ultima modifica
31 Agosto 2020 - ora: 13:43

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