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Tra i primi 50 porti containers solo Valencia nel Mediterraneo

In forte crescita i primi nella classifica, i cinesi, mentre gli scali del Nord Europa si sono difesi con lievi perdite – Spariti tutti gli italiani e non fa sperare la riforma della riforma

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LONDRA – La classifica dei primi cinquanta porti containers del mondo, aggiornata agli ultimi dati del 2012 non è certo lusinghiera per l’Italia né per il Mediterraneo: il primo porto che vi appare è sotto metà classifica (vedi tabella) ed è lo scalo spagnolo di Valencia, che cresce. Poi il vuoto assoluto, salvo il porto turco di Ambarli a fine classifica, con la crescita esponenziale – malgrado la crisi dei traffici – degli scali del Far East ma anche del nord Europa: con Rotterdam che tiene la 11ª posizione assoluta, seguito da Hamburg che è 14º e dal porto belga di Antwerp che lo segue a ruota. Mentre i porti europei si sono difesi, con solo qualche lieve perdita almeno tra i primi, si registra un forte aumento per il primo in classifica generale, Shanghai (quasi un milione di teu in più) e anche per il secondo, Singapore (1,5 milioni di teu in più) mentre ha perso qualcosa il terzo, Hong Kong. In crescita anche Jebel Ali di Dubai e leggermente Los Angeles, primo porto Usa.
La classifica si ferma a 2,5 milioni di teu/anno ed esclude dunque tutti i porti italiani, compresi quelli di transhipment.
[hidepost]Ripetiamo che si tratta dei dati definitivi del 2012, ma nel 2013 almeno per quanto riguarda i porti italiani non ci sono state variazioni trascendentali, salvo la crescita di La Spezia e di Genova, però sempre al di sotto dei fatidici 2,5 milioni di teu.
E alla luce degli elementi del commercio internazionale ma anche delle strutture dei porti italiani è difficile ipotizzare un “miracolo italiano” per il 2014. Anche perché la tanto attesa legge di riforma dei porti, che faticosamente si è riaffacciata in parlamento (per essere subito strapazzata dalle categorie operative, a partire da Assoporti) non sembra assolutamente in grado di far fare al sistema quel salto di qualità (in infrastrutture, costi e snellimento delle procedure) che da anni si chiedono invano.

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Pubblicato il
28 Settembre 2013

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