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La rivoluzione portuale di Lupi: otto Autorità in mano a managers

Tutte le altre saranno cooptate e alcune delle funzioni passeranno alle Regioni – Un consiglio di amministrazione di distretto al posto dei comitati – Autonomia finanziaria più ampia

ROMA – Questa volta non sono solo chiacchiere: ovvero, la sfida alla riforma dei porti è lanciata. E chi aveva pensato che l’intervento del ministro Maurizio Lupi all’assemblea di Assoporti a ottobre fosse poco più d’una battuta, si dovrà ricredere. Perché Lupi la “sua” riforma dei porti adesso l’ha messa per scritto e l’ha inviata ai presidenti delle commissioni Trasporti alla Camera ed al Senato per l’avvio dell’iter.
Sembra che Lupi sia deciso a bruciare i tempi, addirittura con un decreto legge. Ovviamente starà poi al parlamento, prima nelle commissioni e poi in aula, dare l’OK definitivo od affossare la riforma Lupi: e motivi del contendere ce ne saranno parecchi, perché rispetto alla bozza di “riformina” che faticosamente le commissioni parlamentari stanno portando avanti le proposte del ministro sono rivoluzionarie.
[hidepost]Si parte dalla concentrazione delle Autorità portuali – oggi per unanime riconoscimento troppe e motivate solo da esigenze partitiche di campanile – in otto distretti logistici: alto Tirreno, medio Tirreno, basso Tirreno, alto Adriatico, medio Adriatico, basso Adriatico-Ionio, Sicilia e Sardegna. Con un’unica Autorità per ogni distretto – e qui arriva il difficile – che deriverà dagli accorpamenti di quelle resistenti. Il ministro non ha indicato come avverranno questi accorpamenti (un caso per tutti, indicato anche da Il Soler-24 Ore: Livorno va con l’alto Tirreno, ovvero Savona, Genova e La Spezia o con il medio, cioè Carrara, Piombino e Civitavecchia?).
Dall’accorpamento e semplificazione le otto super-Authority assorbiranno funzioni e risorse umane mentre alcune funzioni saranno demandate alle Regioni. Le Autorità portuali diventeranno titolari dei piani di logistica di territorio e di distretto. Saranno cancellati i comitati portuali, sostituiti da una commissione consultiva ristretta. L’Autorità avrà maggiori poteri sia per il presidente che per un vero e proprio consiglio di amministrazione. Il demanio marittimo di distretto sarà gestito dall’Autorità portuale e non più (sembra di capire) anche dall’Autorità marittima. Saranno obbligatori “sportelli unici” di distretto per accelerare i tempi delle operazioni. Ci sarà anche un’autonomia finanziaria, ben oltre i limiti (ridicoli) dei 90 milioni annui stabiliti dall’ultimo ritocco alla 84/94.
E adesso, si scateni pure l’inferno. Perché sulla bozza Lupi stanno già sparando, da destra e sinistra – con poche eccezioni – a palle incatenate.
A.F.

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Pubblicato il
22 Gennaio 2014

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