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Calvario (sciocco?) del piano regolatore del porto labronico

LIVORNO – Il nuovo piano regolatore del porto labronico, atteso da mezzo secolo e finalmente all’approvazione del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, non sembra aver terminato il suo calvario.
[hidepost]Per l’ok del supremo organo nazionale dei lavori pubblici dovremo probabilmente aspettare fino alla fine di marzo. Ma nel frattempo la burocrazia regionale ha voluto la sua parte. E sembra ormai certo che nel varare a sua volta la pianificazione del porto secondo la normativa che da spazio anche alla Regione (il famoso o famigerato art. 5 sotto tiro in questi giorni dal segretario del Pd Renzi) da Firenze sia stato imposto un vincolo che ha fatto rizzare i capelli in testa a chi opera sulle banchine: non si dovranno superare i 20 metri di altezza per le opere nell’area demaniale, siano essi capannoni, depositi o altro. Un vincolo – ribadito anche nella pubblicazione sull’albo regionale – motivato da poco comprensibili valori di salvaguardia ambientale, come se il panorama di gru, magazzini, silos e altri manufatti fosse assimilabile dal punto di vista ambientale a un paesaggio agreste o a quello di una città storica.
Secondo fonti vicine all’Autorità portuale, ci sarebbe stati tentativi, da parte dei tecnici della stessa Authority, per convincere i colleghi della Regione a vedere le cose in chiave realistica. Senza però alcun risultato. Così il nuovo piano regolatore del porto di Livorno rischia di nascere sotto questi aspetti; monco e limitativo più del vecchio, visto che con quello ancora oggi in vigore sono stati realizzati magazzini, depositi e persino due silos assai più alti.
Sul non secondario dettaglio dei limiti alle altezze non sarà l’Autorità portuale a doversela vedere con la Regione per la decisione ufficiale: la materia è infatti a sua volta di competenza anche e specialmente del Comune, al quale finirà a breve la patata bollente. Salvo interventi correttivi di quello stesso presidente della Regione Toscana che non più tardi di pochi mesi fa accusava la burocrazia livornese di porto, Comune e altre istituzioni locali di non essere abbastanza veloce e realistica nelle scelte. La famosa pagliuzza nell’occhio altrui rispetto alla trave nel proprio?
A.F.

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Pubblicato il
29 Gennaio 2014

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