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La riforma? Sembra quasi una riformina

Maurizio Lupi

ROMA – La brutta impressione – e spero davvero di sbagliarmi – è che alla fine la scelta sia stata di non scegliere. Ovvero: tra le infinite giravolte della bozza di riforma portuale “incagliata” da tempo al Senato – ne ha scritto sul nostro ultimo numero il senatore Filippi che la sostiene – e i tagli con l’accetta proposti dal ministro Lupi, il consiglio dei ministri sembra essersi accontentato di dare un pizzicotto di rinnovamento, attento a non far male a (quasi) nessuno.
Spero davvero di sbagliare, anche perché al momento di andare in stampa quello che si è detto ufficialmente del consiglio dei ministri due giorni fa stride con quello che si è raccontato nei corridoi. Dove circolano più che altro pissi-pissi-bao-bao sulla riforma interna al ministero delle Infrastrutture, con l’accorpamento delle due direzioni generali della navigazione che però non ha ancora visto la scelta di un direttore unico (se ne parla ormai da mesi).
[hidepost]Renzi aveva promesso riforme in tempi ultrarapidi, aveva promesso “rottamazioni” e “asfaltature”, aveva promesso sculacciate epocali alla grande burocrazia, aveva promesso…: ma almeno fino ad oggi la montagna ha partorito il topolino.
Notizie ufficiali e gossip: la riforma della 84/94 così come è stata proposta all’esecutivo, genererà in particolare la nascita dei distretti logistici, con un accorpamento in sistemi delle Autorità portuali (ma dai 6 iniziali proposti da Lupi siamo già attivati ai 12 “giustificati” dalla pianificazione Ue). Sembra anche approvata la proposta di accorpare al governo la nomina dei presidenti delle Autorità portuali, cancellando una volta per tutte il balletto tra infiniti passaggi locali, comprese le terne dei micro-comuni inseriti nelle aree di competenza delle Authorities. Un Vulnus ai principi della democrazia? Non scherziamo: un minimo di semplificazione e di velocizzazione dei passaggi decisionali, con tutto il rispetto (se lo merita) del Capitolo V della Costituzione.
Restano da capire molte cose, anche perché è abitudine tutta italiana di inserire in un proposto Corpus legislativo tanti piccoli Addendum che spesso c’entrano come cavolo a merenda e snaturano il provvedimento stesso. Quindi, come dicono a Napoli, stiamocenne accuorti. E speriamo bene, perché al momento non sembra ci siano da fare salti di gioia.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
14 Giugno 2014

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