Burosauri vil razza dannata…

LIVORNO – Forse sta diventando ingiusta la rabbia di imprenditori, operatori e studiosi, contro “le stanze ovattate dei Ministeri dove si scrivono le norme di legge, quella foresta pietrificata della iper-burocrazia italiana” (ha scritto così nei giorni scorsi un commentatore di uno dei principali quotidiani nazionali). Perché anche tra i burocrati dei Ministeri c’è certo chi vorrebbe semplificare e velocizzare. Qualcuno lo conosciamo (e lo abbiamo conosciuto in passato) anche noi.

Il problema è che nel nostro beneamato Paese chi governa – o prova a governare – ha sempre avuto la riserva mentale della sfiducia negli italiani: tutti considerati maestri nell’eludere le leggi, maghi nel fregare sulle tasse, giocolieri nello scovare cavilli pur di non essere in regola con le norme che non convengono loro. Diceva Giulio Andreotti: in Italia “le leggi si applicano per gli avversari e si interpretano per gli amici”. Anche ai tempi del Fascio, quando si diceva che il Dux tutto poteva, Mussolini commentava: “governare gli italiani non è difficile: è impossibile”.

La tempesta del Covid-19 ha dimostrato che non è vero: gli italiani sanno anche responsabilmente obbedire. Sarà stata la paura di morire, sarà stata la rassegnazione, sarà stata la consapevolezza di mettere a rischio oltre se stessi anche i propri cari. Però siamo stati tutti “stoppinati” a casa e continuiamo a girare con le mascherine e i guanti.

Morale: se ci fanno capire l’utilità e il buon senso delle norme, sappiamo obbedire. Sappiamo anche isolare chi sgarra, a volte anche a rischio la nostra stessa incolumità. Ma se lo Stato è il primo a non aver fiducia in noi, come si fa ad avere noi fiducia in uno Stato burocrate fino (a volte) alla stupidità suicida?

Antonio Fulvi

 

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