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Il rosso il nero e la speranza

LIVORNO – Proviamo, per un momento, a dimenticare gli orrori della guerra fratricida in Ucraina, i rischi di un conflitto più allargato, le chance di chi va predicando di volere la pace ma soffia sul fuoco. Forse è proprio vero che la storia è fatta a corsi e ricorsi, come ci insegnavano al liceo: e il dramma di Mariupol, con tutti che straparlano e pochi si muovono a cominciare dall’ONU, richiama alla mente la famosa frase di Tito Livio sulla guerra contro Cartagine (“Storie”):

Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata.

Guerra, Covid, economia che zoppica, giovani che vedono nero il proprio futuro, risse di pollaio sulle fonti energetiche, governo italiano permanentemente in stato di pre-crisi.

Non è un quadro che spinga all’ottimismo. Eppure dobbiamo provarci.

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Sempre in riferimento alla storia, abbiamo imparato che dopo le grandi crisi maturano le grandi riprese: perché c’è il colpo di reni di quella che in definitiva è una umanità che non si arrende. La seconda Guerra Mondiale ci ha messo tutti a terra, ma ne è seguito il miracolo economico. In Vietnam dopo i massacri e la ferocia è subentrato un paese che oggi fa affari con gli ex avversari, cresce economicamente ed è avviato ad una almeno relativa prosperità. Mi fermo con gli esempi: ma guardando intorno si vede che la crisi attuale sta “ripulendo” un’economia che per alcuni aspetti era drogata, mette in luce l’iniziativa di giovani che hanno lo spirito vero, potenzia l’armamento internazionale che non mette fieno in cascina ma investe in nuove navi, più prestazionali e specialmente più ecologiche. Sta nascendo una nuova consapevolezza, in Italia, sul quanto sia inadeguata la sua burocrazia: non tanto per gli uomini, che spesso sono più che preparati, quanto per eleggi vecchie, astruse, in contraddizione tra loro, capaci solo di minacciare chi osa mettere un timbro o mandare avanti una pratica. Ci diceva un presidente di AdSP che

per investire sul proprio porto cifrette come soli 20 mila euro, è costretto a fare una variazione di bilancio, che comporta mesi di passaggi burocratici.

Sulle responsabilità penali sono già stati fiumi di parole, da quando Ducci scrisse che

per fare il presidente di una AdSP “occorre la vocazione al martirio”.

E via così: la storia delle perforazioni vietate, degli otto anni di pratiche per fare sei mesi di lavori, dei processi che durano lustri eccetera, sono storie quotidiane.

Tutto questo sta finalmente entrando nella coscienza di chi governa.

*

Possiamo sperare?

È questo il nodo, il grande nodo.

Abbiamo una classe politica dove non mancano i cervelli e anche i coglioni – nel senso della forza per decidere – ma dove non mancano nemmeno le mezze cartucce: e dove la paura di non finire la legislatura e perdere la ricca pensione da parlamentare condiziona scelte e impegni. Occorre far capire che una vera democrazia – dicono i più saggi – non può tollerare venti o trenta partiti e partitini spesso meno numerosi di un condominio: nei paesi seri esiste una maggioranza e un’opposizione, granitiche e compatte.

Non lo voglio buttare in politica: ma se questa dannata guerra e questa stradannata pandemia potranno darci una mano a cambiare, benvenute.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
27 Aprile 2022
Ultima modifica
28 Aprile 2022 - ora: 12:27

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