Aumenta (di poco) il numero di navi, cala (di poco) la dimensione
Cosa c’è dietro la superficie dei numeri dell’Avvisatore Marittimo

La torre dell’Avviatoe Marittimo all’ingresso del Porto Mediceo a Livorno
LIVORNO. Nei primi quattro mesi di quest’anno sono arrivate nel porto di Livorno dieci navi in più rispetto al medesimo periodo di dodici mesi prima. Non sarà una crescita travolgente ma il segno “più” vuol dire qualcosa: una crescita quasi zero, e comunque una crescita “più di zero”. Cioè: 1.745 da Capodanno a tutto aprile quest’anno, erano state 1.735 nel primo quadrimestre dell’anno passato.
Questi non sono che alcune cifre messe nero su bianco nel report dell’ Avvisatore Marittimo del porto di Livorno: sono i numeri registrati dagli addetti del servizio della famiglia Moniga, quella della torre blu all’ingresso del Porto Mediceo. Dati incontrovertibili perché da lassù si conta il passaggio di nave per nave, tene d’occhio tutto quanto accade nell’entrata e nell’uscire dal porto di Livorno. Diversamente dalle statistiche della Autorità di Sistema Portuale, qui non si guarda a teu e tonnellate bensì al numero di navi.
Ma dietro quel segno “più” c’è anche qualcosa che non lascia soltanto un sorriso ottimista. Proviamo a spiegarlo, ben sapendo che è ancora presto per trarne una (doppia) regola generale.
Il primo aspetto riguarda la dimensione media delle navi: si inverte la tendenza all’aumento che nel nome del gigantismo aveva contraddistinto fin qui le statistiche sui traffici nel porto di Livorno. Basti dire che lo scorso anno nel primo quadrimestre la stazza lorda standard di ciascuna nave arrivava a 51.400 tonnellate mentre quest’anno è attorno a 51mila tonnellate, almeno per quanto riguarda le navi portacontainer. Poco, ma pur sempre un segnale: resta da capire se imputabile a un capriccio del destino o se invece il porto di Livorno ha raggiunto il limite di quel che può fare nelle condizioni date, cioè stanti le attuali strozzature che ne limitano il pescaggio massimo ammissibile e le dimensioni della nave in lunghezza e soprattutto in larghezza. Ammesso che non si tratti di semplice casualità, sarebbe uno svegliarino che ingiunge di metter mano a qualche rimedio per evitare che “la Darsena Europa che un bel dì vedrem ci trovi tutti morti”, secondo la caustica battuta di un operatore del settore.
Il secondo elemento è una sottocategoria, vedi sotto l’ombrello dei “ro-ro”: nel traffico contenitori, quello relativo ai feeder che redistribuiscono i contenitori entro un raggio non più transcontinentale. Ecco, qui il numero delle navi più piccolo ed è diminuito: ed è un dato abbastanza importante perché la distribuzione nei porti “minori” dei grandi traffici che arrivano sugli hub (Gioia Tauro, etc) avviene anche e specialmente con i ro/ro.

L’interno della postazione dell’Avvisatore Marittimo

Questi i dati resi noti dall’Avvisatore Marittimo del porto di Livorno, servizio a cura della famiglia Moniga. L’Avvisatore rende pubblico anche il servizio meteo con la pagina www.livorno.meteo.it
Resta da capire se e quanto con i risultati del primo quadrimestre del 2026 abbia avuto a che fare il clima di guerra nel Golfo Persico e la paralisi nello stretto di Hormuz: potrebbe aver avuto riflessi anche per Livorno, al tempo stesso c’è da ricordare che lo scalo labronico è versato in particolare sui traffici con il West, la costa americana insomma.
Risulta che siano in fase di elaborazione anche i dati per il primo semestre: a quanto pare, registrerebbero una qualche inversione di tendenza. Ma che il clima sia difficile o quantomeno nel segno dell’incertezza nessuno lo nega.
Da sottolineare, in positivo, l’aumento degli yacht, in particolare dei più grandi: è il successo della Lusben del cantiere Benetti, che con la sua recente “vasca” per i grandi velieri sta avendo molte richieste, per le quali viene anche utilizzato il bacino di carenaggio galleggiante.
Anche il movimento delle navi da crociera nel primo quadrimestre è stato in linea con quello del 2025, che non era certo eccezionale. Va detto comunque che da maggio Lem crociere si sono impennate: buon segno per l’economia turistica più che altro della Toscana, anche se si fanno sentire sempre di già le lusinghe di scali minori che vengono via via scoperti dalle compagnie, come Carrara e Portoferraio.
In attesa che l’Authority – le cui statistiche ufficiali sono rimaste curiosamente ferme alla prima metà dello scorso anno – confermi i dati forniti dai Moniga, anche perché ufficialmente sono solo le cifre di Palazzo Rosciano che vengono accreditate al ministero, le riflessioni della comunità portuale-marittima non sembrano del tutto in linea con quelle recentemente espresse dal sindaco, che parlava di forte rilancio del porto e dei suoi traffici.
G.M.











