Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

I porti, nodo critico

L’economia del mare vista da Milano con i punti di forza e debolezza

MILANO – Da “capitale morale” l’appetito è ancora cresciuto: adesso Milano si pone – con il recente, preannunciato convegno sui temi della logistica – come “capitale del sistema marittimo”, e non senza le sue ragioni.

[hidepost]

Perché se è vero che la Lombardia è tra le regioni marittime più importanti d’Italia come produzione di ricchezza e di generi da export, è anche vero che le più importanti associazioni di categoria non possono non tenerne conto. Anche la presentazione dell’annuale rapporto del Censis sull’economia del mare, il quarto della recente serie, è migrato da Roma a Milano: E ci sarà pure una ragione. Semmai in tanto impegno e in tante presenze, è mancata assolutamente – come ha ben voluto sottolineare Paolo Federici in un suo commento – la presenza del governo e del mondo politico, che pure aveva promesso di partecipare. Da qui la comprensibile delusione per un’assise che ancora una volta ha visto chi lavora nel settore raccontarsi l’un l’altro problemi e difficoltà che sono ben note, senza poter avere alcun riscontro “la dove si puote ciò che si vuole”. Peccato.

Dal Censis, dati non certo nuovi. L’Italia rimane il primo paese d’Europa per le importazioni via mare e terzo per le esportazioni, battuto in questo campo da Germania e Olanda. Confermato che parte delle merci in partenza – ma specialmente in arrivo – per l’Italia non utilizzano porti italiani. I trasporti marittimi giocano alla produzione del Pil nazionale con 103,3 miliardi di euro, seguiti da logistica portuale e ausiliarie dei trasporti con 6,7 miliardi. La Liguria è la prima regione per l’economia del mare ma la Lombardia è al primo posto tra i fornitori di beni e servizi.

Secondo Paolo d’Amico, presidente di Confitarma, il cluster marittimo italiano mantiene una grande vitalità malgrado la crisi ed è cresciuto del 60% dopo che sono state fatte le riforme relative ai registri. Ma il rapporto del Censis sottolinea che per il prossimo futuro, pur in presenza di prospettive di moderata crescita, il nodo principale è la scarsa competitività del sistema portuale nazionale e del sistema logistico, per il quale sono indispensabili urgenti interventi pubblici.

[/hidepost]

Pubblicato il
19 Maggio 2012

Potrebbe interessarti

Hormuz e le mine fantasma

Il dubbio, francamente, è venuto a parecchi: ma dove sono, se ci sono davvero, le micidiali mine navali che l’Iran avrebbe minato nello stretto di Hormuz? A incrementare le perplessità è arrivata una dichiarazione...

Leggi ancora

Gaudium Magnum, habemus Danieli (era ora!)

Mi dicono, dai recessi più profondi di Palazzo Rosciano, che finalmente stanno spolverano la poltrona del segretario generale dell’Authority livornese perché lunedì prossimo arriverebbe il nominato comandante Pierpaolo Danieli. Gaudium Magnum, recitano alla nomina...

Leggi ancora

Cogito, ergo vedo nero

Provo a fare una sintesi di quanto emerso e sta emergendo dalle diatribe sulla Darsena Europa, con tanto di chiarimenti dal commissario/prefetto e gallinaio vario sulle aree pressoché completate. È un’analisi mia personale, condita...

Leggi ancora

Addio amico Giorgio

LIVORNO. Non è soltanto la scomparsa a 91 anni di un importante imprenditore del settore portuale: la morte di Giorgio Fanfani, avvenuta nella notte di domenica, segna la perdita di un altro pezzo dell’anima...

Leggi ancora

Il provvisorio permanente

Non sottovaluto, certo, i mille problemi che travagliano l’Autorità di Sistema Portuale del povero presidente Gariglio, stretto tra le morse della politica in zuffa continua e quelle degli operatori che pretendono scelte rapide e...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio