Ulanqab, è qui nell’ex nulla rurale della Cina la potenza di calcolo del mondo
Dietro la trasformazione di una "piccola" città della Mongolia Interna che balza dalle pecore ai big data

Le fabbriche del futuro a Ulanqab: le trovate anche sul profilo social dell’Ambasciata della Repubblica Cinese in Italia
Ulanqab (Ulaan Chab), nella Mongolia interna, è diventata uno dei principali poli cinesi per i data center e per l’elaborazione necessaria allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La scelta della regione risponde a criteri concreti: temperature relativamente basse, disponibilità di energia e ampi spazi per realizzare grandi infrastrutture informatiche. Dietro questa trasformazione, tuttavia, emergono questioni energetiche, ambientali, economiche e strategiche che meritano di essere valutate con attenzione.
Fino a pochi anni fa l’economia locale era legata soprattutto alle risorse del territorio, tra allevamento, agricoltura e carbone. Con la strategia cinese «dati nell’Est, calcolo nell’Ovest», avviata nel 2022, Ulanqab è stata inserita in un progetto nazionale destinato a spostare verso le regioni occidentali una parte significativa della capacità di calcolo. Il risultato è una rapida crescita degli investimenti: il territorio è diventato un punto di riferimento per la realizzazione di nuovi data center e per l’espansione della capacità computazionale.

Queste sono le prime 40 metropoli presenti in Cina in una classifica del World Atlas sulla base del numero di abitanti: in realtà se ne potrebbero stilare altre contanto non solo la città ma anche il suo intorno con l’area della prefettura locale e allora sarebbe in testa Chonquijng. E Ulanqab? La città ha poco più di 500mila abitanti, con l’area tutt’attorno si arriva a quota 2milioni. Al tirar delle somme, si potrebbe dire che rispetto agli standard di popolazione della Cina è al di sotto della centesima posizione.. L’equivaebte in Italia potrebbe essere Anzio o Afragola
Il primo problema riguarda l’energia. La disponibilità di elettricità a costi contenuti rappresenta uno dei principali vantaggi competitivi della regione, ma la Mongolia interna è anche fortemente legata al carbone. Di conseguenza, l’immagine di un polo digitale alimentato prevalentemente da energia pulita deve essere valutata alla luce del mix energetico effettivamente utilizzato. La presenza di fonti rinnovabili non elimina automaticamente il ricorso alle fonti fossili, soprattutto quando la domanda dei data center è continua e non può essere interrotta in funzione delle condizioni meteorologiche.
Il secondo elemento è la dimensione industriale del progetto. La concentrazione di grandi infrastrutture informatiche non è soltanto una scelta economica. È parte della strategia con cui la Cina sta cercando di rafforzare la propria autonomia tecnologica in un settore diventato centrale nella competizione internazionale. Le restrizioni statunitensi sull’esportazione verso la Cina di alcuni semiconduttori avanzati hanno aumentato la pressione per sviluppare capacità nazionali di calcolo, infrastrutture e tecnologie. Ulanqab va quindi considerata anche nel quadro più ampio della politica industriale e tecnologica cinese.
Resta però da verificare quale sia il ritorno economico per il territorio. Un grande data center richiede investimenti elevati e genera posti di lavoro altamente specializzati, ma non necessariamente un’occupazione numerosa rispetto alle dimensioni dell’infrastruttura. È quindi legittimo chiedersi se la crescita della capacità di calcolo produca benefici sufficienti per la popolazione locale, soprattutto quando vengono utilizzati terreni, infrastrutture pubbliche ed energia.

Una parte dei centri dati realizzati dalla Cina a Ulanqab, zona Mongolia Interna
Anche l’impatto ambientale deve essere considerato oltre la semplice classificazione delle fonti energetiche. I data center consumano elettricità in modo continuativo e richiedono sistemi di raffreddamento, infrastrutture di rete e grandi quantità di apparecchiature. L’aumento della domanda di calcolo legato all’intelligenza artificiale rischia quindi di trasferire una parte dei suoi costi ambientali dalle aziende e dagli utenti finali ai territori che ospitano le infrastrutture.
Esiste infine una questione di sostenibilità economica. La domanda mondiale di capacità di calcolo è in forte crescita, ma gli investimenti nel settore sono accompagnati da previsioni molto ambiziose. Una parte della capacità installata potrebbe risultare sovradimensionata se la domanda futura, i modelli di business o l’efficienza dei sistemi di intelligenza artificiale dovessero evolvere in modo diverso dalle aspettative attuali. Per questo motivo, il numero dei progetti annunciati non dovrebbe essere considerato automaticamente come misura del successo dell’iniziativa.
Ulanqab rappresenta dunque un caso significativo della trasformazione prodotta dall’intelligenza artificiale: una regione periferica viene utilizzata come piattaforma per una nuova infrastruttura strategica, mentre i costi energetici, ambientali e territoriali rimangono in larga misura concentrati sul luogo in cui i server vengono installati. La questione centrale non è soltanto quanta capacità di calcolo la Cina riuscirà a realizzare, ma se questa espansione sarà sostenibile, economicamente giustificata e coerente con gli obiettivi ambientali dichiarati.
Angelo Roma

Apparecchiature tecniche all’interno di uno dei tantu capannoni di Ulanqab, in Cina, nella regiione della Mongolia Interna











