Codice della strada, l’altolà di Fai “prima che sia legge”
Uggè: si rischiano contraccolpi peggiori del caro gasolio

Paolo Uggè, storico leader di Fai e alla guida del coordinamento Unatras che raggruppa le varie associazioni del settore
MILANO. Ben venga l’impegno del governo sul caro gasolio e apprezzamento per il lavoro del ministro Matteo Salvini e del suo vice Edoardo Rixi. Ma nella riforma del Codice della Strada c’è qualcosa che non va: «Molte disposizioni contenute nel testo non sembrano andare nella direzione di una maggiore sicurezza stradale, ma rischiano di determinare la paralisi del settore”. Anzi, c’è da fare in modo che si ponga rimedio “prima che il testo diventi legge”: le conseguenze negative per le imprese “rischiano di essere peggiori di quelle generate dal caro gasolio».
A dirlo è il consiglio nazionale della federazione dell’autotrasporto Fai che si è riunito a Milano. La parte positiva del giudizio sull’azione del governo fa riferimento all’annuncio secondo cui le risorse saranno rese disponibili nei cassetti fiscali delle imprese subito dopo il 20 ottobre.
Ma l’organizzazione di categoria mette l’accento anche sulla riforma del Codice della strada che “interessano più direttamente il trasporto merci”. Lo sottolinea il numero uno Paolo Uggè tenendo a ribadire un aspetto: «Riteniamo – viene sottolineato – che un provvedimento di tale rilevanza avrebbe meritato un confronto preliminare più ampio con le rappresentanze del settore. Continueremo a portare ai tavoli istituzionali l’esperienza delle imprese, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di regole efficaci, equilibrate e realmente applicabili».











