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Portualità ed Europa: la sfera di cristallo…?

Edoardo Rixi

ROMA – Prendiamo atto dei risultati, almeno così come sono stati annunciati al momento in cui, un giorno e mezzo fa, andiamo in macchina per la stampa. In Europa avanzerebbero le destre, ma non tanto da squilibrare troppo la “macchina” che ha governato fino a ieri. In Italia il primo partito non sarebbe più quello dei Cinque stelle, che avrebbe ceduto il posto alla Lega, ma come contropartita ha recuperato il centrosinistra dei Ds, tornando ad essere una forza importante. Il miracolato Berlusconi ha dimostrato di avere ancora un seguito. Eccetera.

Non c’interessa, in questo contesto, un’analisi politica del voto europeo nè di quello italiano. Ovvero: c’interessa, ma è ancora presto e non è questa la palestra dove strologare. Però non si può ignorare il cambio di passo dato dalle elezioni in relazione a quanto, la settimana scorsa, era uscito dai due giorni di lavori di Espo, ovvero dall’associazione dei porti europei.

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Abbiamo già scritto, sabato scorso, che la preoccupazione tecnico-economica emersa da Espo riguarda il gap che esiste tra i porti del vecchio continente e quelli del Far East, con un occhio preoccupato anche alle iniziative infrastrutturali in atto sulla sponda sud del Mediterraneo con i capitali cinesi. Torniamo oggi a ricordare che sia il presidente di Assoporti Daniele Rossi, sia il viceministro delle infrastrutture e delega per i porti Edoardo Rixi, hanno parlato della necessità di far riferimento al “sistema Europa” per uno sviluppo armonico – e che non sia solo fatto di sogni e di chimere – dell’intera catena logistica del continente. Concetto chiaro. Tanto chiaro che Rixi, pragmatico fino a sembrare scettico anche sul progetto livornese della Darsena Europa – e qui il governatore della Toscana Enrico Rossi ovviamente ha fatto fumo dalle narici, visto quanto ha investito sul progetto, sia in finanze che in “faccia”- ha ricordato che non serve all’Italia progettare grandi porti ultramoderni ed ultraefficienti se prima non si risolvono i “colli di bottiglia” al loro ingresso e non si adegua tutta la rete trasportistica – stradale e ferroviaria – alle nuove sagome dei contenitori e alle velocità indispensabili per i treni cargo. Ancora il Rixi pensiero, tradotto in sintesi estrema: bisogna che il Paese si metta in testa che non basta aver fatto 15 sistemi portuali se poi non si riesce a far funzionare davvero un sistema nazionale che coordini i suddetti sistemi. E se l’Europa a sua volta non affronta una volta per tutte in concreto una strategia comune di sistema dei sistemi nazionali della logistica.

Bastano, come temi urgenti per cercare di vedere che succederà da domani, andando a strofinare la sfera di cristallo della magia?

A.F.

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Pubblicato il
29 Maggio 2019

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