Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Nella guerra d’oggi del greggio Mosca e Ryad contro gli USA

LIVORNO – Nella pressoché infinita serie di guai che ci sono piovuti addosso di questi tempi, anche (ma non solo) il Covid-19, c’è stato un elemento positivo che non tutti hanno colto appieno nel suo più profondo significato: il ribasso record del prezzo del greggio.

Per noi utenti italiani questo ribasso si è risolto con solo pochi spiccioli di riduzione del costo di benzina e gasolio alla pompa: anche perché la componente più importante di questo costo da noi è da tempo fiscale. In compenso si è vista una corsa all’accaparramento del greggio da parte delle grandi compagnie, degli armatori, dei depositi costieri e di chi aveva la possibilità di crearsi delle scorte consistenti. Mai come in questo periodo – hanno rilevato gli osservatori – c’è stata una corsa a utilizzare anche vecchie petroliere in disarmo, riempiendole a tappo e lasciandole all’ormeggio. Depositi costieri, serbatoi, vecchie navi ed altro sono strapieni. Noi a Livorno ne siamo testimoni.

Aspettando che cosa? E perché questo storico crollo del prezzo, che ha messo in crisi anche le economie dei più grandi produttori, abituati ai fiumi di danaro dell’oro nero?

Secondo una recente analisi apparsa su alcune riviste specializzate internazionali, il vero crollo del costo del greggio è stato determinato dalla volontà dei produttori storici – Arabia Saudita e Russia in particolare, dopo il default di Venezuela ed altri minori – di mettere fuori mercato la produzione degli USA, che era diventata la prima al mondo grazie alla tecnica dello shale oil, ovvero all’estrazione dagli scisti. Con gli USA diventati non solo autosufficienti ma addirittura esportatori, specie verso l’Europa, sauditi e russi si sono visti sottrarre quote di mercato. Ed hanno reagito con una… santa alleanza abbassando drasticamente i loro prezzi a costo di stringere la cinghia e rischiare i propri bilanci statali.

Un rischio calcolato, ma che dovrebbe mettere fuori gioco la produzione USA: perché la tecnica dello shale oil è conveniente solo se il costo del barile è sopra i 60 dollari, e con i prezzi d’oggi che sono circa alla metà buona parte dei produttori USA che operavano con gli scisti bituminosi si sono già fermati.

Una vittoria di Pirro quella di Mosca e Ryad? Se lo chiede in un’intelligente analisi anche Andrea Margelletti in un recente editoriale su “Il carabiniere”: perché se il dumping dovesse continuare a lungo i due più grandi produttori rischierebbero la fame (almeno metaforica). E se i prezzi torneranno a salire – com’è fatale – gli USA torneranno a strizzare gli scisti e vincere la guerra.

Che come si vede – e si sa bene da tempo – non si fa più con i cannoni e i missili, ma con la Borsa mondiale.

A.F.

 

Pubblicato il
27 Giugno 2020

Potrebbe interessarti

Se il domani è già oggi…

«Tutto in ritardo e oggi questo, alla luce della velocità con cui si concretizzano i cambiamenti nello scenario geopolitico e in quello dell’interscambio mondiale, quella che era considerata una regola non scritta, ovvero il...

Leggi ancora

Livorno: leviamo i levatoi!

D’accordo, ora che il guaio è successo – ponte levatoio bloccato, porto industriale isolato, tutti improvvisamente a maledire l’assurdo snodo del Calambrone – finalmente La mia non è più vox clamantis in deserto: e...

Leggi ancora

Il dito e la Luna

La guerra all’Iran, una delle tante feroci guerre in corso, ha dunque colpito in pieno il lato debole dell’economia nazionale, i flussi d’energia. Gli analisti di tutto il mondo hanno chiarito – come ha...

Leggi ancora

…Eppur si muove?

Il ponte dei sospiri, sulla foce del Calambrone a Livorno, sembra finalmente nella fase di sospirata riscoperta della sua priorità. Al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani va riconosciuto che nel recentissimo incontro con...

Leggi ancora

Meglio Tardino che mai

Non ci rimane che riderci sopra. A Palermo, dopo più di un anno, le forze politiche hanno smesso di scannarsi tra loro e finalmente hanno concordato sul nome del nuovo presidente dell’Autorità di Sistema...

Leggi ancora

Ets, masochismo o ignoranza?

Nel recente incontro a Roma sulla pianificazione europea dei trasporti marittimi – riferisce un approfondimento della “Federazione del mare” – il presidente di Confitarma, Mario Zanetti, ha evidenziato come la decarbonizzazione sia un obiettivo...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio