Il principio della “naval diplomacy” e la formazione nella marina

I nuovi compiti integrati anche con quelli non strettamente bellici richiedono una allargata multidisciplinarietà per il personale – Le linee del “protocollo di Bologna”

Cristiano Bettini

ROMA – L’integrazione operativa tra le marine militari occidentali sta facendo passi significativi avanti anche con la collaborazione progettuale e costruttiva sulle navi delle ultime generazioni. E’ il caso, per quanto riguarda l’Italia, della portaerei “Cavour” che interesserebbe almeno ad un paio di paesi in via di potenziamento della propria marina, e dell’acquisto da parte italiana di un cantiere Usa specializzato in costruzioni militari, nel quale stanno nascendo interessanti studi per le “littoral ships” del prossimo futuro. Da sottolineare che gli Usa comunque stanno già procedendo con un programma molto intenso di sperimentazione proprio nel settore delle “littoral ships”, avendo già ordinato tre esemplari di un progetto dell’australiana Austral (trimarani ad alte prestazioni) dei quali il prototipo, l’«Indipendence», è ormai in servizio permanente.

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