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Provinciali, ora le speranze

Massimo Provinciali

LIVORNO – Lasciatemelo dire: dopo Giuliano Gallanti – personaggio di spicco della Genova portuale di ieri – l’arrivo a Livorno di Massimo Provinciali – personaggio di spicco della Roma ministeriale anch’esso di ieri – la dice lunga sulla capacità del mondo politico e imprenditoriale labronico di autogovernarsi. Prendiamone atto senza far tragedie:  Gallanti ha risposto a schiaffi in faccia a chi gli chiedeva un segretario generale livornese, il che non è necessariamente uno sbaglio. Ma la sua dichiarazione, in comitato, di non aver ricevuto né subito pressioni politiche sa tanto di exscusatio non petita: visto che tutta Livorno ha seguito le pressioni della politica per Mario Sommariva (fino all’ultimo caldeggiato sia dai portuali che dalle istituzioni locali) e visto che tra le doti di Provinciali apprezzate da Gallanti c’è indubbiamente anche la sua militanza politica a sinistra della sinistra. Già detto.

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Cosa fatta, capo ha. Adesso si tratta di vedere quanto l’accoppiata di personaggi indubbiamente di alto livello come Gallanti e Provinciali, riuscirà a fare per quello che a Genova hanno recentemente definito “il grande porto ammalato”. Le urgenze sono state indicate di recente anche nell’appello di Cino Milani (sottoscritto da tutta la comunità portuale senza eccezioni) che ad oggi sembra però essere passato come acqua fresca sull’Authority, senza uno straccio di risposta e tantomeno di impegno. E poi ci sono le urgenze operative immediate: come la vicenda del Taf – conteso tra Cilp e piani per le crociere dell’Authority – l’autoproduzione fino ad oggi negata per vari cavilli a Forship, il consolidamento (dicono problematico) dell’attuale vasca di colmata, l’irrisolto problema dei dragaggi (dove sversare i fanghi) eccetera.

Buon lavoro, dottor Provinciali, non verrà a Livorno per scaldare la sedia. E il suo (lauto) stipendio, come peraltro quello del suo presidente, se lo suderà certamente. Sperando con ottimi risultati: per voi ma specialmente per il porto.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
21 Settembre 2011

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