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Spil e Scolmatore per la CCIAA Livorno non ci sono più soldi

LIVORNO – Se il presidente della Camera di Commercio Sergio Costalli aspirava a fare il botto, rompendo parecchie uova nel paniere alla politica locale, bisogna ammettere che ce l’ha fatta.
[hidepost]In un colpo solo ha tagliato circa due milioni e mezzo di euro ai progetti sul territorio in cui il suo ente era coinvolto. E che progetti: fuori dall’accordo per lo Scolmatore dell’Arno da far sfociare in mare e non in Darsena Toscana (meno un milione e mezzo) fuori dalla Spil, ovvero il “carrozzone” creato dal Comune (con il 61%: ma ci sono dentro anche due banche, la Popolare e il Monte dei Paschi, più qualche spicciolo della Provincia e di Collesalvetti); e fuori dalla “bretella” per Piombino con la mai realizzata (e chissà quando realizzabile) autostrada costiera Cecina-Grosseto-Civitavecchia. La scure ha colpito anche le partecipazioni in Banca Cras, la Fiera di Firenze, il centro interuniversitario di studi logistici, “le sagre e i balletti” dei vari effetti folcloristici del territorio. Eccetera.
Altro che spending review, verrebbe da dire! Sergio Costalli, che di numeri se ne intende per antico mestiere, ha richiamato le tante circolari ministeriali che gli tagliano progressivamente le entrate (i diritti camerali vanno verso l’azzeramento in tre anni) con il risultato che su 8 milioni di costi annui dell’istituzione ne andranno a sparire quasi 6 di entrate. Dunque, tagliare è giusto e saggio; e consente anche – riflessione forse un po’ maligna – di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Si sfronda, si razionalizza, e ci si libera da vincoli partitici che costano e non rendono più. Specie a chi non ha – e lo dichiara – aspirazioni di carriera politica.
Sono salvate le partecipazioni più produttive: nella Sat dell’aeroporto Galilei, nella Porto 2000 (con relativa gatta da pelare nella prossima privatizzazione) nell’interporto Vespucci di Guasticce (dove però “sono in vista chiarimenti sulle strategie”). Grandi programmi, in compenso, per le attività di istituto: compreso lo sviluppo dell’arbitrato in alternativa alle cause civili, con promessa di soluzioni in 4 mesi invece degli attuali 7 anni. Promesse “renziane”? Speriamo di no: è certo che su alcune di queste la Camera e i suoi dipendenti dovranno mettere il turbo.
Qualche considerazione di margine lo merita indubbiamente l’uscita dalla Spil e per il porto la cancellazione dell’intervento sullo Scolmatore. Sono due”assets” importanti per il porto, anche se molto chiacchierati, specie il primo. Si aspettano le reazioni di chi s’è preso in faccia il costalliano “Bambole, non c’è più una lira” che sembra avere un’aggiunta sottintesa “da sprecare”.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
10 Settembre 2014

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