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Strategie e problemi per gli scali dal Ministero del Mare a Assoporti

ROMA – Il viceministro del MIT, Edoardo Rixi, non si sta facendo mancare niente in questi ultimi giorni dell’anno. Forse anche per bilanciare gli schiaffoni che il governo ha ricevuto e riceve da Bruxelles, ha lanciato due iniziative importanti per il cluster marittimo nazionale: il Ministero del Mare, già sottolineato anche nel recente incontro di Federmanager a Livorno (applausi a scena aperta da tutta Italia: ma quanto realizzabile in tempi brevi?); e un nuovo rapporto con Assoporti, che deve studiarsi – parole dello stesso Rixi – una più chiara “mission” se intende continuare ad avere un ruolo.

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Sul Ministero del Mare ci sarebbe poco da aggiungere. Cancellato quando si chiamava Ministero della Marina Mercantile, ha visto una specie di riffa tra altri dicasteri per accaparrarsene le funzioni. È finita che oggi se ne sono prese un ritaglio sia la Difesa che l’Agricoltura, con il nocciolo al MIT (nel frattempo semi-desertificato dai funzionari più competenti) ma anche all’Ambiente. E forse mi dimentico qualcun altro. Ha ragione Rixi quando dice che a volte per affrontare anche un problema minore ci vuole un “concerto” interministeriale che porta alla disperazione per i tempi lunghi e le montagne di scartoffie. Però c’è un però: creare un ministero nuovo, o riproporre un ministero vecchio, con questi lumi di luna e con la forbice feroce dei tagli alla struttura pubblica, è realistico? Se deve contare l’efficienza, lo è certamente. Se invece contano i balletti burocratici, le risse in parlamento, la difesa dei “poteri” acquisiti, la faccenda si fa dura.

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Assoporti, siamo alla resa dei conti. Non solo il viceministro Rixi, ma alti esponenti del cluster marittimo nazionale e una parte dei presidenti delle AdSP, ritengono che così com’è Assoporti sia in crisi. Non c’è solo la secessione siciliana a creare dubbi, anche se è un sintomo allarmante. C’è il fatto che un pur bravo e dinamico presidente come D’Agostino non sembra in grado di ricompattare i colleghi delle altre 14 autorità di sistema per una unità d’intenti davvero concreta. I porti continuano a farsi la guerra – o comunque la concorrenza – spesso andandosene all’estero isolati o con il supporto di altre associazioni. Manca anche il promesso coordinamento governativo e non si riesce ad avere una cabina di regia comune nemmeno su un tema che dovrebbe essere più gestibile come le crociere. Nascono (bisogna dire: per fortuna) iniziative sia nel Tirreno che in Adriatico di “sistemi dei sistemi”, fuori da Assoporti e con qualche sottintesa nota polemica. Insomma, non tira una bella aria. Tanto che crescono le voci secondo cui D’Agostino intenderebbe rinforzare il suo staff romano per tentare una “riconquista”: e si parla addirittura di un’offerta a Massimo Provinciali, attuale segretario generale dell’AdSP a Livorno, che da buon romano certo non dovrebbe disdegnare di tornare a casa. Gossip soltanto? Se c’è fumo, dice un vecchio adagio, in genere c’è anche un pò d’arrosto.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
19 Dicembre 2018
Ultima modifica
27 Dicembre 2018 - ora: 18:01

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