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I porti del mezzogiorno aggregatori di sviluppo

Il nostro affezionato lettore Felice Magarelli ci ha inviato la seguente nota sui temi tanto cari allo sviluppo del sud Italia.

Dopo svariati ed inutili tentativi susseguitesi nel corso degli anni, al fine di ridurre il gap economico tra il Meridione e il resto del Paese, è stato come noto emanato il cosiddetto Decreto Sud (D.L.n.91/2017, convertito con la L.3 agosto 2017, n.123), con il quale il legislatore si è prefissato l’obbiettivo di incentivare la crescita delle aree più svantaggiate del Mezzogiorno, attraverso benefici fiscali e semplificazioni amministrative, atte a favorire lo sviluppo e l’insediamento di imprese, attraendo anche potenziali investitori esteri.

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A tal proposito occorre segnalare che nel provvedimento sopraccitato sono state previste due apposite misure: una denominata Resto al Sud, concernente i temi legati all’imprenditoria giovanile; l’altra più specificamente trattata in questo articolo, relativa invece al nuovo ed innovativo concetto di ZES (Zone Economiche Speciali).

In merito a quest’ultime, va ricordato che esse presentano al loro interno regole e caratteristiche ben definite: devono innanzitutto essere istituite entro i confini dello Stato, avere delimitazioni geografiche idoneamente individuate, e ricomprendere un area portuale collegata alla rete trans-europea dei trasporti (TEN-T), in linea con quanto stabilito dalla normativa UE n.1315/2013.

In quest’ambito possono essere incluse anche zone territoriali, che pur non essendo direttamente riconducibili all’area principale, posseggano tuttavia il requisito essenziale del nesso economico funzionale con lo scalo portuale.

Oltre alle varie facilitazioni di natura fiscale e burocratica cui si è fatto precedentemente cenno, è altresì prevista l’applicazione di un credito d’imposta, proporzionale al costo dei beni acquistati (con scadenza 31 dicembre 2020), nel limite massimo, per ciascun progetto, di 50 milioni di euro.

Tutto questo a patto che le aziende non subiscano scioglimenti, rimanendo integre anche dal punto di vista finanziario, e mantenendo saldamente le attività nella ZES per almeno cinque anni successivi al completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi.

In un contesto nel quale l’annosa “questione meridionale” tanto cara allo storico molfettese Gaetano Salvemini, appare tutt’altro che risolta, il sistema ZES potrebbe finalmente rappresentare una straordinaria opportunità di riscatto, dove i porti svolgerebbero un ruolo di primo piano, rispetto ad un cambiamento divenuto ormai improcrastinabile per il Sud Italia, da cui purtroppo tantissimi giovani continuano tristemente ad andar via.

L’auspicio è dunque che tale valore aggiunto, non resti dormiente sugli scaffali dei decisori politici, ma costituisca piuttosto uno strumento utile a riconoscere problemi e immaginare soluzioni, per provare così a trasformare il nostro tempo.

Felice Magarelli

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Pubblicato il
5 Giugno 2019

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