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La Cassazione e il nuovo “niet” alle sospensive

BARI – Ci risiamo con le “bacchettate” della Corte di Cassazione sulle sospensioni dei presidenti delle AdSP. Non può che innescare allarmanti interrogativi sulle diversità di giudizio tra magistrati, la notizia che la Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Lecce con cui veniva disposta la misura interdittiva della sospensione dall’incarico per otto mesi per il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi, e per il direttore del Dipartimento Tecnico, Francesco Di Leverano. La suprema Corte quindi ha ricalcato sostanzialmente la decisione già adottata dal GIP che in prima istanza aveva respinto la richiesta del PM. Significativo. Nei fatti: la terza sezione penale della Corte di Cassazione, riunitasi mercoledì scorso e costituita da giudici specializzati nella materia urbanistica ed edilizia, ha approfondito per oltre due ore in Camera di Consiglio, tutte le questioni proposte dalle parti, “addivenendo ad una decisione ponderata e analizzata in tutte le sue pieghe”.

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Da parte dell’AdSP si commenta ancora che in tutti questi mesi, nonostante la pendenza del provvedimento, il presidente Patroni Griffi, il dirigente Di Leverano e tutto il management dell’ente hanno, comunque, continuato ad operare e lavorare per la crescita dei porti del sistema e in particolare per il porto di Brindisi: “impegno confermato – dice la nota – dai dati relativi ai traffici e alle proiezioni per l’immediato futuro”.

“È risultato lampante il nostro assunto – ha commentato il presidente Patroni Griffi – ossia che l’infrastrutturazione di un porto non può costituire reato, atteso che si tratta di opere necessarie e indispensabili per garantire i livelli di security imposti dalla Legge e consentire allo scalo di adeguarsi ai propri competitor, italiani e stranieri. Un sincero ringraziamento va alla comunità portuale brindisina e a tutti quegli operatori che hanno creduto nella correttezza e nella trasparenza della nostra azione amministrativa”. Il presidente Patroni Griffi e il direttore del Dipartimento Tecnico Di Leverano – sottolinea ancora la nota dell’AdSP – sono stati difesi dagli avvocati Amilcare Tana, Vito Epifani, Luciano Marchianò, Carlo Enrico Paliero e Alfredo Gaito.

Alla notizia, che ha giustamente avuto grande eco nella portualità nazionale, sono seguiti commenti che hanno coinvolto anche le numerose inchieste che in vari porti italiani hanno messo in croce presidenti, segretari generali e funzionari delle Autorità portuali. Dando per scontato che i magistrati inquirenti si basano su interpretazioni delle normative in atto, e che da entrambe le parti ci sia la buonafede di agire secondo legge, si conferma l’evidenza di regolamenti e leggi che lasciano come minimo forti margini di incertezza. Mettendo i vertici delle AdSP nella condizione di operare – come è stato scritto più volte di questi tempi – con la spada di Damocle del penale sulla testa. Come ha scritto il presidente di Federagenti Gian Enzo Duci anche sulle nostre colonne, nel contratto dei dirigenti delle AdSP non c’è e non ci deve essere la vocazione al “martirio”. Nella speranza che il ministro De Micheli adesso provveda davvero a chiarire il regolamento sugli accosti e le norme sugli appalti che tanti danni continuano a provocare.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
30 Ottobre 2019

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