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Italiani molto incerti sulla ripresa del turismo

Nella foto: L’esotico è ancora al primo posto, con gli spettacoli erotici in Giappone.

MILANO – La IV ricerca “Global Travel Distribution” fotografa lo stato dell’arte del settore turismo e le previsioni per il prossimo futuro, intervistando 1.200 professionisti di oltre 20 mercati internazionali. È così che i risultati della nuova ricerca aiutano a comprendere l’impatto del Covid-19 sull’industria turistica globale ad oggi, e trarre alcune indicazioni per supportare la ripresa futura. Presentata da AIGO, agenzia di marketing e comunicazione milanese specializzata nel settore turismo, trasporti e ospitalità, e Travel Consul, network internazionale di agenzie indipendenti, la IV edizione fornisce la fotografia di un’industria ancora fragile e incerta a causa del protrarsi dell’emergenza e del generale atteggiamento di attesa nella programmazione dei viaggi da parte dei consumatori.

La nuova ricerca è frutto di un’indagine condotta tra gennaio e febbraio 2021 su oltre 1.200 professionisti del settore di oltre 20 mercati internazionali, in 11 lingue diverse. Di questi, il 59% (66% del campione italiano) lavora presso agenzie di viaggio, il 26% (28% del campione italiano) in tour operator e il restante 15% in GSA o in altri tipi di attività commerciale. Prima conclusione è che in generale, in Italia come in Europa e a livello globale, c’è ancora grande incertezza nel comparto viaggi e turismo. Le stime di ripresa sono concentrate a partire dal prossimo anno. Rispetto all’edizione di settembre 2020, scende l’aspettativa di una ripresa nel 3° e 4° trimestre 2021, passando dal 34% all’odierno 4,1%.

Analizzando poi in particolare la risposta italiana, che va in controtendenza con quella europea e globale, emergono la necessità di ridurre il periodo di quarantena, così come la possibilità di accedere a test Covid-19 gratuiti e il rilascio di un certificato sanitario (52%). Un aumento delle prenotazioni è atteso dopo che il vaccino sarà stato ampiamente somministrato (40%) con il 73% dei rispondenti in Italia che crede nell’impatto favorevole sulla richiesta di viaggi internazionali a seguito dell’eventuale adozione del certificato di immunità. Allo stesso modo la pensano il 66% degli intervistati globali e il 63% di quelli europei. A conferma di quanto emerso, gli italiani sono più restii nel fissare date di viaggio precise (66%): nel nostro Paese prevale un atteggiamento più cauto rispetto alla media europea (39%) e a quella globale (41%). In seconda battuta, in Italia (16%) come in Europa (24%), i viaggiatori tendono a prenotare con scarso anticipo: meno di 30 giorni dalla data di viaggio. Nel resto del mondo è invece rilevante il numero di chi prenota con 7-12 mesi di anticipo (20%).

Pubblicato il
20 Marzo 2021

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