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La nautica tira: ma quale nautica, davvero?

Il lettore Giancarlo Poggiolini di Firenze ci scrive:

Gentile direttore, seguo da tempo il vostro giornale e anche i suoi articoli sulla nautica che escono qualche volta su La Nazione. Da qualche tempo sia sulla Gazzetta sia anche su altri giornali appaiono valutazioni di UCINA, oggi Nautica Italiana, e di gruppi cantieristici che parlano di rilancio delle vendite in campo nautico. Ma da quello che vedo e che sento tra gli amici appassionati di barche, ci si basa principalmente sull’exploit dei grandi cantieri dei superyavchts, mentre il piatto piange ancora per le barchette da famiglia, come potrebbero essere l’equivalente delle auto utilitarie. Anche i porti turistici più frequentati, come Cala de’ Medici a Rosignano (Livorno) ammettono che il settore continua ad essere in difficoltà, sia per la pandemia, sia perché le famiglie tengono ben stretto il gruzzolo in banca in attesa di capire come finiremo. Lo stesso settore dei gommoni, un tempo barche sportive e da supporto balneare entro le 6 miglia, oggi è sostenuto in particolare dai “mostri” tra gli 8 e i 16 metri, vere e proprie navi veloci con tanto di cabina e motorizzazioni triple o più ancora. Se questa è nautica popolare…

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Caro amico, da appassionato ad appassionato, devo convenire che il mondo della nautica cosiddetta “minore” (che qualcuno chiama impropriamente popolare) sta subendo le conseguenze della pandemia e della connessa crisi dei consumi voluttuari, con la gente che per l’incertezza del futuro è restia a spendere i risparmi. La vignetta che le proponiamo è sintomatica, sia pure ridendo: e in quanto ai gommoni, gli stessi costruttori storici ammettono che è più facile vendere un 10 metri che un 4 metri (con il non disprezzabile argomento che con il primo si guadagna dieci volte rispetto al secondo). Che dire? La voglia di barca e di barchetta continua. Speriamo nel domani.

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Pubblicato il
17 Aprile 2021

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