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TOSCANA NORD OVEST

Le imprese artigiane in (lieve) affanno e in (grande) trasformazione

Lucca, Pisa e Massa Carrara: ai raggi x il ruolo di un settore strategico

La sede della Camera di Commercio della Toscana Nord Ovest a Viareggio in via Repaci

VIAREGGIO. Da un lato, il segno “meno” indica che la galassia dell’artigianato si rattrappisce un po’ nei numeri in tutte e tre le province sotto l’ombrello della Camera di Commercio della Toscana Nord Ovest: quasi un centinaio sia in provincia di Pisa (96) sia in quella di Lucca (95) e meno di un’ottantina di quella di Massa Carrara (78). Dall’altro, più che un arretramento si riscontra «una profonda trasformazione strutturale che vede il progressivo passaggio dai modelli manifatturieri tradizionali verso servizi a maggiore valore aggiunto e assetti giuridici più solidi». Anzi, in una visione d’insieme  il comparto ha espresso «buona capacità di tenuta e riaffermato la sua centralità»: anche se, sia chiaro, c’è da mettere nel conto tutti i problemi derivanti da: 1) complessità della congiuntura; 2) ricambio generazionale; 3) trasformazione delle forme organizzative d’impresa (con una crescita del ruolo delle realtà più strutturate come le società di capitali).

L’identikit di questa mutazione antropologica dell’identikit dell’imprenditoria artigiana fra Lucca, Pisa e Massa Carrara salta fuori dall’analisi dell’Istituto di Studi e Ricerche (Isr) e dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest sui dati Infocamere-Stockview. Il presidente dell’ente camerale Valter Tamburini parla di «leggera flessione» ma tiene a sottolineare che, al tempo stesso, i dati «confermano la tenuta e la centralità del settore artigiano nell’economia di Lucca, Massa-Carrara e Pisa». Il “saper fare” tradizionale – questa l’argomentazione del presidente – continua a essere «un patrimonio distintivo del territorio, capace di valorizzare cultura, competenze e sviluppo locale». E aggiunge che è fondamentale «sostenere il ricambio generazionale con la formazione professionale e favorire l’integrazione di nuove tecnologie, così da rafforzare la competitività delle imprese artigiane».

Per dirne una: difficile negare la rilevanza del sistema artigiano lucchese che può ancora contare su 10.309 imprese registrate: è «il 25,7% del tessuto economico provinciale, ben oltre la media nazionale (21,1%) e regionale (24,9%)». E tuttavia le cessazioni (763) superano le iscrizioni (668 nuove ditte), il che vuol dire 95 aziende in meno, quasi un punto percentuale, cioè «sostanzialmente in linea con il dato del 2024». Occhio alla trasformazione interna di quest’arcipelago di ditte: le imprese individuali sono il 75% di tutto questo mondo, ma se ne contano 60 in meno; al contrario, crescono le società di capitale e se guardiamo agli ultimi dieci anni emerge che l’incremento complessivo è risultato del 52,1%.

Altra cosa da segnalare è il fatto che in provincia di Massa Carrara «si evidenzia una criticità più accentuata rispetto alle province limitrofe: con 265 nuove iscrizioni e 343 cessazioni (al netto delle cancellazioni d’ufficio), il saldo negativo si attesta a 78 unità, cioè meno 1,7%, il più marcato dell’area della Toscana Nord-Ovest». Bisogna aggiungere che la diminuzione investe tutte le forme giuridiche: meno 1,4% le imprese individuali, meno 2,2% le società di persone e stavolta balza agli occhi che le società di capitali scendono dii quasi tre punti, invertendo la tendenza di un certo dinamismo mostrata negli ultimi anni.

Con 644 iscrizioni a fronte di 740 cessazioni il comparto artigiano pisano mostra su base annuale una flessione dell’1,0%: più marcata fra le società di persone (meno 2,9%) che fra le ditte individuali (meno 0,7%) mentre le società di capitale segnano crescita praticamente zero, ma dal punto di vista simbolico mettono in risalto un minimo segno “più” grazie al saldo positivo di una unità.

Pubblicato il
16 Febbraio 2026

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