Tempo per la lettura: 2 minuti

Borse Pegaso, 70 milioni in 15 anni: la Toscana che investe sul post-laurea

Coinvolti 1.200 giovani laureati, finanziati 251 corsi di dottorato

L’assessora regionale Cristina Manetti interviene all’incontro di Pisa sui dottorati Pegaso

FIRENZE. La Regione Toscana finanzia i “dottorati Pegaso” da quindici anni: complessivamente, sono stati investiti «circa 70 milioni di euro sostenendo oltre 1.200 giovani laureati e finanziando 251 corsi di dottorato regionali». È l’identikit in cifre di questo fenomeno balzato davanti agli occhi nella giornata dedicata a questa formula di «investimento nella formazione altamente specializzata per trattenere talenti sul territorio e rafforzare il legame tra università, ricerca e sviluppo regionale», com’è stato detto nella presentazione dell’iniziativa: appuntamento a Pisa sotto il segno dei “dottorati Pegaso”, di scena l’assessora regionale Cristina Manetti insieme a rappresentanti degli atenei toscani, docenti e  giovani dottorandi.

«Per la Regione Toscana investire nei dottorati Pegaso è una scelta precisa e convinta», queste le parole di Manetti: «Crediamo nella formazione post-laurea altamente specializzata perché crea competenze e opportunità. In quindici anni abbiamo investito circa 70 milioni di euro in questi percorsi e i risultati dimostrano che è stato un investimento giusto».

La misura “dottorati Pegaso” è sostenuta attraverso il programma regionale Fse+: viene considerata dalla Regione Toscana «una vera e propria operazione strategica per sostenere innovazione, ricerca e occupazione qualificata».

L’assessora ha evidenziato anche il ruolo dei dottorati nel consolidare la collaborazione tra gli atenei toscani e nel favorire la permanenza dei giovani qualificati sul territorio regionale: «Questi percorsi rappresentano anche un modo virtuoso per unire le competenze delle nostre università e rafforzare il rapporto tra gli atenei e il territorio. Per noi è particolarmente importante vedere che molti giovani, dopo il dottorato, trovano lavoro e scelgono di rimanere in Toscana. È una sfida fondamentale, perché troppo spesso investiamo nelle competenze e poi vediamo i nostri talenti andare all’estero».

C’è anche l’aspetto non solo dei “cervelli in fuga” ma anche di quelli che arrivano: Manetti ha sottolineato la crescente capacità attrattiva della Toscana nei confronti di studenti e ricercatori internazionali: prima scelgono la Toscana per il proprio percorso di studi e ricerca, poi decidono di restare qui. «È motivo di orgoglio: significa che stiamo costruendo un sistema universitario e della ricerca capace di essere competitivo e attrattivo».

Pubblicato il
21 Maggio 2026

Potrebbe interessarti

Festìna lente, anzi lentissimo

L’antica saggezza del suggerimento dell’imperatore Augusto, sembra diventata la guida più seguita non solo dalla politica nazionale ma anche dall’Authority di Livorno e Piombino. Dopo quasi un anno dall’insediamento del nuovo presidente, dopo tutta...

Leggi ancora

Salone nautico dei sogni proibiti

Aveva voglia il Gattopardo – ovvero Tomasi di Lampedusa – a sostenere che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente. Oggi, di fronte alle notizie d’anteprima per il prossimo, sempre più grande salone nautico...

Leggi ancora

In ricordo del sor Aldo

LIVORNO.  Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più.  È così che ogni 15 settembre mi...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio