Sos Magona, svolta col preaccordo fra acquirente e procedura fallimentare
Però le preoccupazioni restano: l'azienda è di fatto ferma

Il corteo sindacale degli operai di Magona
PIOMBINO (Livorno). Un preaccordo tra le parti che equivale a «un primo passo concreto verso una possibile soluzione della vertenza» e rappresenta un «elemento di chiarezza in una situazione che resta particolarmente complessa». Nella sede del ministero delle imprese e del Made in Italy, queste novità sono emerse al tavolo di crisi dedicato alla vicenda Magona: affinché il preaccordo possa trasformarsi in un accordo definitivo – viene sottolineato – sarà necessario il pronunciamento del comitato dei creditori della procedura fallimentare della banca tedesca. Tale pronunciamento dovrebbe arrivare «entro un periodo compreso tra le due e le quattro settimane», segnalano fonti della Regione Toscana.
Per l’amministrazione comunale di Piombino è qualcosa di più di un passo avanti o di un primo passo: è quello «decisivo». Nella dichiarazione riportata dal quotidiano locale “Il Tirreno” lo si valuta come un «accordo di massima»: con la curatela fallimentare della banca d’affari sarebbe stato raggiunto dal «gruppo svizzero che nei giorni scorsi ha presentato una offerta vincolante per l’affitto del ramo di azienda e successiva ricapitalizzazione del gruppo».
Il giornale livornese riferisce un virgolettato del sindaco piombinese Francesco Ferrari: «Adesso l’intesa dovrà essere sottoposta al Comitato dei creditori di Greensill in Germania, ma da quanto emerso non ci sono elementi che destano particolare preoccupazione rispetto all’approvazione finale. È quindi una circostanza che ci rende fiduciosi e soddisfatti, pur nella consapevolezza che il percorso non è ancora concluso».
“Svoltina” o “svoltona” che sia, è avvenuto nell’incontro alla presenza della struttura ministeriale che segue le crisi d’impresa, degli esponenti del Comune di Piombino, della Regione Toscana, delle organizzazioni sindacali e dei rappresentanti della procedura di composizione negoziata che interessa l’azienda.
L’importante è che al tavolo abbia preso parte anche Gianfranco Imperato, assistito dai propri legali in rappresentanza del gruppo Trasteel, che da tempo ha presentato un’offerta per l’acquisizione di Magona, oltre agli avvocati della curatela fallimentare della banca.
Secondo quanto riferito dai rappresentanti della Regione Toscana, l’incontro ha costituito «un momento importante di confronto tra le parti coinvolte». E questo – viene ribadito – grazie anche alla presenza, definita «significativa e inedita», della procedura fallimentare, dando risposta a una richiesta avanzata nelle precedenti riunioni dalle organizzazioni sindacali. In tal modo è stato possibile avviare «un dialogo diretto tra la curatela della banca Green Steel e Trasteel», com’è stato segnalato.
Tuttavia, se piccolo o grande comunque un passo avanti è stato fatto, rimane al contempo una «forte preoccupazione» per le condizioni dell’azienda: ora «si trova sostanzialmente ferma», dice la Regione. Non solo: ci sono anche «le difficoltà che continuano a vivere le lavoratrici e i lavoratori della Magona».
A conclusione del tavolo romano, il ministero ha preso impegno a «riconvocare un nuovo incontro dopo il pronunciamento del comitato dei creditori, presumibilmente entro i primi dieci giorni di giugno». In parallelo è previsto che sia convocato «già dalla prossima settimana» un tavolo tecnico ed operativo per «approfondire le reali condizioni dell’azienda e gestire questa delicata fase di transizione».

Valerio Fabiani, consigliere del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani
Queste le parole del consigliere speciale del presidente della Regione Toscana per le questioni del lavoro, Valerio Fabiani, che ha guidato la delegazione della Regione: «Il risultato emerso rappresenta un passo concreto in una vertenza complessa, ancora non chiusa, che seguiamo con grande attenzione, dato che la situazione dell’azienda rimane grave e adesso occorre fare presto. Continueremo a lavorare insieme a tutte le istituzioni e alle parti coinvolte per tutelare il futuro industriale del sito e salvaguardare occupazione e competenze perché è stato perso fin troppo tempo».











