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IL NUOVO YACHT

L’antico rito del varo del “Lumina” come ai tempi dei maestri d’ascia

Azimut Benetti: a Viareggio le radici (e 2.500 addetti, indotto compreso)

Viareggio, cantiere Benetti di via Coppino: il varo a scivolo dello yacht “Lumina” da 44 metri

VIAREGGIO. Mentre lo yacht da 44 metri è ancora sullo scalo, così vicino che allungando il braccio potresti immaginare di toccarne lo scafo, chissà quanti se lo sono chiesti: già è complicato far tornare ogni linea e ogni incastro se puoi far riferimento alla perpendicolare a terra (il vecchio “filo a piombo”, per capirci), ma come fanno questi a riuscirci stando dentro un qualcosa che sta inclinato di 8 gradi? Come fai a lavorarci se tutto sembra poter ruzzolare un po’ più in là? E chissà quante volte devono averlo chiesto a Federica Brascugli, project manager di casa Benetti, se è lei a dire con un sorriso: «Ora scivolerà in acqua, tutto tornerà in orizzontale e sarà al posto giusto».

In effetti, appena la madrina lascia partire la bottiglia beneaugurale che bagna lo scafo per anticipare quando sarà toccato dalla prima acqua, lo yacht “Lumina” compie il tradizionale rito del varo a scivolo nel gran fragore di materiali che si staccano e si spostano, che slittano e rotolano via. «Qui siamo nella sede ultracentenaria di Benetti, qui si respira quella storia», aveva detto un attimo prima Giovanna Vitelli, presidente del gruppo Azimut Benetti, sottolineando che forse è un caso unico in Italia se non nel Mediterraneo.

La scelta di tenere in vita la tradizione dell’antico varo a scivolo sta anche lì: funzionalità e voglia di guardare avanti ma anche radici. Il “governatore” toscano Eugenio Giani sguaina la sua passione per la storia patria e inzuppa quella data in cui tutto ha inizio (1873) nel contesto: ricordiamocelo, è appena nata l’Italia unificata ai tempi di Cavour e Garibaldi.

Ma non stiamo a coccolare il passatismo: le radici sono un valore e il richiamo all’amarcord e al talento dei maestri d’ascia – un amministratore delegato la chiamerebbe “heritage” – diventa parte del marchio, anzi del “brand”, e lo posiziona. Non solo: qui calza a pennello perché, nella sala del consiglio d’amministrazione, è stato appena ripreso «il legame indissolubile tra il Cantiere e la cultura nautica locale». Più concretamente: il ruolo strategico del distretto toscano e viareggino all’interno dei piani di sviluppo del gruppo Azimut Benetti.

DALL’ARCHIVIO: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si segnala che la costa da La Spezia a Livorno è il cuore dell’industria mondiale degli yacht, una “Maranello sul mare”

Il tenore Claudio Rocchi al varo nel cantiere Benetti a Viareggio

Per dirla con le cifre del business: il numero uno mondiale dei superyacht ha giusto annunciato che il cuore della propria geografia produttiva è sulla costa toscana e in Toscana batte il cuore del proprio piano di investimenti, 100 milioni di euro in questi territori. Con una sottolineatura specifica: il cuore del cuore è a Viareggio (62,8 milioni) e a Viareggio c’è il quartier generale della formazione della nuova forza lavoro specializzata grazie all’Academy di Isyl («sarà il problema numero uno che tutta l’industria del made in Italy si troverà ad affrontare nel futuro immediato»). D’altronde, non è forse vero che Azimut Benetti, indotto compreso, vale a Viareggio 2.500 buste paga in una città che conta 29mila famiglie?

Il capannone del cantiere Benetti è strapieno di ospiti e maestranze, ma in questo quartiere di Viareggio dev’essersi mantenuta l’antica usanza dei rioni marinareschi: il varo è una liturgia in cui si condensa la maestria dei costruttori ed è precetto andarci. Laggiù si intravede una folla che accoglie la discesa in acqua dello yacht come uno spettacolo. Anche a Livorno accadeva così quando c’era ancora lo scalo Umbria che faceva tuffare gli scafi delle posacavi, dei traghetti o delle gasiere nelle acque di Darsena Nuova davanti al Cantiere Orlando, anche quello dei tempi dell’unità d’Italia. Inutile dire che ogni volta c’era qualcuno che ti ricordava di quando nel 1883, ai tempi del varo della corazzata Lepanto, ad alto rischio perché troppo grande la nave e troppo piccolo il bacino, l’ingegner Salvatore Orlando si nascose in tasca una pistola se tutto fosse finito male. Ma questi sono solo fantasmi del passato: questa è una festa mentre il capannone si gonfia di un miliardo di coriandoli.

Il lancio della bottiglia beneaugurale contro lo scafo dello yacht per dare il via al varo

In realtà, lo yacht non ha affatto un look “vintage” benché l’identikit appartenga alla linea “Benetti Classic”:  scafo da 44 metri in “Cfrp” (materiale composito ultratech con matrice polimerica in tandem con fibre di carbonio), quattro ponti con interni descritti come «estremamente luminosi», oltre 470 tonnellate di stazza lorda, un “sundeck” da più di 100 metri quadri che è grande più di tanti appartamenti, due motori Man da 1.400 cv, 15 nodi di velocità e più di 4mila miglia di autonomia, quasi quanto da qui all’India. Non so se sia per via dell’”understatement” piemontese della proprietà ma nessuno sventola che questo yacht risulta finalista fra le migliori nuove serie ai “Boat International Design & Innovation Awards” e ha una doppia nomination agli “Yacht Style Awards” per il segmento 40-60 metri. Del resto, la firma del design sia interno che esterno è quella di Giorgio Maria Cassetta, classe 1983, ritenuto uno dei talenti doc in questo campo.

Prima del momento del varo, il rito prevede l’esecuzione degli inni nazionali: il fatto che, insieme all’inno di Mameli, sia affidato alla voce del tenore Claudio Rocchi “The Star-Spangled Banner”, il noto inno che gli americani dedicano alla bandiera che garrisce «sulla terra dei liberi e sulla patria dei coraggiosi», lascia immaginare che l’armatore del “Lumina” sia statunitense. Ipotesi rafforzata anche dal fatto che il rappresentante della proprietà mostra un accento assai americano nel breve saluto prima del varo. Salutato, impossibile farne a meno in una terra puccinianissima come questa, dalla romanza “Nessun dorma” che qui apre l’effettivo muoversi del varo così come in “Turandot” è agli inizi del terzo atto.

Mauro Zucchelli

Pubblicato il
25 Giugno 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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