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L'ANNUNCIO

Giovanna Vitelli: così difenderemo l’arte dei mestieri del “saper fare”

Gli investimenti di Azimut Benetti: 63 milioni a Viareggio, 38 a Livorno

Giovanna Vitelli, presidente di Aziut Benetti, a Viareggio, nella sede del cantiere di tradizione ultrasecolare di via Coppino, presenta gli investimenti del gruppo da qui al 2028

VIAREGGIO. «Costruire la barca più bella, affidabile, tecnologica, innovativa e assisterla sempre e ovunque è la nostra missione». Le firme in calce sono quelle di Paolo Vitelli e della figlia Giovanna, che del gruppo Azimut Benetti sono il fondatore l’uno e la presidente l’altra. La numero uno del colosso campionissimo negli yacht oltre i 24 metri ce la mette tutta per far capire che è per civetteria se l’ha piazzata in “exergo”, giusto prima di infilarsi in un mare di cifre: dietro il primato come operatore in testa alla classifica dei produttori da 26 anni c’è questo.

C’è questo anche dietro l’idea e la possibilità di metter nel menù della casa un bel pacchettone di investimenti da qui al 2028. Soprattutto in Toscana: 100 milioni sui 170 messi in preventivo in tutto il gruppo. Principalmente a Viareggio (62,8 milioni), ma anche a Livorno (38). Arrivano dopo un analogo impegno sul fronte degli investimenti nelle fabbriche del gruppo nel periodo dal 2023 allo scorso anno: 164 milioni ma allora era stata riservata alla Toscana una fetta della “torta” rilevante sì ma un po’ più sottile, cioè 77 milioni (41 a Livorno e 36 a Viareggio). Da notare, comunque, che nel 2020-22 gli investimenti si erano fermati ben lontani da questi standard: 56 milioni come totale del gruppo, la metà dei quali in Toscana (e di quei 28, otto a Livorno e venti a Viareggio).

Per dire l’aria che tira: l’occasione per presentare gli investimenti che verranno la dà il varo a scivolo di uno yacht di 44 metri della formula “Benetti Classic”, niente di meglio per rimarcare radici e tradizione, un certo modo di fare manifattura ma anche di essere made in Italy. E chi officia il “rito”? Al varo sono generosi di elogi e apprezzamenti tanto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, alla guida di una alleanza di centrosinistra formato “campo largo” (con riformisti, M5s e Avs) quanto la neo-sindaca Sara Grilli (anni fa ritenuta vicina ai dem, ora sostenuta dal centrodestra e dal sindaco uscente).

Di cifre ne vedremo ancora parecchie, e la presentazione che ne fa Giovanna Vitelli è articolata in un ventaglio di argomentazioni e sottolineature. Ma alla fin fine si approda lì: al capitale umano; all’esigenza di «formare il “saper fare”»; al «bisogno di competenze professionali», ma soprattutto nel campo di una manualità e d’una maestria artigiana che sì non è più quella di una volta e deve fare i conti con una cornice industriale e tuttavia non può prescindere da quell’ingegno pratico. Qui il flash è nel gesto di un lavoratore del cantiere Benetti che, un istante prima che scenda in acqua lo yacht “Lumina” creato da un grande nome del design di settore (Giorgio Maria Cassetta), firma anche lui lo scafo con un “243” che indica come quello sia il 243° varo in cui ha messo lo zampino.

Uno dei lavoratori del cantiere Benetti a Viareggio firma il 243° varo

Solito refrain? Forse no: anche prendendo la responsabilità di guidare la Fondazione Altagamma, che raggruppa 162 marchi del made in Italy formato lusso, Giovanni Vitelli ha insistito pochi giorni prima sul fatto che sta nel “saper fare” diffuso il “plus” del made in Italy: ci vuole il coraggio del capitano d’industria nel cogliere in anticipo gli orientamenti del mercato e ci vuole il genio del designer nel dar forma a queste novità, ma ci vuole anche la maestria quotidiana di chi lavora alla realizzazione dello yacht per far sì che la vernice sia tirata nel modo giusto, gli incastri tornino e i materiali siano rifiniti come si deve, l’apparato di propulsione non vibri, l’elettronica faccia il proprio mestiere. Altro che mille tasselli, saranno un milione a dover combaciare uno dopo l’altro perché il puzzle quadri.

In effetti, nelle varie fabbriche che il gruppo ha in Toscana il numero dei dipendenti diretti è passato tti sono passati «da 442 a 607 negli ultimi cinque anni». Ma attorno a questo gravita la galassia dell’indotto che conta un migliaio di ditte in cui si trova questa o quella specializzazione: alla fine dagli stabilimenti Azimut Benetti in terra toscana entrano ogni giorno 3.800 addetti, 2.100 in Versilia e 1.700 nell’impianto industriale livornese, uno dei più grandi a livello internazionale in questo settore.

Ma anche questi sono numeri. Il salto in avanti dice che ci vogliono i numeri (e la quantità) ma i numeri aumentano se si regge sul versante dalla qualità. Di nuovo quella parola: competenze. Nell sala al secondo piano del quartier generale viareggino, appena prima del varo Giovanna Vitelli sottolinea che «l’inserimento di nuove figure specializzate e la formazione continua hanno permesso di elevare la complessità progettuale e la precisione costruttiva di ogni imbarcazione». Bene, ma il punto è: come si formano? L’ha detto un economista come il professor Riccardo Varaldo, che pure è stato alla guida di una fucina di geniacci come la Scuola Sant’Anna: ben venga il fuoriclasse o il talento fuori dagli schemi ma a me, dal punto di vista della crescita industriale di un territorio, interessa di più la qualità media dei suoi tecnici. Tradotto: che tu possa incrociare Baggio o Maradona non lo puoi programmare, ma una valida leva di giocatori sì ed è da lì che una buona squadra può pescare quelli che una volta erano i bravi mediani, ora “vertici bassi”.

Il ruolo per “allenare” le nuove leve è affidato a una iniziativa che Azimut Benetti ha contribuito a fondare: è la Fondazione Isyl (Italian Super Yacht Life), capace di creare percorsi formativi che punti sulla qualificazione di giovani alle prese con l’ingresso nel mondo del lavoro: «Dal 2015 ad oggi sono più di 600 i diplomati entrati nel mondo del lavoro», viene sottolineato spiegando che «questo modello di integrazione scuola-impresa è raro in Italia e particolarmente avanzato nel settore».

La preparazione del varo dello yacht “Lumina” all’interno del cantiere Benetti a Viareggio

Illustrando quel che ha in mente, indica che c’è per prima cosa c’è da individuare l’identikit dei profili richiesti dal mercato dello yachting e come tramutarli in percorsi a misura di Its post-diploma. Dal mondo Azinut Benetti arrivano come “prof” figure di esperti che hanno alle spalle la capacità di tramandare l’arte del mestiere come “surveyor”, capobarca, progettazione, logistica e post-vendita.

Giovanna Vitelli l’aveva messo nero su bianco anche presentando quel che vuol fare al timone di Altagamma, primo caso in cui la nautica prenda la guida della locomotiva del made in Italy (e, di fatto, si candidi a diventare quel che la moda è stata negli anni ’90). Il problema del «tramandarsi del “saper fare” è la priorità più urgente dell’intero settore»: basti dire che, stando agli ultimi dati Altagamma-Unioncamere, entro il 2028 «saranno 276mila i profili manifatturieri ricercati nelle filiere dell’alto di gamma» e tuttavia si stima che grossomodo «nella metà dei casi le imprese avranno difficoltà a reperire le figure professionali di cui hanno bisogno». Al tempo stesso, nel nostro Paese c’è la questione sommersa dei “giovani né né”, cioè quelli che né studiano né lavorano e rischiano di trovarsi senza neanche un bus sul quale salire per andare a trovare un proprio posto nel mondo: sono 1,7 milioni, l’equivalente del 14,5% di chi ha fra 15 e 34 anni.

L’idea che Giovanna Vitelli presenterà al consiglio di Altagamma? Prevede tre fronti di azione:

  • sostegno alla nuova filiera tecnologico-professionale (composta da Its e scuole tecnico-professionali): promozione della partnership delle aziende Altagamma negli accordi di filiera a livello regionale, partecipare alla co-progettazione dei percorsi, coinvolgere i giovani in alternanza scuola-lavoro («in continuità con il progetto “Adotta una scuola”;
  • valorizzazione del sistema di formazione integrato pubblico-privato, anche attraverso le Academy aziendali: favorire il riconoscimento formale dei crediti formativi maturati nei percorsi tecnico professionali, ivi inclusi quelli delle Academy delle imprese associate «rendendole potenziali partner del sistema Its e universitario, supportate da finanziamenti europei e regionali».
  • valorizzazione dei mestieri del Made in Italy ai giovani: campagna per promuovere i mestieri delle mani come percorsi professionali attrattivi e remunerativi, una piattaforma per raccontare gli esempi virtuosi di quanto fatto ad oggi dalle aziende e dagli istituti che aderiscono al progetto “Adotta una Scuola” di Altagamma; la mappatura di dove “si fa lusso” in Italia, con l’elenco delle scuole tecniche professionali che già lavorano con i nostri Soci e delle Scuole di Moda, design, alimentare etc. più accreditate; l’elenco delle  Academy aziendali delle imprese aderenti alla Fondazione.
  • valorizzazione delle carriere manageriali giovanili: vale la pena di ricordare che, secondo il Cnel, «il valore del capitale umano espatriato è pari al 7,5% del Pil» e la metà degli espatriati ha la laurea. Come dire: il sistema Italia spende un mare di soldi per formare talenti fino all’uscita dall’università, poi non facciamo niente per farli restare e lasciamo che i frutti li utilizzino altre realtà. Ma la “colpa” non è mica dei giovani bravissimi.

Parliamo di Viareggio e Livorno ed è forse comprensibile perché è lì che si realizzano gli allestimenti. Ma in realtà la presenza è più ramificata, in tutto sono 14 i siti produttivi in Toscana: tre nella zona di Massa (con specializzazione in vetroresina), cinque a Viareggio e quattro nella vicina frazione di Bicchio, il maxi-cantiere di Livorno e il polo degli scafi in acciaio nella zona di Pisa. «È qui che si genera il 70% dei risultati del gruppo», rimarca lo stato maggiore dal quartier generale aziendale: d’altronde, non è forse vero che tutti gli yacht al di sopra del 24 metri si fanno in Toscana?

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e la presidente del Gruppo Azimut Benetti Giovanna Vitelli al varo del “Lumina” a Viareggio

Una fisionomia un po’ “glocal”: radicamento alquanto toscano, ed è su questo che si è insistito al varo viareggino, ma anche una presenza globalizzata sul mappamondo. Anche qui con cifre: Vitelli segnala che parliamo di «oltre 467mila metri quadri di spazi produttivi e 161mila metri quadri di capannoni». I cantieri sono: a Viareggio, a Livorno e a Massa ma anche a Savona e a Fano più Avigliana, in Piemonte, a due passi dalle Alpi, là dove tutto ha avuto il principio (oltre al cantiere in Brasile, impiantato lì perché «la tassa di settore all’80% comporta praticamente il raddoppio del prezzo per l’acquirente»). Una presenza globale con 138 rappresentati ufficiali in un’ottantina di Paesi: può contare su uffici diretti nel Principato di Monaco, a Londra, a Fort Lauderdale, Palma di Maiorca, Singapore, Phuket, Dubai

Dietro c’è anche qualcos’altro, e stavolta non peschiamo una frase motivazionale bensì numeri: il valore della produzione è balzato dai 758 milioni di euro del 2020 a quota 1,56 miliardi nello scorso anno, cioè il 105% in più. Con una sottolineatura: è una crescita progressiva e non una impennata episodica, se è vero che si sale a 843 milioni nel 2021, si supera quota un miliardo (1,03) nel 2022, si tocca 1,28 miliardi nel 2023 e 1,42 nel 2024.

Si è detto dei 100 milioni di investimenti destinati da Azimut Benetti alla costellazione delle 14 realtà produttive che ha sulla costa toscana: quasi 63 a Viareggio e il resto a Livorno. L’ultima sottolineatura la spendiamo per indicare i principali interventi.

  • Potenziamento capacità produttiva: interventi mirati all’ampliamento dei capannoni (a Viareggio 7 milioni per l’ampliamento dello stabilimento di via del Porto e 3 milioni per migliorie del sito produttivo in Darsena Lucca), all’adozione di nuovi “travel lift” (3 milioni per quello in casa Lusben da 62 tonnellate più altre attrezzature), e al potenziamento degli impianti di produzione e sicurezza; a Livorno è destinata una quindicina di milioni.
  • Transizione energetica: efficientamento delle strutture e installazione di impianti fotovoltaici (qui si annunciano 6 milioni sulla ruota di Viareggio e 2 a Livorno)
  • Direzione e Hospitality: riprogettazione e rinnovo degli uffici direzionali e delle aree dedicate all’accoglienza dei clienti (7 milioni a Viareggio e 4 a Livorno). Sembra di capire che una parte potrebbe essere destinata a “Yachtique”, una sorta di “boutique” di materiali e complementi d’arredo di alta qualità per mettere a disposizione del cliente un luogo in cui scegliere gli interni dello yacht o degli ambienti che preferisce.
  • Sviluppo del prodotto: investimenti sullo sviluppo continuo di nuovi modelli di yacht, materiali e tecnologie (28 milioni destinati agli impianti industriali di Viareggio).
  • Attività di Refit Lusben: potenziamento delle strutture e delle capacità produttive a disposizione delle attività di refit. Stiamo parlando dell’ammodernamento e della eventuale ristrutturazione di yacht prodotti anni addietro: una delle intuizioni-chiave di Paolo Vitelli è stata quella di non limitarsi a vendere uno yacht ma di costruire una relazione con il cliente perché la barca costruita in passato nei cantieri Azimut Benetti vi ritorni per esser modificata, aggiornata nelle dotazioni tecnologiche, trasformata negli interni. Insomma, qualcosa di più dell’assistenza post-vendita: la capacità di seguire lo yacht per tutta la sua vita. Su questo fronte il cantiere Lusben di Livorno avrà nell’arco di tre anni investimenti per 17 milioni.
Pubblicato il
27 Giugno 2026
di BOB CREMONESI

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