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LA FLOTTA N.1

La proprietà di Msc passa di mano, ma in casa: da Aponte senior ai figli Diego e Alexa

Il comandante resta presidente esecutivo. Una storia che interessa molto Livorno: ecco perché

Diego e Alexa Aponte, i figli ai quali il comandante Gianluigi (85 anni) ha passato la proprietà di Msc, la flotta numero uno al mondo

GINEVRA (Svizzera). L’hanno annunciato a distanza di qualche settimana o forse mese dal giorno in cui è avvenuto: la Mediterranean Shipping Company (Msc), l’armatore numero uno al mondo nel settore container con un migliaio di navi e una capacità di carico che supera i 7 milioni di teu, passa di mano. Anzi, l’ha già fatto «nel corso dell’ultimo trimestre del 2025» con la proverbiale riservatezza. Ma senza scossoni: si tratta del normale ricambio generazionale con il trasferimento della proprietà dalle mani del fondatore, il comandante Gianluigi Aponte, a quelle dei «figli, Diego e Alexa Aponte, entrambi cittadini italiani cresciuti in Svizzera, dove sono attualmente residenti».

È un passaggio epocale e al tempo stesso soft. Epocale: fin da quando all’inizio degli anni ‘70 grazie a un prestito acquista un vecchio  cargo tedesco con cui avvia la propria attività armatoriale, Gianluigi Aponte è stato il dominus e il punto di riferimento effettivo per ogni grande scelta in casa Msc. Soft: perché Aponte ha compiuto 85 anni e l’operatività quotidiana è già da qualche tempo sulle spalle dei figli, l’uno come presidente e l’altra come direttrice finanziaria (con Soren Toft come amministratore delegato da sei anni). Anche se non è mai stato messo in discussione il ruolo ancora tutt’altro che marginale del vecchio comandante venuto dalla costiera sorrentina.

Detto per inciso, Gianluigi Aponte «manterrà il ruolo di presidente esecutivo», come specificato nell’annuncio. Secondo la classifica di “Forbes”, Aponte senior ha un patrimonio di 37,7 miliardi di dollari e la stessa cifra la moglie Rafaela Aponte Diamant: messi insieme figurano fra i primi 25 nomi di tutto il pianeta.

Gianluigi Aponte, originario della zona di Sorrento, nel ’70 ha fondato con una piccola nave usata la compagnia che oggi è di gran lunga la più importante nei mari del pianeta

Attualmente Msc ha posto gli occhi a Livorno sul progetto della Darsena Europa (in tandem con gli imprenditori labronici del gruppo Neri e del terminal Lorenzini) ma la sua controllata Til è abituata a giocare sui tavoli delle acquisizioni di terminal di mezzo mondo. È in corso da tempo la trattativa che il gigante ginevrino-napoletano conduce al fianco del mega-fondo statunitense Blackrock  per prendersi  Hutchison Port Holdings e una quarantina di porti che le sono rimasti in mano (dopo che Panama le ha tolto la ghiotta concessione sul canale centroamericano): li troviamo sparpargliati ai quattro angoli del mappamondo, compresi i sei in zona Suez, più gli altri fra Olanda, Gran Bretagna, Pakistan, Messico e Australia.

Dal quartier generale ginevrino, la multinazionale del mare – che in questi anni si è allargata a comprendere le ferrovie di Italo, la gestione di terminal e infrastrutture, l’attività di logistica integrata (anche terrestre), le crociere e via elencando – tiene a presentare Diego e Alexa Aponte come non solo come i nuovi proprietari che hanno ora le leve dell’azienda ma anche, anzi soprattutto, come figure che hanno dato prova di sé esprimendo «leadership e visione» con «risultati notevoli nei rispettivi ruoli all’interno della compagnia». Dunque: un passaggio sotto il segno «della continuità, della stabilità e della crescita del gruppo Msc con la nuova generazione alla guida».

Queste le parole del comandante Gianluigi Aponte, che di Mediterranean Shipping Company è fondatore e presidente esecutivo: «Sono estremamente orgoglioso di questo importante momento: trasferire la proprietà ai miei figli non è solo il riconoscimento della loro dedizione e dei loro successi, ma anche la continuazione della tradizione marittima secolare della nostra famiglia». Aggiungendo poi: «Con Diego e Alexa al timone, sono certo che il nostro gruppo continuerà a prosperare e a onorare la nostra eredità fatta di innovazione, resilienza e impegno costante verso il mare».

La nota si conclude con una sottolineatura: cambia la proprietà (ma nell’alveo dalla famiglia) e comunque non cambia la rotta della compagnia, visto che «Msc continuerà a concentrarsi sulla propria attività principale, il trasporto marittimo di merci»: stiamo parlando di un gruppo che tiene a ribadire di essere presente con i suoi 675 uffici in 155 Paesi del pianeta, cioè quasi tutti, e di far tappa con le proprie navi «in 520 porti lungo 300 rotte commerciali, trasportando ogni anno circa 30 milioni di teu».

DALL’ARCHIVIO/1: qui il link all’analisi di Angelo Roma sulla Gazzetta Marittima che dà conto dello strapotere economico della galassia Msc che ha pochi eguali: come fosse Barcellona, Lakers e Sinner messi insieme…

DALL’ARCHIVIO/2: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima dell’autunno scorso in cui si segnala che Msc ha superato i 7 milioni di teu di capacità totale della propria stiva

DALL’ARCHIVIO/3: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si segnala il botta e risposta fra l’Authority e l’interesse di Msc insieme a gruppo Neri e Lorenzini Terminal per la Darsena Europa a Livorno 

La Msc Gulsun, in attività da sette anni: al momento di entrare in servizio era la più grande nave portacontainer esustente (con una capacità di oltre 23mila teu)

Come ben sottolinea il giornale online “Shipping Italy” di Nicola Capuzzo, la leadership di Aponte si è caratterizzata per «discrezione, visione a lungo termine e controllo familiare dell’impresa». Benché il gruppo sia cresciuto in maniera gigantesca, finora Msc è rimasta un’azienda privata con forti radici in famiglia, «mantenendo una struttura decisionale snella e indipendente, seppure abbia dato vita negli ultimi due decenni a partnership importanti con investitori istituzionali, soprattutto con il fondo Global Infrastructure Partners per il business dei terminal container gestito tramite Til». L’altro aspetto da mettere in evidenza – viene fatti rilevare – è «l’attenzione all’integrazione verticale: Msc ha investito non solo nelle navi, ma anche in terminal portuali e servizi logistici, rafforzando il proprio controllo sull’intera catena del valore».

L’ultimo asterisco vale per l’impatto occupazionale: incluse le sue attività nel settore passeggeri, il gruppo Msc dà lavoro a «oltre 200mila persone nel mondo». L’equivalente di due città come Livorno e Grosseto messe insieme.

Pubblicato il
13 Aprile 2026
di BOB CREMONESI

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