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BILANCIO

Università di Pisa, adesso i conti non sono più in rosso, ma…

Occhio all’effetto choc che può avere la fine dei fondi del Pnrr

Particolare della sede del rettorato dell’università di Pisa

PISA. I conti dell’università di Pisa non sono più in rosso: l’ateneo si lascia alle spalle il 2024, anno in cui è stato costretto a «utilizzare le riserve per coprire una perdita di 6,7 milioni di euro» (dovuta «alla riduzione di oltre 16 milioni di euro del Fondo di Finanziamento Ordinario») e ce la fa a chiudere il bilancio 2025 che al tirar della riga del totale ha il segno “più”. Per oltre mezzo milione: precisamente, 519mila euro. L’ateneo rende noto che il bilancio è stato approvato dal consiglio di amministrazione

Cosa ha portato a tale risultato? Secondo il giudizio dei vertici che guidano l’università di Pisa hanno contributo diversi fattori:

  • la crescita dei proventi per la didattica (per via «dell’aumento della contribuzione studentesca e dell’aumento dei ricavi per i percorsi abilitanti per l’insegnamento»;
  • l’incremento dei proventi legati ai progetti di ricerca (che siano «finanziati tramite bandi competitivi o commissionati da enti e imprese»);
  • il contenimento dei costi della gestione corrente (in virtù di «numerosi interventi volti a migliorare l’efficienza complessiva dei processi di funzionamento dell’ateneo»).

Ma dal quartier generale dell’università si tiene a sottolineare che il risultato economico positivo non è stato realizzato rinunciando agli investimenti: al contrario, sono cresciuti in maniera «significativa» attuando il “piano strategico” che scadrà nel 2028. Per guardare più direttamente agli investimenti nel 2025: si sono concentrati «in primo luogo sul potenziamento del personale dell’ateneo, con l’assunzione di 121 professori associati e di 66 ricercatori». È fondamentale – viene ribadito – per «limitare l’effetto dei pensionamenti e dell’esaurimento dei contratti finanziati sul Pnrr» così da poter «rafforzare l’offerta formativa, sviluppare nuovi progetti di ricerca e promuovere iniziative di terza missione». Insomma, puntando a cercare la quadra fra il bisogno di «mantenere la competitività dell’Università di Pisa nel panorama nazionale e internazionale», da un lato, e la volontà di non lasciare indietro nessuno, dall’altro.

Nei numeri del 2025 c’è anche l’assunzione di 80 addetti riguardo al personale tecnico-amministrativo: e questo – viene messo in risalto – è «in linea con l’obiettivo strategico di continuare a investire in una componente cruciale per garantire la qualità dei servizi alla comunità studentesca e per supportare efficacemente le attività di didattica, ricerca e terza missione». Beninteso, anche in questo caso «le assunzioni non comportano un aumento complessivo delle unità di personale, ma valgono a contrastare le cessazioni dal servizio».

Al di là della spesa sul fronte delle assunzioni (principalmente come rimpiazzo di chi lascia), un’altra “fetta” nella torta degli investimenti ha riguardato il capitale tecnico: «Nel 2025 – viene riferito – le risorse destinate all’edilizia universitaria sono state pari a 23 milioni di euro, di cui 17 milioni impiegati per le opere in corso relative alla realizzazione dei nuovi dipartimenti di Medicina, Biologia, Veterinaria e Ingegneria».

Da non dimenticare anche gli investimenti che hanno interessato l’acquisto di nuove attrezzature scientifiche nell’ambito dei progetti Pnrr. Quanto al rafforzamento della transizione digitale dell’ateneo, ha ottenuto un milione di euro: in tal modo Pisa «può contare sul più grande data center tra quelli delle università italiane».

Nell’analizzare i risultati economici, l’ateneo pisano segnala che è stato possibile raggiungerli «grazie al contributo determinante di tutte le componenti dell’ateneo: in primo luogo, la comunità studentesca, che pur manifestando una contrarietà di principio all’aumento della contribuzione studentesca ha collaborato attivamente alla rimodulazione del regolamento tasse in modo da salvaguardare le fasce più deboli». A ciò si aggiungano l’amministrazione centrale e i dipartimenti: sono gli attori chiave nel processo di efficientamento gestionale; i Poli, i Centri e i Sistemi, che contribuiscono alla «formazione dei proventi commerciali e svolgono un’importante funzione di supporto alle altre strutture».

Riccardo Zucchi

Così il commento del rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi: «È il frutto di iniziative portate avanti con coesione dalla nostra comunità. Desidero ringraziare, innanzitutto, la comunità studentesca che posta di fronte alla triste necessità di una rimodulazione della contribuzione universitaria, imposta dalla riduzione delle risorse da Fondo di Finanziamento Ordinario (Ffo), ha manifestato un deciso parere negativo ma ha mantenuto un atteggiamento collaborativo e costruttivo che ha consentito di effettuare interventi che hanno preservato la no-tax area e hanno ridotto, per quanto possibile, gli effetti sui redditi più bassi».

Il rettore aggiunge poi «un sincero ringraziamento» al personale docente e tecnico-amministrativo. Puntualizzando: «Il risultato di bilancio è un risultato di squadra e l’apporto di ogni giocatore è fondamentale per chiudere un esercizio in attivo».

Però c’è un “però”: questo risultato positivo non deve distogliere «l’attenzione dai rischi e dalle incertezze che caratterizzano il sistema universitario pubblico italiano». Cosa vede arrivare il prof. Zucchi? «All’orizzonte – dice – si delineano molte criticità legate a vari fattori:

  • la conclusione del Pnrr «rischia di lasciare numerosi ricercatori e dottorandi senza un’adeguata copertura economica» (portando così ad «un nuovo definanziamento del sistema universitario»);
  • il piano straordinario di reclutamento dei ricercatori, «sebbene rappresenti un segnale positivo», risulta «ampiamente insufficiente rispetto alle effettive esigenze del sistema» (oltretutto le risorse stanziate «richiedono comunque un cofinanziamento da parte degli atenei»);
  • la crescita dei costi energetici («e gli effetti a catena che essa potrebbe generare sulla gestione corrente») con il rischio di «compromettere i già fragili equilibri di bilancio qualora tali aumenti non siano compensati da adeguati incrementi del Fondo di Finanziamento Ordinario».
Pubblicato il
22 Aprile 2026

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