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SCIENZA

Dite a Trump di non far arrabbiare gli squali della Groenlandia

Sono i vertebrati più longevi al mondo: uno studio guidato dalla Normale

Ricostruzione grafica dello squalo della Groenlandia Leibniz Institute on Aging Fritz Lipmann Institute da Scuola Normale online

PISA. Il presidente statunitense Donald Trump minaccia di fare un sol boccone della Groenlandia perché, a suo giudizio, l’Europa si è addormentata e non si accorge che quel quasi-continente di ghiaccio è troppo vicino alle coste americane e potrebbero infilarcisi i cinesi. Ok, ma a parte la tenacia degli abitanti che non l’hanno presa benissimo, la Casa Bianca non ha fatto i conti con qualcun altro: gli squali groenlandesi sono «i vertebrati più longevi esistenti, arrivano a età sorprendentemente avanzate, fino ad almeno tre secoli». Non solo: uno studio guidato da biologi della Scuola Normale di Pisa dice che ce la fanno a reggere botta anche quando sono acciaccati e malconci.

Fibrosi, danni mitocondriali, e stress ossidativo non precludono la vita di questi animali, che cacciano e si riproducono per centinaia di anni nelle profondità del nord Atlantico, e magari devono arrangiarsi a convivere con guai al cuore, che sarebbero fatali nell’uomo. Il team internazionale di scienziati coordinato dai biologi pisani si è preoccupato di dare una risposta alla domanda: ma com’è che ci riescono?

Il profa Alessandro Cellerino insegna fisiologia alla Scuola Normale

Questa la risposta, pubblicato dalla rivista “Aging Cell”, che arriva da Alessandro Cellerino, prof di fisiologia alla Normale: «La chiave è il fenomeno della “resilienza”: in fisiologia indica la capacità di un organismo di mantenere le sue funzioni anche in presenza di una patologia. Qui abbiamo il caso di un vertebrato il cui cuore può convivere con lesioni cardiache letali per la specie umana».

Non è solo una curiosità relativa al comportamento animale, lo dice chiaramente lo studioso pisano: «Se riuscissimo a comprendere i meccanismi molecolari che consentono questa grande capacità di adattarsi, avremo la possibilità di identificare vie sinora inesplorate che, se attivate, potrebbero favorire un invecchiamento in salute e una maggiore longevità anche negli esseri umani».

Va detto che Cellerino ha compiuto questa ricerca lo scorso anno, insieme a colleghi del Leibniz Institute on Aging di Jena, della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e dell’Universitá di Genova. L’ha fatto  analizzando, con l’assegnista di ricerca Elena Chiavacci, i tessuti cardiaci di 10 esemplari di squali della Groenlandia (Somniosus microcephalus): tutti superiori a 3 metri di lunghezza e stimati tra i 100 e i 150 anni di vita.

Grazie a tecniche di microscopia avanzate, questi tessuti cardiaci . viene fatto notare – sono stati messi a confronto con quelli di altre due specie di pesce: lo Etmopterus spinax, uno squaletto che vive nelle profondità del mar Ligure (detto Squalo lanterna dal ventre di velluto, durata della vita fino a 11 anni) e il Nothobranchius furzeri (detto killifish turchese) la cui vita è di pochi mesi ed è caratterizzato da invecchiamento rapidissimo.

«L’analisi istologica ha rivelato che le lesioni presenti nei cuori degli squali della Groenlandia non sono conseguenze della vita in profondità, in quanto assenti nello squalo lanterna, e sono presenti solo in parte e non sono così estreme nel killifish anziano»: così il commento di Cellerino. «In particolare, – aggiunge – sono state osservate estese fibrosi interstiziali e perivascolari in tutto il miocardio ventricolare, un estremo accumulo di lipofuscina (nota come il “pigmento dell’invecchiamento”) nei cardiomiociti, un’abbondante deposizione del marcatore di stress ossidativo 3-nitrotirosina ed un esteso danno ai mitocondri». Nonostante la presenza di questi molteplici marcatori tipici dell’invecchiamento, questi esemplari apparivano sani e fisiologicamente integri al momento della cattura, segnala lo scienziato: «Il segreto per loro sembra quindi essere la capacità non di evitare, ma di adattarsi a queste lesioni cardiache».

«Quando ho messo il primo vetrino sotto al microscopio non ho creduto ai miei occhi, e intendo letteralmente», ricorda Elena Chiavacci: «Ho subito pensato a un errore tecnico o a un problema di quello specifico campione, – afferma –  non era possibile tutta quella fibrosi in un animale vivente. I dati e gli esperimenti dei mesi successivi hanno però confermato quello che sembrava impossibile, stavamo guardando tessuti cardiaci di animali sani, e addirittura centenari».

Adesso un ulteriore passo avanti consisterà nell’individuare nella mappatura del genoma dello squalo della Groenlandia (già effettuata negli anni precedenti dal team di ricerca di Cellerino) «i possibili meccanismi molecolari alla base della sorprendente resilienza cardiaca di questo animale», come spiega il prof.

Una parte fondamentale in questo studio è stata svolta dal prof. John Fleng Steffensen dell’Universitá di Copenhagen, scomparso di recente. «Questo studio è dedicato alla sua memoria», precisa Cellerino. È stato lo scienziato dell’ateneo danese a descrivere per primo la longevità dello squalo della Groenlandiaosus microcephalus”.

Pubblicato il
28 Aprile 2026

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