Visita il sito web
Tempo per la lettura: 4 minuti
OSSERVATORIO ANCE

L’edilizia cresce ma entro breve bisognerà rimpiazzare 7mila addetti oltre i 60 anni

Massai: le competenze sono l’infrastruttura invisibile del settore

Tecnici al lavoro in un cantiere edile

FIRENZE. Il paradosso sta in tre cifre. La prima è più 2,3%: segnala la crescita del valore aggiunto nei dodici mesi dello scorso anno. La seconda è perfino meglio e sfiora il 4%: indica quanto è aumentata l’occupazione. La terza indica 7mila: avverte che nel giro di pochissimo tempo bisognerà trovare il modo di rimpiazzare un esercito di lavoratori, visto che sono appunto 7mila gli addetti che hanno passato i sessant’anni e dunque sono a un passo o due  dalla pensione. Con una sottolineatura: da un lato, c’è il “termometro” economico che indica crescita; dall’altro, c’è una prospettiva che segnala un problema grosso quanto una casa, perché non stiamo parlando solo di braccia purchessìa bensì di competenze. E il saper fare, si sa, non si crea con un colpo di bacchetta magica da un istante all’altro…

È quel che salta fuori da un report del centro studi di Ance Toscana, l’organizzazione di categoria dei costruttori in casa Confindustria: è stato presentato – insieme al neonato Osservatorio Regionale dell’Edilizia, promosso da Ance Toscana – nel corso di “Generazione Cantiere”, l’evento che la stessa associazione dei costruttori confindustriali ha promosso a Firenze, al Palazzo degli Affari, in tandem con Ance Toscana Giovani. Una iniziativa tenuta a battesimo in nome di una idea di fondo: sgomberare il tavolo dal vecchio identikit del settore edile per provare a descrivere un nuovo approccio al costruire (e, in questa  maniera, provare ad «attrarre nuovi talenti», com’è stato esplicitamente segnalato).

Cosa racconta il dossier dell’Osservatorio? Occhi puntati sui dati del settore, della sicurezza, della formazione e dei fabbisogni delle imprese. L’intenzione è quella di «costruire nel tempo un patrimonio informativo condiviso» che sia spendibile come bussola per orientare in modo intelligente tanto la programmazione formativa quanto le politiche per l’innovazione.

La difficoltà di cui si diceva all’inizio non è una congiuntura nata per un capriccio di coincidenze, un crinale da scollinare e poi tutto filerà liscio in discesa: già adesso l’edilizia in Toscana soffre «la mancanza di tecnici e operai specializzati». Eppure – viene messo in evidenza – stiamo parlando di un settore che, «sia in termini di addetti che di ricchezza prodotta, incide per circa un quarto sull’intero apparato industriale regionale». Di più: è anche «la leva determinante per gli investimenti infrastrutturali, per i programmi di rigenerazione urbana e per la transizione ecologica ed energetica».

Dalla ricerca presentata nell’iniziativa fiorentina balza sotto la luce dei riflettori un certo qual fossato tra domanda e offerta di lavoro: «Il 69% cerca figure tecniche come direttori di cantiere e project manager e l’87% delle imprese toscane necessita di figure operaie (soprattutto muratori, operatori di macchine e carpentieri)». E poi: «Mancano tecnici assistenti, direttori di cantiere, tecnici di contabilità di cantiere che risultano anche i più difficili da reperire insieme ai project manager e responsabili di commessa».

Rossano Massai, presidente di Ance Toscana

L’analisi mette l’accento anche su un altro aspetto: soltanto il 40% delle imprese, parola di Ance Toscana, è «impegnato in contesti di innovazione o digitalizzazione». Cos’è che frena? Fra le cause vengono indicate soprattutto: costi elevati e difficoltà di cogliere i benefici degli investimenti. Ma, secondo quanto emerso, dipende anche dalle traiettorie della formazione interna: al presente non abbraccia questi temi perché «resta mirata ad aggiornare le competenze tecniche e professionali» e ad «adeguarsi alle normative e ai nuovi obblighi di legge». Come dire: non è una scarsa attenzione verso la qualificazione del personale ma, semmai, «la difficoltà concreta di sottrarre risorse umane e tempo produttivo alle attività di cantiere». Dal report si chiarisce che è avvertito in modo crescente dalle imprese «il bisogno di inserire nel proprio organico personale che possieda già una preparazione tecnica adeguata ai nuovi processi produttivi e normativi del settore: è in questo quadro che la formazione tecnologica superiore e il sistema Its assumono un ruolo strategico».

«La questione oggi non è soltanto dire che mancano lavoratori, cosa che ormai sappiamo tutti». Rossano Massai, presidente di Ance Toscana, sposta il tiro e dice che il bersaglio dev’essere un altro: «Il vero tema è che mancano competenze adeguate ad accompagnare la trasformazione profonda dei nostri cantieri». Aggiungendo poi: «Le competenze sono diventate l’infrastruttura invisibile del nostro settore: sono ciò che permette alle imprese di innovare e garantire sicurezza. Se non investiamo ora, rischiamo concretamente di rallentare lo sviluppo della Toscana di domani».

Massai tiene a mettere i puntini sulle “i”: «Non chiediamo risorse, ma una governance condivisa delle competenze tra istituzioni, sistema educativo e mondo produttivo». E il motivo è presto detto: la questione delle competenze «non si risolve con misure temporanee o con progetti episodici». Il Massai-pensiero è da tradurre così: «Serve una strategia stabile. La nostra richiesta alle istituzioni è quindi quella di costruire insieme un sistema permanente di confronto, programmazione e monitoraggio».

C’è, insomma, da disegnare l’identikit del fabbisogno di competenze: a cominciare da quali servono e come si costruiscono. L’ Osservatorio Regionale dell’Edilizia – promosso come detto da Ance Toscana – nasce su queste basi, e mette sul tavolo «anche proposte concrete e operative». Come quella dell’istituzione di un “tavolo regionale permanente” che «coordini programmazione formativa e fabbisogni reali delle imprese».

L’Osservatorio vuol presentarsi come «strumento permanente di monitoraggio, previsione e supporto alle politiche regionali». La prima scommessa passa attraverso «il rafforzamento della filiera “4+2” per rendere le professioni tecniche più attrattive per i giovani». Come? L’idea è quella di «una connessione stabile tra scuole, Its Academy (cioè il post-diploma), imprese e/o un possibile sviluppo di accordo fra Regione e ministero per la filiera della formazione regionale». Con un tassello del puzzle specificatamente dedicato alla sicurezza come politica strutturale: «Deve diventare – è stato detto – parte integrante dell’organizzazione del lavoro e della qualità del cantiere»

Pubblicato il
22 Maggio 2026
di BOB CREMONESI

Potrebbe interessarti

Cogito, ergo vedo nero

Provo a fare una sintesi di quanto emerso e sta emergendo dalle diatribe sulla Darsena Europa, con tanto di chiarimenti dal commissario/prefetto e gallinaio vario sulle aree pressoché completate. È un’analisi mia personale, condita...

Leggi ancora

Addio amico Giorgio

LIVORNO. Non è soltanto la scomparsa a 91 anni di un importante imprenditore del settore portuale: la morte di Giorgio Fanfani, avvenuta nella notte di domenica, segna la perdita di un altro pezzo dell’anima...

Leggi ancora

Il provvisorio permanente

Non sottovaluto, certo, i mille problemi che travagliano l’Autorità di Sistema Portuale del povero presidente Gariglio, stretto tra le morse della politica in zuffa continua e quelle degli operatori che pretendono scelte rapide e...

Leggi ancora

Se il domani è già oggi…

«Tutto in ritardo e oggi questo, alla luce della velocità con cui si concretizzano i cambiamenti nello scenario geopolitico e in quello dell’interscambio mondiale, quella che era considerata una regola non scritta, ovvero il...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio