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ENERGIA RINNOVABILE

Fotovoltaico in campagna, sì della Regione a un impianto in Maremma

Legambiente: i pannelli nei campi sono il futuro. Tanti sindaci: no, è un rischio

Pannelli fotovoltaici in campagna e le coltivazioni in mezzo

FIRENZE. Semaforo verde dalla Regione Toscana sotto il profilo della compatibilità ambientale per il progetto dell’impianto agrivoltaico Ribolla messo in programma in Maremma tra Roccastrada e Grosseto dalla società Spv Energy 3 srl. A darne notizia è la stessa Regione Toscana segnalando che il proprio ok è stato rilasciato nell’ambito del procedimento di Valutazione di impatto ambientale collegato all’autorizzazione unica energetica.

È da segnalare che l’intervento prevede un impianto agrivoltaico con una potenza nominale di circa 20 megawatt, oltre alle opere di connessione alla rete elettrica nazionale. Il pronunciamento favorevole arriva al termine dell’istruttoria tecnica e della Conferenza dei servizi: sono state giudicate positivamente in modo positivo le modifiche migliorative che nel corso del procedimento sono state predisposte riguardo al progetto inizialmente presentato.

La validità della pronuncia ambientale sarà di cinque anni dalla data di rilascio dell’autorizzazione unica energetica. È entro questo termine temporale che il proponente deve presentare la documentazione di collaudo e la certificazione di regolare esecuzione delle opere, attestando la conformità dell’intervento rispetto al progetto approvato. La nota della Regione segnala che nel provvedimento rientra «anche la verifica del piano preliminare di utilizzo previsto dalla normativa nazionale sulle terre e rocce da scavo».

Eugenio Giani, presidente Regione Toscana

Queste le parole del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: «L’agrivoltaico rappresenta una delle sfide più importanti per coniugare produzione energetica da fonti rinnovabili e tutela del territorio agricolo». Aggiungendo poi: «La Toscana continua ad investire in una transizione energetica sostenibile, capace di attrarre investimenti, creare sviluppo e contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione, mantenendo alta l’attenzione sugli equilibri ambientali e paesaggistici dei territori coinvolti».

Proprio in questi giorni torna alla carica sull’agrivoltaico l’associazione ecologista Legambiente: lo fa spiegando che non si tratta semplicemente di tecnologia. «È una scelta di sistema – affermano gli ambientalisti del “cigno” –  capace di tenere insieme transizione energetica, produzione agricola e tutela del suolo». Da tradurre così: è insieme «una leva concreta per rafforzare la decarbonizzazione e l’autonomia energetica del Paese», comunque offrendo «nuove prospettive al settore primario» grazie alla diversificazione delle entrate economiche delle imprese agricole. Anche perché mette in tandem pratiche agricole e fotovoltaico, visto che «si coltiva tra le file dei pannelli fotovoltaici, garantendo la continuità delle pratiche agricole» nel segno di una «integrazione possibile» che supera la vecchia contrapposizione tra produzione di energia e produzione di cibo.

Sullo stato dell’arte di questo particolare campo delle rinnovabili è stato presentato proprio in questi giorni da Legambiente il dossier “L’agrivoltaico in Italia 2026” nel corso di un forum specifico a Roma. Le più recenti rilevazioni di SolarPower Europe indicano che a livello europeo sono attivi «oltre 200 impianti agrivoltaici, per una capacità superiore ai 15 gigawatt» (principalmente «in Francia, Germania e Paesi Bassi»). E in Italia? Il settore sta vivendo «una fase di forte espansione progettuale, con migliaia di proposte presentate e oltre 700 progetti selezionati nell’ambito del Pnrr, per una potenza installabile prossima ai 2 gigawatt». Ma con un paradosso: «aumentano gli investimenti e i progetti, ma la loro realizzazione procede a rilento».

Già dalla primavera di due anni fa il giornale online “Maremma Oggi” aveva segnalato che le campagne maremmane erano al centro di «una invasione silenziosa di specchi» che, rialzati dal terreno, «rischia di cambiare il paesaggio della terra più bella del mondo». Precisando che non è questione limitata alla Maremma, visto che «Montalcino e la val d’Orcia e altre zone della Toscana sono in fibrillazione». Basti dire che già allora – questa la sottolineatura della testata maremmana – 25 sindaci toscani avevano inviato una lettera al ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida e all’allora assessora regionale Stefania Saccardi per «denunciare l’eccessivo consumo di suolo e il rischio per paesaggi unici al mondo».

Pubblicato il
27 Maggio 2026

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