L’ex start-up è cresciuta e vuol “dare voce all’oceano”
WSense, pioniera nel "wifi sottomarino", ora è nella galassia Fincantieri

Chiara Petrioli, CEO Wsense
ROMA. Dal vertice di WSense la presentano così: come “un nuovo modello di innovazione industriale” in nome dell’ “affermazione delle tecnologie italiane nel mondo”: da un lato, una impresa deep tech accelera la competitività di un grande gruppo internazionale; dall’altro, “un grande gruppo sceglie di investire direttamente in una realtà deep tech ad alto potenziale, sostenendone la crescita attraverso know-how industriale, accesso ai mercati globali e capacità di esecuzione”, secondo quanto viene evidenziato dall’azienda tecnologica romana.
Il riferimento è al fatto che Fincantieri è entrata nel capitale della società come azionista di maggioranza. Come dire: non una semplice vendita del pacchetto di controllo bensì un nuovo stadio di maturazione. È quel che tiene a sottolineare Chiara Petrioli, amministratrice delegata di WSense: “Manteniamo la nostra autonomia e identità di deep tech company, rafforzando al tempo stesso la capacità di portare le nostre tecnologie su scala globale”.
Bisogna, insomma, saper cogliere il balzo in avanti: “L’operazione dimostra come in Italia sia possibile costruire modelli virtuosi di innovazione, in cui una deep tech diventa abilitatore strategico per la competitività di un grande gruppo internazionale e del sistema Paese”.
Stiamo parlando di una ex start-up nel campo dell’ultra-tech che è nata come spin-off dell’Università La Sapienza di Roma e ora ha già messo piede nei territori delle scale-up consolidando la propria ascesa. Specializzazione: sistemi di monitoraggio e comunicazione subacquea. Puntando sullo storytelling, lo chiamano in maniera un po’ più poetica e visionaria: “Dare voce all’oceano”. Cioè: rendere possibile la raccolta di dati sottomarini su larga scala e ad alta densità, in tempo reale e nel pieno rispetto degli ecosistemi. Non è così semplice: in ambiente marino le frequenze di un wifi sono assorbita dall’acqua a brevissima distanza, tant’è vero che i siluri sono in genere filoguidati per poter avere istruzioni correttive se chi li ha lanciati deve far cambiare rotta.
Questo è il ragionamento standard ma l’innovazione tecnologica, grazie a brevetti sempre più avanzati, punta a superare l’impasse: dal quartier generale romano di WSense spiegano che si può riuscire a utilizzare “onde acustiche multi-frequenza e tecnologie ottiche senza fili per comunicazioni wireless sottomarine in tempo reale, affidabili e sicure, senza impattare sui fondali”.
In sostanza, si tratta di uno speciale “wifi sottomarino” in grado di “collegare robotica, sensori, attuatori e subacquei professionisti in un unico ecosistema di comunicazione unificato” (e, detto per inciso, “fornire supporto al controllo del dominio sottomarino e alla protezione delle infrastrutture critiche”).
In altri termini, per WSense la prova del nove sta nel fatto che in questa “ulteriore fase di sviluppo manterrà la propria autonomia e identità di azienda deep tech, con piena continuità nella governance e nel management”. Solo che le proprie competenze “nelle comunicazioni subacquee, nelle reti sottomarine wireless e nell’Internet of Underwater Things”, WSense le metterà dentro lo sviluppo della strategia subacquea del gruppo Fincantieri, consentendo “lo scambio di dati tra piattaforme, sensori e veicoli e favorendo la realizzazione di ecosistemi sempre più interconnessi, autonomi e resilienti”.
Del resto, è da tre anni che esiste una collaborazione fra l’azienda ultra-tech e il colosso industriale navalmeccanico pubblico: con attività congiunte – viene specificato – su “numerosi bandi gara nazionali e internazionali, integrando le tecnologie WSense nel dimostratore Deep di Fincantieri, oltre che in una serie di progetti per il monitoraggio infrastrutturale”.
Attiva dal 2017, WSense conta oggi su una squadra di oltre 80 ingegneri e ricercatori – con uffici in Italia, Norvegia e Regno Unito, e dipendenti in Francia ed Emirati Arabi – e ha trasmesso in tempo reale più di 2,5 milioni di dati oceanici con oltre 50 parametri.











