Verdesca e caviale sequestrati a Livorno da Finanza e Dogane
Erano dichiarati ma mancava la certificazione che tutela le specie protette

il carico sequestrato nel corso di una delle operazioni condotte da Guardia di Finanza e Agenzia Dogane
LIVORNO. Le scorte di verdesca e di caviale le hanno trovate passando sotto la lente d’ingrandimento le provviste di bordo che dovevano essere imbarcate nel porto di Livorno su due navi da crociera, battenti bandiera l’una di Panama e l’altra delle Bahamas. È avvenuto nel corso di due distinte operazioni di controllo messe in campo dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Livorno. In azione la Squadra operativa Cites del Gruppo delle Fiamme Gialle di Livorno e i funzionari dell’Antifrode dell’Ufficio Adm Toscana 2 di Livorno.
Nel mirino – viene fatto rilevare – una partita di pesce verdesca appartenente al genere “Prionace glauca” e di caviale del genere storione russo “Acipenser gueldenstaedtii”: tanto l’una come l’altra specie sono “sottoposti alla tutela della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (Cites) così come di un euro-regolamento del ’97, che salvaguardano gli specimen protetti mediante il controllo del loro commercio”.
Finanza e Dogane spiegano che in questo specifico campo, “grazie all’analisi dei rischi”, viene “posta particolare attenzione non solo al traffico passeggeri, ma anche alle operazioni commerciali internazionale, tra cui quelle relative alla logistica marittima”. Lo ripetono mettendo l’accento sulla “efficacia della sinergia operativa” nel “contrasto al commercio internazionale illegale di flora e fauna selvatica a tutela delle specie in via di estinzione e a salvaguardia della
biodiversità”, com’è stato ribadito illustrando l’esito della doppia operazione di controllo.
Stiamo parlando del rispetto di una importante convenzione internazionale che, come viene spiegato, mira a “garantire che il commercio internazionale di esemplari di animali e piante selvatiche non ne minacci la sopravvivenza”. Come? Con “diversi gradi di regolamentazione per diverse specie di piante e animali, elencati nelle sue appendici/allegati”.
Le due partite di merce, che probabilmente dovevano essere utilizzate nel corso di crociere, – è stato messo in evidenza da Finanza e Dogane – sono elencate “nelle liste Cites dell’Appendice II allegato B, che comprende specie che, sebbene non necessariamente minacciate di estinzione immediata, possono diventarle se il loro commercio non viene rigorosamente regolamentato”.
Bisogna dire che, in questo specifico caso livornese, i due carichi di verdesca e di caviale erano “regolarmente dichiarate”, tuttavia le verifiche hanno permesso di accertare che “le due spedizioni non erano scortate dalla documentazione necessaria (certificazione Cites) che ne autorizzasse la regolare esportazione nel rispetto della Convenzione”.
Finanza e Dogana ricordano che un principio base di civiltà giuridica: la responsabilità degli indagati sarà “definitivamente accertata con la sentenza irrevocabile di condanna” e dunque, siccome siamo ancora nelle fasi preliminari, questa è al presente una ipotesi accusatoria, vale perciò la presunzione di non colpevolezza degli indagati. Finanzieri e doganieri hanno peraltro contestato
Il personale di Finanza e Dogane ha peraltro contestato violazioni di carattere penale nei confronti di due esportatori, oltre a sequestrare la verdesca e il caviale provvedendo alla successiva confisca.











