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Il futuro? Già in arrivo con le navi

LIVORNO – Un intelligente supplemento del quotidiano livornese “Il Tirreno” sull’ultrafuturo della portualità toscana, con una proiezione d’indagine tentata dal bravo collega Mauro Zucchelli nei prossimi trent’anni, ci ha offerto l’occasione – che prendiamo con queste righe – di partecipare al giochetto occupandoci di quello che potrebbe essere l’ultrafuturo delle navi.

Perché partire dalle navi? Perché anche nel futuro le navi – come sottolineava qualche lustro fa Gianluigi Aponte – hanno l’elica e sono loro a determinare la fortuna o meno dei porti. Magari invece dell’elica alcune potranno avere l’idrogetto: ma dipenderà sempre dalle navi la fortuna o no dei porti.

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Già, le navi. L’immagine grande qui sopra si riferisce alla fregata della US Navy “Indipendence”, un trimarano militare avveniristico che supera i 30 nodi ed è spinto da idrogetti con motorizzazione elettrica. Più in piccolo, c’è lo scontornato del drone della Guardia Costiera USA capace di missioni di ricerca e intercettazione sottocosta, senza equipaggio ma guidato in modalità remote con le stesse possibilità di una vedetta con equipaggio.

Qualcuno obietterà: siamo in campo militare, che c’entra? Ma tutti sanno che dopo la sperimentazione militare, certe tecnologie passano al campo civile. E l’ipotesi di una derivazione commerciale dei modelli “Indipendence” non è tanto fantastica, in quanto si stanno studiando per certe rotte dove la tempistica è importante, unità commerciali veloci in grado di portare centinaia di passeggeri e altrettante auto con motorizzazioni hybrid elettriche supportate da turbine a gas GNL. Un primo passo, come già sono in corso (ecco il parallelo con il drone sempre in prima pagina) esperimenti di rimorchiatori senza equipaggio nei porti del Nord Europa e del Far East.

Ipotizzare dunque un futuro dei porti sulla base di navi tradizionali – sia pure più o meno grandi come avviene per le fullcontainers – può essere riduttivo. Così come il mondo dei supply è in fase di trasformazione con la diffusione delle stampanti 3D – ma prima che si annullino i viaggi cargo tant’acqua dovrà ancora passare sotto le carene – così si dovrà tener d’occhio lo sviluppo delle navi per ipotizzare i porti dei prossimi trent’anni. Basterà prendere a modello quello che già succede nel Far East, con le gru in remote, carrelli e transtainers senza conducente, servizi gestiti tutti da un unico “grande fratello” sul modello del digital smart port ipotizzato da Angelo Roma nello stesso supplemento del “Il Tirreno”?.

Anche in passato abbiamo visto ipotizzare e sperimentare soluzioni allora avveniristiche – ricordiamo le LASH? – che non hanno avuto seguito. Oggi come sempre, ipotizzare il futuro è un interessante, anche doveroso, esercizio intellettuale che si basa sulle tecnologie possibili ma non è molto più preciso del ricorso – millenni fa – alla Sibilla Cumana.

Cercar virtute e conoscenza, è quanto dobbiamo imporci. Come l’augurarci che il tuffo nell’ultrafuturo proposto dall’amico Mauro non si limiti a un pur intelligente supplemento raccatta-pubblicità del suo quotidiano ma stimoli interventi e approfondimenti. Noi ci siamo.

A.F.

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Pubblicato il
4 Marzo 2020

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