Visita il sito web
Tempo per la lettura: 5 minuti
L'ARMATORE PARTENOPEO

Il senso di Grimaldi per Pechino: rotte, navi, auto e credito

L’ultima nave fa una rotta asiatica ed è finanziata in parte da Bank of China

Da sinistra: Emanuele Grimaldi, amministratore delegato del gruppo armatoriale di famiglia, e Miao Jianmin, presidente del China Merchant Group

NAPOLI. Emanuele Grimaldi, numero uno della compagnia armatoriale di famiglia, non l’aveva mandata a dire: la politica si accapiglia sul chi sta con chi e tutti quanti addosso alla Cina come l’impero del male. Lui proprio no, e mica perché da ragazzino avesse nella cameretta il poster di Mao o da giovane sognasse di diventare “guardia rossa della rivoluzione”. Al contrario, di fronte al taccuino dell’autorevole testata genovese “ShipMag”, aveva chiarito di parlare da imprenditore: «Oggi ho in costruzione in Cina 30 navi: tutte con un’efficienza non solo energetica e una produttività doppie rispetto al passato». E più della metà (17) sono per il mercato cinese. Non ha proprio fatto manco una piega dinnanzi al diktat di Trump che pur di rianimare l’industria statunitense in affanno era disposto a inventarsi pesanti castighi extra (quasi un altro “dazio”) per gli armatori che anche solo avessero nella propria flotta navi cinesi: le ha confermate, una per una…

Tutto questo torna in mente mentre, pur avendo davanti a sé tutte le possibilità di qualunque mercato della finanza globalizzata, la famiglia armatoriale napoletana ha deciso che per Grimaldi Euromed spa avrebbe siglato con la filiale milanese della Bank of China «un accordo di finanziamento destinato alla copertura parziale dell’acquisto della nuova nave “Grande Melbourne”».

La “Grande Melbourne” – viene spiegato – è «la quinta di 17 nuove navi porta-veicoli» – in gergo “Ptct” (Pure Car & Truck Carrier) –  che Grimaldi ha ordinato «tra il 2022 e il 2023, per un investimento complessivo di oltre 1,6 miliardi di dollari Usa». L’importo finanziato dall’istituto cinese è di 57 milioni di euro, durata 10 anni: vale come sostegno dell’«ampio piano di investimenti della compagnia di navigazione partenopea per il potenziamento ed ammodernamento della propria flotta», come sottolineano dal quartier generale del gruppo. È dunque solo una parte limitata del gigantesco sforzo finanziario della dynasty Grimaldi nell’ammodernare la flotta. Al di là della linea di credito in sé, non è da escludere che valga anche come segnale di attenzione: la Bank of China è l’ex banca centrale di Pechino, è controllata dallo Stato ed è un gigante sulla scena internazionale.

La nave “Grande Melbourne” nel cantuere a Shanghai durante la cerimonia di consegna alla flotta Grimaldi nell’ottobre scorso

Del resto, nel colloquio con “ShipMag” il leader del gruppo armatoriale partenopeo era tornato su un concetto che ha ripetuto di quando in quando, soprattutto in occasione della consegna delle navi fatte costruire in cantieri cinesi. «Il mercato cinese è il più grande mercato del mondo e gli europei la facevano da padroni. Soprattutto i tedeschi: fino all’anno scorso in Cina la Volkswagen era l’auto più venduta». Aggiungendo poi: «Ora, credo sia legittimo e giusto che voglia avere una propria industria: oggi i cinesi fanno auto pulite, con zero emissioni, tecnicamente avanzatissime e le vendono a noi europei. C’è una narrativa spesso sbagliata: la verità è che su ricerca, sviluppo e tecnologia sono all’avanguardia». Di più: «La lettura eurocentrica, direi con un neologismo occidentalocentrica, non ha più alcun senso».

Non è certo un segreto che Grimaldi costruisca in Cina le nuove navi della sua flotta e lo fa non perché compensano facendo pagare quattro soldi navi di limitato valore tecnologico. L’opposto: la cantieristica cinese «ha fatto passi da gigante e le navi varate oggi in Cina sono gioielli se paragonate a quelle varate negli anni scorsi dai nostri cantieri europei». Questo balzo tecnologico vale anche per le auto: lo spiega al giornale diretto da Teodoro Chiarelli proprio Grimaldi che dalla Cina e verso la Cina importa e exporta auto. «La risposta europea – dice – è stata di alzare barriere doganali, alle quali Pechino ha risposto a sua volta tassando le auto premium europee, soprattutto tedesche, mettendole di fatto fuori mercato proprio nel primo mercato mondiale dell’auto, quello cinese».

Merita attenzione questa visione imprenditoriale che sembra smarcarsi dalle frenesie ideologiche che sembrano diventare il modo abituale di rapportarsi alla realtà. Basti pensare al ribaltamento dello schema d’analisi: nel citato colloquio, Emanuele Grimaldi invita di fatto a uscire dal solito schema in cui la Cina è solo la “manifattura del mondo” che scopiazza quel che fanno le economie avanzate e riesce tutt’al più a rifarlo ma peggio, solo che è talmente a basso prezzo da risultare conveniente. Da tradurre: non è più vero che, come si diceva, gli Usa inventano, l’Europa regola e la Cina fotocopia. Difficilmente le cose si lasciano ingabbiare negli schemini pronto uso, e questo link vi rimanda a una utile analisi dell’Ispi sulle contraddizioni che anche la Cina ha in pancia: ma guai a credere che l’industria cinese è rimasta cinquant’anni indietro rispetto a noi.

Lo riprova quel che sta avvenendo nell’industria dell’auto: nel periodo gennaio-novembre 2025 sono state immatricolate nel nostro Paese 88.259 auto di marchi cinesi (Mg cioè Saic, Byd, Omoda & Jaecoo e via dicendo), più del doppio rispetto ad appena dodici mesi prima. Tutte queste case automobilistiche valgono ormai quanto una big: la quarta forza del mercato italiano, alle spalle di Fiat, Toyota e Volkswagen, grossomodo all’altezza di Dacia ma prima di Peugeot, Renault, Bmw o Ford, tanto per capirci.

Della “Grande Melbourne” la “Gazzetta Marittima” ha già parlato diffusamente nelle scorse settimane, al momento della presa in consegna: vale la pena di sottolineare che Grimaldi l’ha destinata a essere impiegata su collegamenti marittimi dedicati al mercato asiatico. Tradotto: un operatore europeo che in nome del proprio rango internazionale prende auto cinesi e le smista in Asia.

Detto per inciso, la “Grande Melbourne” può trasportare oltre 9mila veicoli (anzi Ceu, cioè “car equivalent units”) con «un ridotto impatto ambientale»: le tecnologie di ultima generazione – viene segnalato – sono in grado di dimezzare l’indice di emissioni di CO2 per carico trasportato rispetto a quello delle unità simili della precedente generazione. Non basta: dal Rina (Registro italiano navale) ha ricevuto la notazione di classe “ammonia ready”, cioè pronta per essere successivamente convertita all’utilizzo dell’ammoniaca come combustibile alternativo a zero emissioni di carbonio. Senza contare che è predisposta per ottenere energia elettrica da terra durante l’ormeggio: un modo per evitare di esser costretti a tener accesi i motori durante le soste in porto, e perciò per ridurre lo smog.

Da sinistra: Luigi Pacella Grimaldi (direttore “automotive intercontinental” di Grimaldi) e Tianshu Xin, amministratore delegato di Leapmotor International

La filiale milanese della Bank of China – viene fatto rilevare nella nota dell’armatore – «sottolinea che l’accordo di finanziamento con il gruppo Grimaldi conferma la crescente attenzione dell’Istituto per l’economia del mare e per il supporto alle imprese italiane»: in tal modo, secondo quanto viene riferito, rafforza ulteriormente «l’impegno a favore del tessuto imprenditoriale locale, che nel 2025 beneficerà di nuove erogazioni per un importo complessivo superiore a 350 milioni di euro».

Queste le parole di Diego Pacella, amministratore delegato del gruppo armatoriale partenopeo: «Con l’accordo di finanziamento destinato all’acquisto della “Grande Melbourne”, la filiale milanese di Bank of China dimostra di credere nell’importante programma di rinnovamento della flotta e di potenziamento dei servizi marittimi in chiave “green” del Gruppo Grimaldi». Aggiungendo poi: «Auspichiamo che questa partnership possa proseguire e rafforzarsi nel tempo nel segno di valori condivisi, come quello della sostenibilità».

Mauro Zucchelli

Pubblicato il
20 Dicembre 2025
di MAURO ZUCCHELLI

Potrebbe interessarti

Calci agli zoppi (e alla Zim)

“Agli zoppi, calci negli stinchi!”. L’ironica e amara battuta è tutta livornese: e ci è tornata in mente nel leggere il compendio statistico dell’Avvisatore Marittimo sui traffici portuali 2025, con il relativo richiamo del...

Leggi ancora

Navi monster, porti nani

Come sempre, le recenti considerazioni del maritime consultant Angelo Roma, nostro importante collaboratore, sul gigantismo navale nel settore dei teu innescano per ricaduta altre considerazioni: quelle sulle strutture della logistica teu, a cominciare dai...

Leggi ancora

Pensieri oziosi sulla Riforma

Scritte a caldo, anzi sul bruciore derivato dalle prime anticipazioni, arrivano a raffica le fucilate sulla riforma dei porti: ovvero l’attesa, auspicata riforma della riforma riformata. Siamo al terzo passaggio e questa volta non...

Leggi ancora

Rigassificatori e logica

Prendiamola larga per un attimo: da Eraclito a Zenone, fino ad Aristotele, la logica è quella dottrina che chiarisce i meccanismi consequenziali. Se mi avete seguito nello sproloquio, converrete con me che il recente...

Leggi ancora

Quando il saggio saggia

Ci sono a volte, nel comportamento delle persone, scelte difficili da fare: ma una volta fatte, non è difficile spiegarle. È il caso, per la nostra realtà livornese, delle dimissioni del maritime consultant Angelo...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio