Addio al professor Enrico Taliani, “sociologo dai piedi scalzi”
Alla scoperta delle culture dell'altra metà del mondo. Fra i fondatori del corso di scienze per la pace,

Il professor Enrico Taliani, sociologo dell’università di Pisa
PISA. Si è spento all’età di 91 anni il professor Enrico Taliani, per lunghi anni docente dell’Università di Pisa: è stato fra i fondatori del corso di laurea in scienze per la pace. L’ateneo lo ricorda utilizzando una sua auto-definizione: “sociologo dai piedi scalzi” perché – viene sottolineato – «profondamente convinto che per capire il mondo, sia sul piano accademico sia su quello umano, fosse necessario partire da quel semplice gesto di togliersi le scarpe: poco comune e proprio di chi intende camminare nel mondo con curiosità intellettuale, interrogandosi e confrontandosi con grande umiltà, mettendosi sempre in ascolto dell’altro».
Era nato a Pontedera e sembrava destinato a raccogliere il testimone dal padre nella carriera imprenditoriale. Quella scelta derivava dalla vocazione per un approccio allo studio basato sull’atrui comprensione: la svolta quando, durante il periodo di studi in Germania, arriverà per la prima volta come ricercatore in Africa. È qualcosa che lo segna nel profondo: molti anni della sua esistenza sono spesi come ricercatore in quella parte del mappamondo; in seguito, alla metà degli anni ’90, avrà una cattedra all’Università di Mabuto in Mozambico.
La parabola di studioso – viene messo in evidenza nel ricordo che l’ateneo pisano ne fa per mano di Barbara Bonciani, sua allieva e poi docente di sociologia generale e dello sviluppo – lo vede ricercatore all’Institut fur Empirisce Soziologie an der Universitat des Saarlandes (Germania) dal 1963 al 1970 e al Cris (Centro Ricerche Industriali e Sociali) a Torino dal 1970 al 1972. Successivamente ha ricoperto il ruolo di docente di antropologia e sociologia urbana e rurale, teoria dello sviluppo all’Università di Messina, per poi arrivare all’Università di Pisa dove ha insegnato sociologia dello sviluppo e dei sistemi sociali comparati (e, come detto, «fondatore, insieme ad altri colleghi e colleghe, del corso di laurea in scienze per la pace»).
Una volta lasciato l’insegnamento, ha in realtà proseguito l’attenzione allo studio e alla ricerca («frequentando assiduamente le biblioteche di Pisa e di Pontedera»). Ritiratosi nella sua casa in campagna a Crespina, ha dato vita – viene ricordato – a tre saggi di memorie, l’ultimo nel 2021 dedicato all’Africa dal titolo “Africa culla e madre dell’Umanità”, edito da Ibiskus Ulivieri, in cui racconta la sua esperienza di vita e di ricerca dell’alterità nei luoghi che più hanno segnato la sua vita.
«Il professor Taliani – mette in risalto Bonciani – è stato uno dei professori più amati dagli studenti e dalle studentesse. Le sue lezioni erano vere e proprie immersioni nella comprensione dell’alterità e della complessità della realtà che ci circonda. Con i suoi modi gentili e con la trasmissione generosa della sua esperienza diretta nei Paesi poveri, insegnava a coltivare l’empatia, a mettersi nei panni dei più deboli, a prendere parte alle lotte contro ogni forma di ingiustizia, con la consapevolezza che arrendersi di fronte ad un mondo di guerre e ingiustizie non è possibile e che lottare per una società migliore è un dovere, per alcuni una vocazione». Aggiungendo poi: «In questo momento storico, in cui la morale della forza prevale sul diritto internazionale e in cui la violenza e l’odio verso il “diverso“ hanno preso il sopravvento, il pensiero e la produzione scientifica del professor Taliani assumono ancora più valore. Un mondo in cui quella curiosità intellettuale e quella dialettica in cui tanto il professor Taliani credeva e per cui tanto si è speso, sembrano aver abbandonato il campo, lasciando semplificazioni del pensiero e conflitti sostituirsi al dialogo».











