Nasce il super-polo tech di Fincantieri per il controllo degli abissi
Chi sono le aziende acquisite: andranno al fianco di Wass

L’immagne simbolica del controllo della dimensione subacquea con cui Fincantieri ha accompagnato l’annuncio delle acquisizioni
TRIESTE. Fincantieri è un gigante industriale pubblico italiano che ha strutturato qualcosa di più complesso attorno all’identikit di uno dei gruppi di cantieristica navale di maggiore rilevanza al mondo: con 24mila addetti, 7mila navi costruite, 18 impianti industriali in tre continenti (e, in moneta sonante, 9,2 miliardi di euro di ricavi 2025, un carico di lavoro complesso pari a 63,2 miliardi con 97 navi nel portafoglio ordini). In mano al ministero dell’economia per il tramite di Cassa Depositi Prestiti che con la controllata Cdp Equity ne ha in pugno il 64%.
Ecco che, sotto il segno del motto aziendale per cui Fincantieri il futuro «non lo segue ma lo crea», ha annunciato di aver messo nel radar un poker di acquisizioni sul fronte caldissimo della subacquea per essere protagonista di questo dominio che, a protezione delle rotte delle merci e dei cavi delle connessioni digitali, viene ritenuto la nuova frontiera dell’economia. Obiettivo di questo programma: creare «un campione internazionale» che si occupi di quanto si muove sott’acqua, esborso iniziale 600 milioni di euro per «accelerare nei droni marini e nella subacquea civile e militare».
Le quattro aziende coinvolte nell’operazione sono:
- Next Geosolutions Europe: è stata fondata una dozzina di anni fa da un pool di imprenditori italiani in tandem con l’armatore Marnavi, è attiva nei settori delle energie rinnovabili offshore, dell’offshore oil & gas e dei cavi sottomarini. È un punto di riferimento nel mercato delle “survey” marine e a livello internazionale nel settore delle geoscienze marine e nei servizi di supporto alle costruzioni offshore. A ciò si aggiunga che nel 2025 i ricavi sono arrivati a quota 300 milioni. Da poco più di due anni è quotata su Euronext Growth Milan.
- Wsense: è una “scale-up” romana, cioè ha già fatto il passo che viene dopo la rampa di lancio come start-up nata come spin-off dell’Università La Sapienza di Roma. Si occupa di comunicazioni subacquee e dell’ “Internet of Underwater Things”, ritenuto «ambito sempre più strategico per la protezione delle infrastrutture critiche, la difesa, il monitoraggio ambientale e lo sviluppo dell’economia subacquea.
- Graal Tech: è anch’essa allo stato di “scale-up” e anch’essa è nata come spin-off in ambito universitario (ma a Genova), è specializzata nella progettazione e costruzione di tecnologie robotiche subacquee modulari e “su misura” secondo le esigenze della committenza, così come nello sviluppo di mezzi senza conducente di piccole-medie dimensioni.
- Defcomm: è una start-up italiana con sede a Roma, è attiva nel progettare e costruire droni di superficie con capacità avanzate di guida autonoma (velocità elevate e lunga autonomia).
Grazie agli accordi per acquisirne la maggioranza, si arriva a mettere in piedi nelle mani di Fincantieri «il primo operatore verticalmente integrato della subacquea, con 8 realtà leader nelle loro rispettive attività in grado di orchestrare soluzioni end-to-end integrate lungo tutta la catena del valore in maniera sinergica»: e questo – si aggiunge – spaziando «dal hardware al software e alle telecomunicazioni, dalla fornitura di mezzi subacquei all’erogazioni di servizi, beneficiando di cross-selling, sviluppo prodotti congiunto, economie di scala e di scopo». Insomma, premendo l’acceleratore riguardo alla strategia del segmento subacqueo come da piano industriale 2026-2030.
Dal quartier generale di Fincantieri la mettono in successione con la linea di operazioni compiute con l’acquisizione e l’integrazione prima di Remazel (2024) e poi Wass (2025): la Wass, con una fabbrica di siluri alle porte di Livorno è rimasta nella galassia pubblica passando dall’orbita di Finmeccanica-Leonardo (con l’acronimo che stava a significare Whitehead Alenia Sistemi Subacquei mentre sotto Fincantieri è rimasto come marchio storico ma come Wass Submarine Systems.
Dopo aver rastrellato in febbraio mezzo miliardo di euro grazie all’aumento di capitale sotto la regia di Bnp Paribas, Mediobanca e Jefferies più Deutsche Bank e Unicredit con un collocamento riservato a investitori istituzionali che è andato esaurito in poco più di un’ora mentre la domanda era il quintuplo dell’offerta. Gli accordi, come viene illustrato dai vertici di Fincantieri, sono relativi a «quattro acquisizioni strategiche» sul fronte della subacquea che trasformando in modo significativo il posizionamento di Fincantieri in un «segmento sempre più centrale per la sicurezza, l’energia e lo sviluppo delle infrastrutture critiche».
Dietro l’operazione c’è l’idea che il segmento di quel che c’è sotto il livello del mare abbia acquisito una «crescente rilevanza strategica negli ultimi anni»: da un lato, per lo sviluppo dell’interesse economico per le risorse che negli abissi ci sono; dall’altro, per lo scenario geopolitico «sempre più instabile» che presenta rischi «per la sicurezza, per la continuità delle forniture e per la libertà di comunicazione globale»
L’analisi del dossier con cui Fincantieri accompagna l’annuncio di queste quattro acquisizioni focalizza alcuni aspetti chiave:
Nei fondali marini si concentrano «importanti risorse come petrolio, gas naturale e terre rare così come nuove opportunità per la produzione di cibo sostenibile (acquacoltura)»
- L’80% dei fondali e il 98% degli abissi risulta «ancora oggi inesplorato»
- Ha un interesse sempre più rilevante (perché sono accresciute le minacce) la «protezione delle infrastrutture per trasporti marittimi (esempio: porti), l’oil&gas (esempio: rigassificatori e condotte) e l’offshore dell’energia eolica
- Il traffico dati globale dipende da cavi di comunicazione sottomarina: un milione e mezzo di chilometri in esercizio consente «il 99% del traffico internet mondiale»
- Cresce l’importanza dei cavi anche per il trasporto dell’energia elettrica, magari da fonti rinnovabili, tra Paesi e regioni continentali
Tutto questo vale a maggior ragione nel Mediterraneo: è un crocevia tra tre continenti ed è «particolarmente popolato da infrastrutture critiche». Dunque, il dominio strategico subacqueo ha «rilevanza significativa»: in forte aumento «le attività di intelligence, sorveglianza, difesa e deterrenza», ma sono elementi che «richiedono una focalizzazione industriale dedicata».

Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri
Così il commento di Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri: «Questa operazione rappresenta una trasformazione industriale storica per Fincantieri, che crea un campione internazionale della subacquea, grazie alla completa integrazione lungo la catena del valore di tecnologie, competenze e capacità operative. Queste acquisizioni ci consentono inoltre di accelerare nell’attuazione del piano industriale, rafforzando in modo significativo la redditività e valorizzando un mercato in forte espansione, dove la componente dual-use è destinata a diventare sempre più rilevante. Abbiamo inoltre scelto di valorizzare la continuità industriale delle società acquisite, mantenendo i management team esistenti, perché riteniamo che competenze ed “execution” siano un elemento essenziale della crescita del gruppo».











