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Patatrac? Quello scontro sul piano…

LIVORNO – Veramente difficile, per chi non crede nel “pane & politica” fine a se stesso, capire che cosa stia succedendo intorno al piano regolatore del porto che dopo oltre mezzo secolo di chiacchiere è arrivato alla soglia dell’approvazione finale.
[hidepost]Una soglia che negli ultimi giorni sembra improvvisamente tornata negli abissi siderali per il “niet” ormai apertamente dichiarato dalla maggioranza del Comune di Livorno, guidata dal sindaco Filippo Nogarin. E con la riaffermata volontà di Firenze di tirar dritto, volente o nolente il Comune.
Che siano buone, o addirittura ottime, le intenzioni dei “pentastellati” che proclamano di battersi per un piano regolatore migliore, il risultato ad oggi è che si rischia il più tragico patatrac della storia del nostro porto. Buone intenzioni? Le vie dell’Inferno – recita un vecchio detto – sono lastricate di buone intenzioni. Ed è difficile che per primi coloro che oggi reggono le sorti della città di Livorno – e quindi della sua economia, che ha nel porto il fulcro, peraltro anch’esso traballante – non capiscano come bloccando l’iter del piano regolatore, contestando quella Piattaforma Europa che rappresenta l’unica chance di non rimanere un porticciolo di serie C, non si lavora per il meglio, ma per il declino. Perché se anche il piano fosse approvato “manu militari” dalla Regione, il Comune avrebbe tante possibilità di mettergli il bastone tra le ruote nelle singole fasi attuative.
L’impressione poi è che la guerriglia scatenata contro il piano regolatore del porto abbia come veri obiettivi due elementi della politica: uno sgambetto alla rielezione di Enrico Rossi alla presidenza della Regione Toscana (Rossi si è speso in prima persona per il piano regolatore del porto e per la piattaforma Europa); e un’ipoteca sulla presidenza dell’Autorità portuale, facendosi forti con la moribonda legge 84/94 che impone le “terne”.
Nogarin e i suoi sanno bene che anche se Lupi cedesse alle pressioni di non commissariare Livorno come ha fatto con tutti gli altri porti in scadenza (Palermo a parte: ma si sa che in Sicilia hanno argomenti ai quali è difficile dire di no…) la Port Authority difficilmente avrebbe un presidente voluto dai “5 Stelle”. Però il gioco allo sfascio è possibile, anzi facile, puntando anche sulle incertezze (per non dire le faide) all’interno di un Pd lacerato sia in ambito locale che nazionale. Lo si è visto lunedì scorso con il risultato (pressoché platonico) dell’incontro convocato in Provincia proprio per cercare un accordo sulle “terne”.
Si è citato spesso, in questi giorni, il “caso Monassi” di Trieste, dove la governatrice della Regione Debora Serracchiani aveva chiesto (e ottenuto) la testa della presidente dell’Authority Marina Monassi, già fucilata dalle istituzioni territoriali che non l’hanno inclusa nelle terne. Terne non richieste dal ministro, esattamente come è (fino al momento in cui scriviamo) per Livorno. Tra Lupi e la Serracchiani il braccio di ferro su Trieste si è chiuso come noto con un compromesso: Lupi l’ha vinta sul commissariamento, la Serracchiani sul nome da lei sostenuto, quel D’Agostino che il ministro avrebbe designato come prossimo commissario (vedi in questo stesso giornale). Non è un mistero che a Livorno c’è chi sperava che Lupi accettasse le pressioni della governatrice e nominasse subito un presidente a Trieste per creare un precedente capace di imporre un presidente (un nuovo presidente?) a Livorno, invece del commissariamento in base alla prassi fino ad oggi adottata dal ministro.
I prossimi giorni dovranno necessariamente chiarire strategie, tattiche (e relativi colpi bassi) su Livorno. I primi incontri, con la giunta della Camera di Commercio di ieri, si sono risolti praticamente facendo “melina”. Quasi certo a questo punto il commissariamento anche di Livorno. Assai probabile che Lupi prenda tempo, dando un tributo a quanto fatto specie negli ultimi tempi, nominando commissario il presidente uscente, Giuliano Gallanti.
Ma il futuro, anche quello prossimo, dicevano i saggi antichi che è sulle ginocchia di Zeus…

* * *

Che i “grillini” cerchino di mettere i bastoni tra le ruote all’iter della piattaforma Europa e del piano regolatore del porto – qualcuno li sta definendo i kamikaze forse non completamente consapevoli per l’economia marittima livornese e più in generale toscana – lo si evince anche dalla mobilitazione che si è allargata a Pisa. Dove anche i Pd non stanno brillando né per acume politico, né per solidarietà con il porto livornese. Si dirà che un ordine del giorno sui “timori ambientali” non si rifiuta a nessuno: e che la convocazione, in queste ore, delle “commissioni ambiente” dei due Comuni nemmeno. Ma se dovesse nascere uno strutturato movimento alla “no Tav” anche contro la Darsena Europa, saremmo al punto di non ritorno. E alla conferma che per far dispetto alla moglie – come dice la vecchia battuta – c’è chi è disposto a tagliarsi gli attributi.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
14 Gennaio 2015

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